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Internet is the new black (FOTO)

credits: wired.it

Alcuni di noi non erano nemmeno nati quando si parlava di ASL. E nemmeno quando i genitori più impauriti temevano che fosse necessario un trattamento sanitario obbligatorio per i propri figli la cui vita stava venendo prosciugata da quel mostro digitale di Internet. Tutti quegli adulti agitati erano già pronti a portare i loro figli all’ Azienda Sanitaria Locale, perché sì, la loro dipendenza doveva pur essere curata in qualche modo. Eppure, cari genitori, quella sigla aveva davvero poco a che fare con i camici bianchi dei medici.

ASL: Age/Sex/Location. Quando si iniziava una conversazione su un social network questa sigla era sempre il primo messaggio che veniva inviato. Poche informazioni, oltre al nome, solo l’età, il sesso e il Paese di provenienza. Erano i primi passi fatti nel mondo delle relazioni a distanza, iniziate (e pure finite) attraverso uno schermo.

Oggi, però, una cosa a quegli adulti impazienti di curare i propri figli, dobbiamo riconoscergliela: ci avevano visto lungo, anzi, lunghissimo. Perché anni dopo l’avvento di Internet e dei suoi linguaggi, alcuni andrebbero davvero curati: quelli che la popolazione incredula definisce i “temerari del web”. Dire di chi si tratta non è complicato: sono quelli che, anche nel parlato, utilizzano sigle che dovrebbero essere relegate al mondo online. Tipo quelli che invece di scrivere -o, nei casi più estremi, invece di dire- “per quanto ne sappia”, così, nel mezzo di un discorso, anche uno serio, usano un mai visto “AFAIK”, che è “as far as I know”. E tu resti così, a metà tra lo sbigottimento e la risata soffocata. Non sai se ammettere di non sapere cosa sia questa parola appena pronunciata o se fingere candidamente di non aver sentito bene.

Ecco, per evitare di rimanere spiazzati durante una conversazione è necessario conoscere le 10 sigle più usate nel linguaggio del web.

1. A.K.A.

credits: wired.it
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Qui siamo nel linguaggio colloquiale americano, ma anche inglese. AKA, abbreviazione per “also known as”, vuol dire “anche conosciuto come”. Tipo quando siete per strada e incontrate una persona che vi sta molto antipatica, alla fine, quando il peggio è passato, vi scappa un “aka Crudelia De Mon”.

2. A.S.A.P.

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Un vostro collega vi ha chiesto di controllare un progetto a cui ha lavorato o, con molto meno impegno, un vostro amico vi ha chiesto di richiamarlo. Alla fine del messaggio, trovate scritto un “asap”, ovvero “as soon as possible”, “quanto prima possibile”. Non certo la cosa più semplice da decifrare.

3. A.T.M.

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“ATM sono un po’ impegnato, ci sentiamo dopo”. La vostra espressione davanti a questo messaggio è una sola: quella di chi si sente improvvisamente spaesato. Non riuscite a capire come un punto ATM per fare un prelievo bancario e l’essere impegnato possano essere collegati fra loro. Ma no, “ATM” sta per “at the moment”, “al momento”.

4. B.F.F.

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Questo è uno dei più ricorrenti. Come didascalia alle foto, tra gli hashtag più usati, nei messaggi: insomma, “BFF” lo trovate un po’ ovunque. La sigla sta per “best friend forever”, ovvero “migliore amico/a per sempre”.

5. C.U.

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Questo vi lascia spiazzati sul serio. Non solo è una sigla inglese, ma è anche formata da un’associazione impensabile di suoni. La “C” sta per “see”, la “U” per “you”. Quando vi salutano così vuol dire che hanno in programma di incontrarvi di nuovo, vuol dire “ci vediamo“. La sigla è spesso accompagnata da una “L” o da una “S” finale, che sta per “see you later”, “ci vediamo dopo” e “see you soon”, “ci vediamo presto”. “C.U” potrebbe anche essere sostituita da “T.T.Y.L”, che vuol dire “parliamo più tardi” da “talk to you later”.

6. F.O.A.F.

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Siete stati invitati da un vostro amico a trascorrere una serata divertente insieme. Dopo aver accettato, l’amico vi scrive un messaggio in cui magicamente compare un “F.O.A.F.”. Siete stati appena avvertiti che all’uscite sarà presente anche un “friend of a friend”, “un amico di un amico”. Sarà per voi una palla al piede o una gradevole scoperta.

7. I.C.Y.M.I

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Questa sigla è difficile anche pronunciarla. La usano i temerari di internet quando devono avvisarci di qualcosa. Deriva dall’inglese “in case you missed it”, “nel caso in cui non lo sapessi”.

8. G.M.T.A

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Per quelli che tentano un approccio da bocciare immediatamente o per quelli che, semplicemente, si sentono in dovere di farci un qualche tipo di complimento, quando la stessa idea è venuta sia a voi che al vostro capo/collega/amico, la sigla scelta sarà “gmta” che è “great minds think alike”, “le grandi menti pensano alla stessa maniera”.

9. G.T.F.O

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Bene, state a sentire, quando ricevete una scritta del genere le cose non sono idilliche quanto sembrano. Chi vi ha mandato questo messaggio non vi sta esattamente invitando a bere un caffè insieme, vi sta piuttosto chiedendo di smetterla, una volta per tutte. È un’espressione che esprime indignazione di fronte ad un’incompetenza lampante ed è l’abbreviazione di “get the f**k out.

10. H.A.N.D.

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È il più carino di tutti e chi lo manda non sta facendo altro che augurarvi una buona giornata. La sigla “hand”, non è esattamente collegata alla mano, ma deriva dall’inglese “have a nice day”.

