venerdì, 5 Giugno 2020

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Selfie mania: anche gli animali vittime dell’autoscatto

“Ancora questi selfies? E basta!”

In molti la penseranno così: la moda dei selfies – che più che una moda è diventato ormai un mix tra narcisismo, manie di protagonismo e instabilità mentale – sembra non voler proprio finire. Alle numerose varianti del più famoso degli autoscatti se ne aggiunge anche un’altra, questa volta molto più ironica e divertente e, sicuramente, surreale. Si tratta di selfies di animali.

Sembrerà strano, questo è vero, eppure è la realtà: anche gli animali si fanno i selfies. È un’idea del National Geographic che, per la sua ultima campagna pubblicitaria, con l’aiuto dell’agenzia brasiliana di photo stock Diomedia, ha deciso di creare una serie di annunci stampa simpatici.

Protagonisti di questi divertenti selfies un panda, un koala, un gorilla, un orso e un canguro; gli annunci mostrano degli adorabili animali che si fanno selfies in bagno, imitando il comportamento umano, diventato ormai peggio di una malattia.

L’idea è sicuramente molto originale, gli animali vengono disegnati con espressioni molto “umanizzate” e l’effetto realistico è assicurato. Un piccolo messaggio scritto in Capital sul fondo della pagina per lanciare un appello. Il risultato è garantito e in poco tempo le foto hanno fatto il giro del web e dei social più conosciuti.

Ecco il video in cui viene raccontato il processo di ideazione e realizzazione del progetto riuscitissimo.

http://www.youtube.com/watch?v=3m90GaSZv2k

[Credits: cargocollective.com/silviomedeiros/Diomedia-NatGeo]

Cani bagnati, musi esilaranti (FOTO)

Sophie Gamand, fotografa francese residente a New York, ha impegnato questi ultimi quattro anni nella realizzazione di un book fotografico completamente incentrato sui cani: un progetto ambizioso che rientra in realtà in un suo più ampio studio volto a comprendere meglio le relazioni tra gli esseri umani e i loro fedeli amici a quattro zampe.

Nel suo ultimo lavoro dal titolo Wet Dogs, la Gamand propone così delle immagini davvero buffe in cui una serie di cani vengono immortalati nel momento di più grande vulnerabilità, quello del bagno: dei ritratti di cani bagnati estremamente divertenti che le è stato possibile realizzare grazie all’aiuto dell’addestratore professionista Ruben Santana, originario del Bronx. Immortalati un secondo dopo essersi scrollati l’acqua di dosso, i cani della Gamand appaiono colti in una condizione di evidente disagio: nelle foto traspaiono in maniera evidente i caratteri di ognuno di loro, dal più contrariato al più avvilito, fino al più vendicativo.

Affascinata e incuriosita dalle dinamiche di addestramento dei cani, Sophie Gamand si propone di analizzare nel corso della sua opera le differenze e le somiglianze che intercorrono tra esseri umani e animali, soffermandosi sul particolare che, a suo avviso, i cani hanno smesso di essere propriamente animali già da tempo, quando cioè hanno acquisito attitudini umane che li hanno resi appunto animali domestici.

Il book fotografico Wet Dog ha vinto il primo premio nella categoria “Ritratti” nell’ambito dei Sony World Photography Awards del 2014: le foto qui proposte saranno incluse in una raccolta che sarà pubblicata dalla Grand Central Publishing nel 2015.

Poppy: il gatto più vecchio del mondo

Poppy è stata ufficialmente riconosciuta come il gatto più vecchio del mondo, dopo aver compiuto 24 anni – corrispondenti a 114 anni umani. Nata nel febbraio del 1990, durante lo stesso periodo in cui Nelson Mandela venne rilasciato dalla sua prigionia, la micia tartarugata ha salutato nell’arco della sua vita ben 5 Primi Ministri britannici. Attualmente, però, è una gracile vecchietta che trascorre gran parte del suo tempo rilassandosi dentro casa.
Poppy, rientrata nel Guinness dei primati, è di appena un anno più giovane del giapponese Misao Okawa, l’uomo più vecchio del mondo, e ha conquistato il suo attuale titolo dopo la morte di Pinky, un gatto del Kansas passato a miglior vita l’anno scorso all’età di 23 anni.

