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Grilli e formiche, ma anche alghe e cibi costruiti in laboratorio: il Parlamento Europeo ha approvato le nuove regole per l’introduzione e la vendita di alimenti non “usuali” destinati alle nostre tavole.
Il 28 ottobre 2015 il Parlamento Europeo ha dato il via libera ad un’insieme di leggi con lo scopo di svecchiare la regolamentazione dei cosiddetti novel food, una categoria alimentare sulla quale non si legiferava da quasi 20 anni. L’11 novembre è arrivato anche il parere positivo del Consiglio Ue e la normativa entrerà quindi in vigore.

Ma quali sono i cibi che possono rientrare nella categoria dei novel food?
Rientrano sotto questa dicitura tutti quei prodotti alimentari che, prima del 15 maggio 1997, la data di adozione del vecchio regolamento, non venivano consumati in modo significativo all’interno dell’Unione Europea; di conseguenza qualsiasi cibo, ma anche tecnica di produzione o trattamento o tecnologia in campo alimentare, come per esempio la pastorizzazione ad alta pressione dei succhi di frutta o ingredienti nanomateriali (additivi, aromi), che influisce su proprietà nutrizionali e che non era diffuso o conosciuto nel 1997 è da considerarsi novel food.

Nel catalogo “novel” ritroviamo, anche, tutti quei prodotti o ingredienti costituiti a partire da microrganismi, funghi e alghe, prodotti che non sono di consumo abituale anche se oggi trovano sempre più spazio sulle nostre tavole; mentre Ogm e carni clonate non rientrano nel novero dei novel food.

Uno degli alimenti che entrerà a far parte dell’elenco dei novel food è proprio quello più lontano dalla nostra concezione di buono e commestibile: gli insetti.
Gli studiosi sono d’accordo nell’affermare che, se da una parte nel 2050 la popolazione mondiale crescerà fino ad arrivare a 9 miliardi, dall’altra a questo aumento non corrisponderà uno sviluppo dell’agricoltura (che dovrebbe essere pari del 60%) tale da poter sfamare tutti, ma le criticità emergono soprattutto per quanto riguarda la produzione di proteine animali, visto il peso degli allevamenti – principalmente quelli bovini – sulle risorse energetiche e idriche. Per questo l’Unione Europea ha stanziato un finanziamento di 3 milioni di euro per ogni paese membro che incoraggi l’uso degli insetti in cucina.

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La Commissione Europea sta valutando lo sviluppo di politiche in materia di nuovi prodotti alimentari e mangimi che introducano l’uso di insetti come alimenti o mangimi e ha chiesto il parere scientifico dell’Efsa (European Food Safety Authority – l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), un ente composto da un panel internazionale di scienziati e ricercatori indipendenti, che si occupa di valutare e comunicare eventuali rischi legati all’alimentazione, mentre la Commissione ne gestisce l’approvazione e l’eventuale rischio che questa approvazione comporta.

L’Efsa ha affermato: “L’uso di insetti come fonte di alimenti e mangimi ha, potenzialmente, importanti benefici per l’ambiente, l’economia e la sicurezza della disponibilità alimentare. Si segnalano come specie di insetti con maggior potenziale d’uso come alimento o mangime nell’Unione europea mosche, larve della farina, grilli e bachi da seta”.

Il tema insetti cibo del futuro ha suscitato l’interesse internazionale al punto che la Fao ha elaborato un documento che riguarda gli insetti edibili, in cui l’agenzia ne incoraggia il consumo, sia per combattere la carenza di cibo nel mondo sia per farne il nuovo nutrimento del pianeta.

Il discorso però non si limita al solo aspetto umanitario e ambientale ma è oggetto di vere e proprie sperimentazioni condotte da un crescente numero di chef, tanto da farne un trend gastronomico che spazia dallo street food alla ristorazione gourmet. Un esempio importante può esserlo il giovane chef sardo Roberto Flore, conosciuto per il suo impegno come head chef al Nordic Food Lab dell’università di Copenaghen:”C’è un mondo di culture e tradizioni, ma soprattutto di gusto, che noi ancora non conosciamo”.

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