martedì, 16 Aprile 2024

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Come combattere il caldo: i rimedi dal Giappone – parte 1

Come combattere il caldo? È la domanda che domina le nostre giornate, ma immaginate se facesse ancora più caldo o se fosse più intenso, come si potrebbe fare? Questa è l’estate orientale, infatti in Giappone, Cina e Corea fa molto più caldo che qui. Come fanno a sopravvivere? Prendiamo spunto dalle loro idee.

Come combattere il caldo secondo i rimedi giapponesi

Come combattere il caldo in Giappone? Anche se non dovete fare un viaggio fin lì, i loro rimedi contro il caldo possono essere molto utili anche qui.

I giapponesi hanno sempre dei ventagli (sensu) con loro, che sono ripiegabili, di carta o tessuto, ma negli ultimi anni preferiscono dei piccoli ventilatori a batteria portatili.

Di giorno tengono persiane e tende chiuse, per non far entrare il calore, aprono tutto la sera soprattutto se si alza la brezza. Questo arrivo della brezza è segnalato dai furin, ovvero quelle campanelle che si appendono vicino agli ingressi o alle finestre e che si muovono con il vento.

Rinfrescano gli esterni con l’acqua, l’entrata, i cortili ed i vialetti di accesso, nel tentativo di mitigare il caldo rovente.

I giapponesi si vestono leggeri, con indumenti in cotone, d’estate usano soprattutto lo yukata che è molto traspirante.

Come si fa a non sentire caldo secondo i rimedi giapponesi

Come combattere il caldo con i rimedi giapponesi?

La gratinata è la vostra alleata, la versione giapponese è il kakigori composto da ghiaccio tritato aromatizzato con sciroppi a vari gusti.

È utili tenere in casa un piccolo asciugamano, che avrete spruzzato con acqua fredda (va bene anche se lo mettete in frigo) per detergere il sudore. In giapponese si chiama tenugui.

Cerotti rinfrescanti, si possono applicare su gambe e piedi affaticati e si comprano su internet.

Mangiare anguria fredda e bere mugicha, ovvero acqua fredda e orzo, top rimedio contro il caldo!

I giapponesi in estate amano mangiare piatti freddi come la zaru soba ma credono che il modo migliore per combattere il caldo sia mangiare dei ramen piccanti con brodo bollente, si suda tantissimo ma dopo non si sente più il caldo.

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Mike Reiss smentisce la fake news: non ci fu nessuna profezia dei Simpson sul Titan

Si è diffusa da poco una fake news: in una puntata, i Simpson, avevano profetizzato il disastro del Titan.

Ma stavolta non è vero e lo ha confermato lo stesso produttore Mike Reiss, che invece a vedere il Titanic ci è andato sul serio.

Fake news smascherata: i Simpson non hanno profetizzato il disastro del Titan

Successo il disastro del Titan, qualcuno ha pensato bene di andare a riguardarsi la serie dei Simpson, per cercare profezie.

È stata dunque presa una puntata in cui Homer va sul fondo del mare con un sottomarino, ed è stata spacciata per profezia.

In realtà la puntata in questione parla di Homer, ed un presunto padre biologico, che vanno in cerca di un tesoro sul fondo del mare. Ma Homer si perde inseguendo una luce e rimane bloccato sopra un corallo, si sveglia poi in ospedale. La puntata nello specifico è “Homer’s Paternity Coot”, episodio del 2006, e non c’è nessuna profezia riguardo al Titan, si tratta infatti di contesti e situazioni totalmente diverse.

Lo ha anche confermato il produttore Mike Reiss.

Mike Reiss smentisce tutto: nessuna profezia dei Simpson sul Titan

A confermare la fake news riguardo i Simpson ed il Titan ci ha pensato il produttore Mike Reiss.

“Abbiamo scritto quell’episodio perché il film ‘Crimson Tide’ era appena uscito. Non abbiamo previsto il futuro” ha dichiarato.

Mike Reiss ha anche raccontato di aver visto il Titanic, aveva infatti partecipato ad un’immersione pagamento organizzata sempre dalla OceanGate Expeditions per vedere i resti della nave.

Ha raccontato che gli hanno “fanno firmare una rinuncia che descrive tutti i modi con i quali potresti morire” e che anche allora ci furono problemi. La bussola aveva iniziato a girare in modo irregolare, il Titanic era lì eppure non lo vedevano e c’erano difficoltà di comunicazione con l’esterno. Alla fine per fortuna è andato tutto bene, hanno visto il Titanic e sono riusciti a risalire.

