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Atene: nasce il primo caffè dove si legge il futuro

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Nasce ad Atene il primo caffè dove è possibile affidarsi al sapere divino di chi pratica la tasseografia: l’arte di leggere il futuro attraverso i fondi di caffè, o di tè.

L’idea è stata lanciata da Mairi Kontolouri, una giornalista che ha aperto il caffè “To Flitzani” (in greco “La Tazza”), nel quartiere ateniese di Peristeri.
L’idea di Mairi Kontolouri è una trovata marketing a dir poco geniale, in un momento in cui tutto il mondo, da sei anni a questa parte, sopravvive alla crisi aggrappandosi ad ogni possibile soluzione ai propri problemi, soprattutto di natura finanziaria.

La pausa caffè è quel momento a cui nessuno intende rinunciare, in qualsiasi parte del mondo ci si trovi. E creare un binomio tra l’aroma più amato al mondo, e la possibilità di scoprire – attraverso quest’ultimo – cosa ci riserva il domani, si è rivelato ad Atene un business fiorente.

La tasseografia, infatti, è una pratica che risale al 16º secolo.
Nota come pratica popolare, questa viene svolta per lo più in casa, affidandosi ad un indovino in grado di decifrare le sagome create dal caffè macinato, o dalle foglie di tè che rimangono sul fondo della tazza.
E le persone che sono disposte a spendere soldi nella speranza che gli venga predetto un futuro migliore sono sempre di più, oggi che la parola futuro desta incertezza e timore.

Rendere legale, quindi, una credenza antica come la tasseografia, significa donare speranza e certezza a tempo stesso: i clienti del To Flitzani potranno conoscere il proprio futuro, affidandosi adesso a veri e propri professionisti. E i loro presagi sembrano essere al quanto soddisfacenti.

“Ritengo di aver ridato vita alla tradizione del vecchio gruppo di amiche che si incontravano per scambiarsi pettegolezzi, ma qui vengono anche molti uomini”, ha dettola giornalista in un’intervista.
“Il locale e le attività culturali che organizziamo sono sempre al completo – ha spiegato – e ci sono anche persone disposte a seguirci per un giorno in una gita in campagna pur di avere la possibilità di conoscere il loro futuro. Ritengo che To Flitzani e la tasseografia siano una sorta di centro benessere dove la gente viene per diventare allegra e scordarsi delle preoccupazioni. E, in più, tutti i nostri clienti sono molto soddisfatti degli indovini e dei loro presagi per il futuro”.

Del resto, se è vero che per una chiacchiera amichevole ci si reca al bar, è altrettanto vero che davanti ad una buona tazza di caffè il sapore del nostro futuro può risultare meno amaro.

Paese che vai, gesti che eviti

Chi viaggia all’estero è spesso ignaro di quali siano i costumi abituali del Paese che visita: una leggerezza che può costare figuracce senza uguali. Un semplice “ok” può trasformarsi in un insulto vero e proprio: a Rio de Janeiro, per esempio, unire indice e pollice in segno d’approvazione è qualcosa di davvero offensivo e in Inghilterra mostrare indice e medio – all’apparenza la classica V pacifica – col dorso rivolto verso l’interlocutore è gesto analogo a sollevare il ben più offensivo dito medio.

Ad essere spesso frainteso è anche il contatto fisico, che in alcune nazioni diventa addirittura sinonimo di invadenza.
Così, se in Italia o in Francia mantenere il contatto sia visivo che fisico con l’interlocutore è di gran lunga preferibile allo starsene impalati con le mani in tasca, in Cina o in Germania un atteggiamento del genere sarà senz’altro fonte di disagio, per non parlare della Nigeria dove guardarsi negli occhi è pura sfacciataggine. Attenzione anche alle effusioni amorose, da evitare a meno che non si abbia la certezza che sbaciucchiarsi in pubblico sia una cosa all’ordine del giorno nel luogo in cui si soggiorna.

I modi da tenere a tavola rappresentano un altro aspetto molto variabile da cultura a cultura: il galateo dei paesi mediorientali, per esempio, prevede che non solo non si poggino i gomiti sul tavolo, ma che addirittura non si tocchi niente con la mano sinistra (perché indice di sozzura).
In Francia, è bene appoggiare la propria fetta di pane sul tavolo e non sul piatto. Sorseggiare rumorosamente la zuppa in Giappone è qualcosa per cui nessuno batterà ciglio, ma farlo in Cina ci renderà i peggiori commensali mai visti.

