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Le persone ansiose sono le più intelligenti

Credit photo: esseresani.pianetadonna.it

Ansia, preoccupazione ed apprensione sono sinonimo di intelligenza, l’avreste mai detto? Sentimenti che, fin dalla preistoria, sono considerati assolutamente negativi, vengono ad assumere un significato che nessuno si sarebbe mai aspettato.

A fare questa scoperta sono alcuni ricercatori della Lakehead University – nello stato dell’Ontario, in Canada – che hanno messo alla prova un gruppo di 126 giovani studenti, sottoponendoli a test di intelligenza e questionari che analizzavano il loro livello di ansia, preoccupazione e apprensione, ma anche di paura, timidezza e depressione. Tutti sentimenti questi che portano ad un’iperattivazione delle facoltà cognitive, provocando solo pensieri negativi.

Ma, con il loro aumento, sale anche il livello di intelligenza, in particolare quella linguistico-verbale: le persone ansiose sono sì quelle con infinite paranoie, ma anche quelle che parlano e scrivono nel modo più corretto, quelle che riescono a spiegarsi bene e convincere delle proprie affermazioni, quelle che hanno – in generale – una grande padronanza della lingua.

E perché è così? Una prima ipotesi degli studiosi riguarda l’analisi degli eventi: solo le persone ansiose e paranoiche riescono ad avere una visione lucida di ciò che gli accade, e proprio questo li porterebbe a rimuginare su ciò che gli accade.
Altra ipotesi è quella ancestrale: grazie a preoccupazioni e comportamenti apprensivi i nostri avi sono riusciti a sopravvivere, risolvendo – nel miglior modo possibile – i problemi che si trovavano a dover affrontare.

Attenzione però, è vero che ansia è sinonimo di intelligenza, ma non dobbiamo approfittarne: ansia, tristezza e depressione, a lungo andare, portano a risultati non proprio felici. Comportamenti di questo genere abbassano le nostre difese immunitarie ed espongono maggiormente alle malattie.

Facebook Reactions: ecco come personalizzare le funzioni (FOTO)

Credits: www.want.nl

Dal 24 febbraio scorso, Facebook ha stupito tutti con le nuove Facebook Reactions: infatti, oltre al solito “mi piace”, sono state aggiunte altre cinque reazioni per commentare stati, foto e video presenti sul social. Le nuove emoji – Love, Ahah, Wow, Sigh e Grr – sono state inserite per permettere agli utenti Facebook di esprimere al meglio le proprie emozioni.

Le reactions hanno avuto, da subito, un enorme successo, anche se c’è sempre qualcuno che va controcorrente e vorrebbe avere, al posto delle normali emoticons, qualcosa di più originale. A rendere il tutto realtà ci ha pensato Rodney Folz, un ex indie hacker e sviluppatore originario della California che ora lavora per Yelp, che ha rivoluzionato il mondo delle Facebook Reactions grazie a “Reaction Packs for Facebook“.

Ma di cosa si tratta? Grazie a questa novità ogni utente avrà la possibilità di personalizzare le famose reazioni, sostituendole con personaggi famosi, dei cartoni, dei film e chi più ne ha più ne metta. Immagini dedicate a Donald Trump, alla premier canadese Justin Trudeau, ai Pokémon e ad Inside Out. C’è l’imbarazzo della scelta: bisogna solo scegliere la più adatta alla propria personalità.

Installare le nuove reazioni è semplice: si possono scaricare su un sito apposito (qui il link) oppure dal Chrome Web Store e dal Firefox add-on-site. Una volta installato il plug-in l’unica cosa che rimane da fare è tornare sul sito di partenza e scegliere il pacchetto di emoji preferito.

Le nuove emozioni, ovviamente, sono visibili solo per la persona che le ha installate e a tutti gli amici che hanno scaricato lo stesso plug-in. L’unica pecca è che “Reaction Packs for Facebook” funziona solo su computer e, almeno per ora, non è compatibile con nessun altro device.

La risata è contagiosa: l’esperimento alla fermata del tram (VIDEO)

Sta facendo il giro del mondo questo video. Si tratta di un esperimento che è riuscito a strappare una fragorosa risata a tutti, nonostante fosse un faticoso lunedì mattina. L’intendo è quello di dimostrare quanto la risata può essere contagiosa. Ed effettivamente ci siamo riusciti perfettamente.

Alla fermata del tram, come ogni mattina c’è chi legge un libro, chi messaggia al cellulare, ognuno in silenzio, per conto proprio. Ma appena arriva l’“infiltrato” tutto cambia. E cosa c’è di meglio che iniziare la settimana con una gran bella risata? Vi sfido a guardare il video senza farvi contagiare dalla sua risata.

Il video sta ottenendo già molte visualizzazioni. E si conclude con un messaggio che dovremmo imparare una volta per tutte:

“Quando sorridi al mondo, il mondo ti sorride”

Desiderio sessuale, per molti studiosi non esiste più

desiderio-sessuale

Sembra proprio che dovremmo abituarci ad archiviare buona parte dei pre concetti legati al desiderio sessuale come bisogno primario legato agli istinti più primitivi come il mangiare ed il dormire. Secondo recenti studi infatti, non si può più parlare di desidero sessuale, ma di semplice bisogno spontaneo di fare sesso o di avere relazioni sessuali appaganti.

Secondo lo studio pubblicato a cura di Emily Nagosky direttrice del Wellness Education presso lo Smith College in Massachusetts, i bisogni primari come il bisogno di mangiare o la sete nulla hanno a che vedere con l’appetito sessuale, infatti si può sopravvivere tranquillamente senza fare sesso, cosa che è impossibile se si rinuncia a bere.

Anche qui naturalmente ci sono però notevoli differenze tra uomini e donne. Il 70% degli uomini infatti dichiara di avere normalmente un accentuato desiderio sessuale mentre solo il 20% delle donne dichiara lo stesso. Nel suo libro “Come as you are” Emiliy Nagosky afferma che ogni donna ha la sua specifica e unica sessualità, proprio come se fosse un’impronta digitale, e che nelle donne l’anatomia varia tantissimo anche da donna a donna così come possono essere mutevoli e differenziate le risposte a stimoli di natura sessuale.

Secondo Nagosky inoltre, molte donne si sentono giudicate perché non vivono la sessualità così come viene trasmessa dal pensare comune. Non vivere o non sentire un forte desiderio sessuale non ha nulla a che vedere poi con il provare piacere durante i rapporti sessuali. I ricercatori hanno cominciato a capire che il desiderio sessuale non è quel meccanismo di risposta lineare come si pensava durante gli studi e le ricerche degli anni 70 quando era associato alla famelica soddisfazione del bisogno. Adesso si scopre che per molte persone, soprattutto donne, il desiderio sessuale non è di natura primaria ma è qualcosa che arriva solo in un secondo momento in risposta ad altri stimoli di natura esterna.