Titan imploso: disastro annunciato, era sperimentale

Non c’è più nessuna speranza per il Titan, gli aggiornamenti fanno capire che tutte le possibilità di ritrovare i 5 passeggeri vivi sono sfumate.

Ma la questione non si conclude certo qui, si è scoperto che si trattava di un disastro perfettamente evitabile. Vi spieghiamo perché.

Aggiornamenti sul Titan: ritrovati i resti, è imploso

Sono stati ritrovati alcuni detriti del mezzo, nei pressi del Titanic. I rottami fanno pensare ad un’implosione del Titan, che non avrebbe retto alla pressione. Non ci sono più speranze, i 5 passeggeri a bordo sono stati dichiarati morti.

I detriti sono stati scoperti da Rov della Horizon Arctic, un veicolo a comando remoto.

È stata chiarita la questione dei rumori che si sentivano, inizialmente si credeva che fossero i passeggeri che picchiavano sulle pareti ma è stato poi accertato che si trattasse di rumori del fondo del mare.

Titan imploso: disastro annunciato, era sperimentale

Si sono apprese, nelle ore successive al disastro, che il Titan era sperimentale e non era affatto sicuro.

L’azienda sapeva tutto, gli esperti di sommergibili avevano avvisato OceanGate nel 2018 mettendoli in guardia sui rischi dell’uso di quel mezzo.

David Lochridge, pilota di sottomarini e sommozzatore scozzese, aveva lavorato per OceanGate  proprio al Titan ed aveva diffuso le sue preoccupazioni per il fatto che fossero stati usati materiali scadenti e tecnologia non adeguata (il sottomarino era comandato da un gamepad) e soprattutto sul fatto che non ci fossero sistemi di sicurezza.

Lochridge sosteneva che il portello di osservazione era stato costruito per sostenere una pressione certificata di 1.300 metri e che quindi a 3.800 metri non sarebbe mai arrivato. E difatti è imploso.

OceanGate ha licenziato e denunciato Lochridge, ma ha anche fatto firmare una liberatoria ai passeggeri ormai morti perciò era perfettamente consapevole che Lochridge dicesse la verità.

La maledizione del Titanic è vera: sparito sommergibile con turisti

Ma allora la maledizione del Titanic esiste davvero? L’ultimo terribile episodio che si è verificato ce lo fa pensare.

Dei turisti ricchissimi pagano per poter andare a fare un’escursione nelle profondità del mare.

Meta: il Titanic.

All’improvviso il sommergibile sparisce nel nulla.

La maledizione del Titanic ha colpito: corsa contro il tempo per salvare i turisti

La maledizione del Titanic ha colpito: 5 persone hanno pagato 250 mila dollari a testa per vedere il relitto, ma sono sparite improvvisamente.

Il sommergibile che le trasportava è attualmente disperso nell’Atlantico settentrionale, si era immerso domenica e due ore dopo è sparito dai monitor, ad una profondità di quasi 4000 metri.

L’imbarcazione ha un’autonomia di 96 ore per un equipaggio di cinque persone e Mauger ha dichiarato lunedì pomeriggio di ritenere che l’imbarcazione avesse ancora 70 o più ore di ossigeno residuo.

Pare che all’interno ci sia l’aviatore e turista spaziale Hamish Harding, 58 anni, miliardario e amministratore delegato della società di vendita di jet privati Action Aviation con sede a Dubai. A bordo anche Stockton Rush, CEO e fondatore di OceanGate Expeditions. Ma le società si rifiutano di dare conferma.

La maledizione del Titanic: si cerca il sommergibile sparito nel nulla

La maledizione del Titanic esiste davvero? Dopo il fatto che vi abbiamo raccontato è difficile non crederlo.

Il sommergibile si sta cercando in tutti i modi, in profondità, in superficie, con ricerche aeree ma non ci sono tracce.

Il Titanic affondò nel 1912 dopo essersi scontrato con un iceberg e vi persero la vita 1.500 persone.

Visto che il mistero affascina molto, la OceanGate Expeditions ha deciso di organizzare viaggi di sette giorni per poter vedere il relitto, per la modica cifra di 250mila dollari. Ma nessuno di loro aveva ipotizzato che una maledizione potesse essere legata a quella nave.