Non solo il mangiare, ma anche il bere può sottostare a etichette diverse: se un russo ci offre della vodka, non c’è altra scelta se non accettarla e scolarcela immediatamente.
Analogamente, anche in Giappone il sakè non va mai rifiutato. In alcuni Paesi, tra cui la Svizzera, non si può iniziare a bere se non si è formulato il brindisi. Ma ogni nazione può presentare rituali differenti a cui attenersi, rituali che regolamentano la direzione da seguire quando si serve da bere, l’ordine dei bicchieri da riempire e persino la mano (destra o sinistra) con cui sorreggere il proprio drink.

Anche la mancia è un costume piuttosto ambiguo: mentre in Italia, in Francia o in Germania non si tratta che di un’attenzione “extra” legata soltanto all’eccezionale qualità del servizio, in America non ci si alza mai da tavola senza aver lasciato al cameriere almeno il 15% del totale che si è speso.

Insomma, l’educazione è anche una questione di gesti: parlare con le mani in tasca è qualcosa di davvero sgarbato in Svizzera, incrociare le caviglie è assolutamente sconsigliabile in Perù, vietato accavallare le gambe o mostrare la pianta dei piedi nei Paesi arabi, e così all’infinito.
Eppure, destreggiarsi tra tutte queste diversità culturali (talvolta davvero incomprensibili) si può: ricordarsi di imparare le più semplici frasi d’interazione nella lingua del Paese visitato (da “salve” a “scusi” a “dov’è il bagno”) ci ingrazierà sempre gli autoctoni, che così non guarderanno a noi come a degli anonimi stranieri ma come a dei potenziali amici, qualsiasi sia la nostra provenienza.

Da sopra le lenzuola a Instagram: ecco #aftersex

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Dagli utenti di Instagram arriva l’ultima selfie mania: #aftersex posizionarsi davanti allo schermo del proprio smartphone.

Esatto. Dopo aver fatto l’amore. In istantanea, ci si pone davanti allo schermo del proprio smartphone per effettuare un autoscatto del momento che – in teoria – dovrebbe essere quello più intimo in una coppia. L’hashtag è #aftersex e la foto finisce immediatamente con l’essere postata sull’App più popolata tra tutte, e dove essere seguiti è un attimo.

Instagram infatti, raccoglie milioni di fotografie tutti i giorni.
Attraverso queste sembra di entrare nella vita dei nostri seguaci: ce li ritroviamo a tavola con noi a ora di pranzo, sappiamo cosa indossano quando la sera escono con gli amici, il giorno in cui si sono laureati, e quello in cui la nonna compie gli anni.
Sappiamo – quindi – che per alcuni degli utenti Instagram, e social annessi, non esistono più ricordi preziosi, e da custodire con parsimonia. Le foto-ricordo dei nostri amici di rete, sono un po’ quelle di tutti.

Fatta eccezione per pochi momenti intimi, si poteva pensare fino a poco fa.
Adesso basta digitare l’hashtag #aftersex per ritrovarsi difronte ad un’innumerevole quantità di fotografie che ritraggono coppie scomposte, dai capelli in disordine, e dal sorriso provato. Quasi come se davanti alla fotocamera del proprio smartphone ce li avesse messi qualcun altro.

E come ogni tendenza dettata dal web che si rispetti, anche questa mania che arriva da sopra le lenzuola è diventata virale in men che non si dica.
Se incappate in lenzuola disfatte e capelli arruffati, si tratta dell’ultima trovata 2.0, condividere col web un autoscatto #aftersex.

Una ragazza finisce in un tombino per salvare il suo Blackberry

Credit Photo: Twitter

Mettere a rischio la propria vita per salvare quella del proprio cellulare

Succede nel Kent, e l’eroina in questione si chiama Ella Birchenough.
Aveva appena chiuso una telefonata quando, nel tentativo di riporlo, il cellulare le cade dalla tasca e finisce in un tombino. La ragazza non esita un attimo e si cala giù per le fogne sperando di recuperare il suo Blackberry.
Secondo i passanti, Ella non era per nulla intimorita: “non mi succederà nulla, dopo andrò a casa a lavarmi, piuttosto devo recuperare il mio cellulare” continuava a ripetere.

Cosa non si fa per il proprio cellulare?
Oggi giorno – a quanto pare – è difficile immaginare di poter gestire la propria vita senza avere a portata di mano il nostro cellulare. Un po’ come accadeva una volta con gli amici fidati, oggi per il proprio cellulare si rischia la vita, si blocca il traffico di una contea dell’Inghilterra, e si resta bloccati nelle fogne della città.

La storia di Ella ha avuto un risvolto tragicomico: nel tentativo di recuperare il proprio cellulare, Ella è rimasta bloccata nelle fogne, e si sono verificati vani i tentativi dei passanti di aiutarla a risalire: sono dovuti andare in suo soccorso un team di vigili del fuoco.
La ragazza è uscita indenne dalla discarica. Inutile dire che il Blackberry di Ella era ormai completamente distrutto.