A Poppy, che all’oggi vive a Bournemouth nel Dorset, venne originariamente dato il nome Popsy dai suoi due primi padroni: successivamente, all’età di cinque anni, fu adottata da Marguerite Corner e da sua figlia Jacqui, che la portò poi con sé a vivere con suo marito Andy West. Dopo aver avuto due figli – Joe di undici anni e Toby di otto -, la coppia ha anche adottato altri quattro gatti, due conigli e un criceto, con cui Poppy convive pacificamente perché, nonostante sia sorda e cieca, continua a essere lei il capobranco: se, per esempio, uno degli altri gatti prova a rubarle del cibo dalla ciotola, lei parte all’attacco mordendogli un orecchio.

La gente chiede spesso a cosa sia da attribuire la longevità di Poppy“, dice Jacqui, “personalmente, credo che si debba alla dieta che conduce e all’esercizio fisico. Difatti, si tiene in forma passeggiando in giro e mangia molto: croccantini a colazione e cibo in scatola nel pomeriggio. Ma quello per cui ha un debole è il cibo da asporto: qualche volta le diamo pezzetti di alette di pollo, fish-and-chips e anche un po’ di kebab“.

Jacqui scrisse al Guinness dei primati non appena Poppy compì 24 anni, richiedendo di partecipare alla categoria “Il gatto più anziano ancora vivente”: la sua segnalazione è, poi, stata verificata e Poppy si è confermata effettivamente come il gatto più vecchio del mondo. Eppure, resta imbattuto il record della storia conseguito ad Austin in Texas: quello di Creme Puff, un gatto incredibilmente vissuto per ben 38 anni e tre giorni.

L’incredibile storia di una leonessa e di un cucciolo di babbuino(FOTO)

dailymail.co.uk

Una leonessa, infastidita da un gruppo di babbuini, prima ne uccide una di loro, poi gioca con il suo cucciolo. Tutto è successo al Selinda Camp, nel nord di Botswana ed è stato ripreso dagli scatti del fotografo Evan Schiller.

Mentre si trovava nel campo insieme alla moglie e ad un gruppo di appassionati di grandi felini, il fotografo ha notato come un leopardo ha cominciato ad agitarsi a causa della presenza su di un vicino albero di un numeroso gruppo di babbuini, nemici secolari dell’animale.

I primati poi hanno iniziato a loro volta ad urlare e a dimenarsi: due leonesse erano infatti spuntate improvvisamente dai cespugli e li avevano puntati, graffiando l’albero sul quale si trovavano per incutergli ancora più timore.

Non sapendo come uscire da questa pericolosa situazione, tre coraggiosi babbuini hanno tentato un’impresa disperata: scendere da quell’albero e raggiungerne uno più alto e protetto. Due di loro sono riusciti nell’impresa. Una terza invece non c’è l’ha fatta, ed è stata aggredita e uccisa da una leonessa. Una scena cruda ma tutto sommato abituale se si considera la legge del più forte che domina in questi ambienti.

Ma a questo punto c’è stato un colpo di scena: Schiller e il resto del gruppo si sono infatti accorti che la babbuina uccisa portava attaccato al petto un cucciolo. Il piccolo babbuino, resosi conto della rischiosa e delicata situazione in cui si era suo mal grado venuto a trovare, ha provato a fare di tutto per salire su un albero e mettersi così in salvo. “Ma non aveva ancora la velocità e l’agilità padronanza”, ha osservato giustamente Schiller.

Così è stato notato da una delle leonesse. Il destino del cucciolo sembrava ormai segnato, quando il grosso felino ha sorpreso tutti: anzichè divorare il piccolo babbuino, la spietata leonessa che poco prima ne aveva ucciso la madre prima ha giocato un pò con il piccolo e poi lo ha preso con molta delicatezza fra le sue fauci e lo ha messo a terra di fronte a se.

A questo punto il cucciolo ha cercato di succhiare il petto del felino, che lo ha tranquillamente lasciato fare. Il lieto momento non sarebbe durato ancora a lungo, ma grazie all’arrivo di due leoni le leonesse si sono distratte e il padre del cucciolo è riuscito a trarlo in salvo su di un albero.

E di fronte a questo spettacolo ancora una volta non possiamo fare altro che rimanere stupiti e affascinati dai piccoli e grandi “miracoli” che la natura ci offre.