Cybernews: arriva il selfie volante

Credit: technabob.com

La tecnologia unita alla moda si evolve in modo davvero esagerato. Ce lo può confermare la mania dell’anno, il selfie – foto che ci si scatta con la fotocamera interna dei cellulari – che ha contagiato davvero tutte le generazioni, vip e non.

L’ultima novità arriva dal progetto che vede la creazione di una fotocamera volante, Hover Camera, creata da Meng Qiu Wang, lavoratore presso l’azienda che sviluppa dispositivi robotici, chiamata Zero Zero Robotics. Questo nuovo modello di fotocamera, che verrà presentata a breve, potrà scattare foto senza l’aiuto di braccia o ‘bastoni’ per i selfie. La sua caratteristica fondamentale è, infatti, la sua capacità di volare grazie a quattro eliche e di riconoscere i movimenti del corpo seguendo lo spostamento del volto. Inoltre, grazie al sistema sonar che traccia la sua posizione, evita di colpire gli oggetti circostanti nella fase di volo. Tra le altre funzioni vi è anche quella che riguarda la possibilità di fare una panoramica di un paesaggio a 360°. Insomma, tutto quello che si deve fare è accenderlo e lasciar fare tutto a ‘lui’.

Vediamo, allora, come è composta la Hover Camera: il telaio, che racchiude un circuito di intelligenza artificiale, è in fibra di carbonio – quindi molto leggero e resistente – e pesa meno di 250 grammi; la fotocamera da 13 mega pixel è capace di registrare anche i video in 4k. Wang, inoltre, aggiunge: “ Sul device c’è un hotspot WiFi e con la connessione 4g è possibile postare le foto appena scattate sui social network“.

Purtroppo, bisogna aspettare ancora un po’ prima di poter vedere nelle vetrine questo fantastico oggetto che renderà la vita dei Self-maniaci sicuramente molto più semplice. Nel frattempo, ci si preoccupa di sviluppare e mettere a punto la fotocamera al fine di migliorarla.
Una vera e propria rivoluzione cybernetica per gli amanti della fotografia e, in particolare, dei selfie.

A Londra aprirà il primo ristorante per nudisti

www.lifestar.it

Vi piacerebbe provare un’esperienza primitiva? So che la domanda non è molto chiara, per cui la riformulerò: vi andrebbe di fare qualcosa che vi ricongiunga con le vostre esigenze primordiali?
Il prossimo giugno verrà inaugurato a Londra il Bunyadi, un ristorante rivoluzionario che consentirà ai suoi clienti di mangiare completamente nudi.
L’attività resterà aperta per tre mesi e il suo concept non è basato esclusivamente sul nudismo ma sulla volontà di offrire al pubblico una esperienza primitiva.

I clienti del Bunyadi potranno consumare il proprio pasto a lume di candela, seduti su ceppi d’albero e utilizzando piatti particolari di terracotta.
La disponibilità sarà di circa 46 coperti mentre il menu è ancora sconosciuto; le indiscrezioni sostengono che sarà adatto anche ai vegani.
Di sicuro spogliarsi in pubblico potrebbe comportare qualche imbarazzo, per questo motivo saranno predisposte delle aree in cui potersi denudare lontani da sguardi indiscreti.

Seb Lyall, fondatore della Lollipop (la stessa agenzia che ha realizzato a Londra l’ABQ, il bar-caravan ispirato alla popolare serie tv Breaking Bad) ha dichiarato:
La nostra idea è proporre un’esperienza del tutto liberatoria; le persone avranno la possibilità di passare una serata senza alcun tipo di agenti inquinanti: sostanza chimiche, coloranti artificiali, senza riscaldamento, telefoni, elettricità e, se lo desiderano, anche senza vestiti.
I prezzi si aggireranno intorno alle 60 sterline e le prenotazioni sono già arrivate a 9 mila.

A Londra anche i cani potranno fare il brunch

credits: www.amoreaquattrozampe.it

Se dopo tutti questi anni di stramberie avete pensato che Londra, sogno di milioni di persone in tutto il Mondo, avesse staccato la linea del traguardo finale dell’inventiva umana possibile, la notizia è che vi stavate sbagliando. Quando tutti gli altri Paesi osservano le manie avanguardiste londinesi dal binocolo, oltre il canale della manica non si smette mai di sorprendere.

È proprio nella capitale britannica che nasce il primo café da brunch per i nostri amici a quattro zampe. Eppure nella capitale se ne sono viste di tutti i colori, dai campi picnic per i maialini fino ai bar fatti per le civette. Ma un café per i cani ancora non si era mai visto e, a dire la verità, nemmeno mai pensato. Perché solo alle menti eccelse dei perfetti inglesi poteva sfiorare il pensiero di creare un posto dove far ristorare i nostri cani dopo una passeggiata al parco.

Il ristorante, è strano anche solo a dirlo, prenderà il nome di “Bites and Bones” e i cani potranno mangiare di tutto e di più. Scegliendo tre portate diverse, il loro stomaco affamato sarà preso dall’imbarazzo della scelta tra salsicce con riso nero, bistecca di maiale o costine di agnello, patate dolci e biscotti di burro d’arachidi accompagnati da del gelato. Insomma, un ristorante a tutti gli effetti. A sostenere ciò, la compagnia che si occuperà di tutta la gestione ha ideato anche una sorta di birra “dog-friendly” che disseterà le lingue lunghe dei cani.

Certo ci saranno dei casi in cui tre portate saranno troppo poche per i cani più ingordi ma i padroni provvederanno a comprare loro delle crocchette, che sarà possibile trovare anche nel café. La verità è che noi, da questi inglesi, non possiamo che imparare.