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MARMELLATE D’INVERNO

F1BM94 Orange jam on wooden table

In inverno, quando fuori piove o addirittura nevica, sarebbe bello poter stare davanti al camino con una tazza di tisana o the caldo in mano. Ancora più bello è poter avere nell’ altra mano una fetta di pane o fetta biscottata o di torta farcita con dell’ottima marmellata fatta in casa. Le marmellate, con la loro cremosità e con il loro gusto sano, perché dato dalla frutta, sono un dolce che sa infondere benessere al palato ma anche allo spirito. Come tutte le cose che vengono prodotte in maniera genuina.

Le marmellate non sono quindi possibili soltanto in estate, quando la natura fa abbondare gli orti di frutta e verdura, ma esse possono essere anche fatte con la frutta che regala la stagione fredda. Di seguito sono riportate alcune confetture che si possono realizzare proprio durante l’inverno:

  • Marmellata di clementine: si tratta di un frutto che offre molto succo utile per la confettura e, al contrario dei mandarini, è privo di semi. Occorre bollire le clementine intere per 5 minuti, poi si effettua un ricambio dell’acqua e si ripete l’operazione per tre volte in tutto. In questo modo si perde l’amaro del frutto. Avvenuto questo passaggio, le clementine vanno frullate con lo zucchero, prima di procedere alla cottura della marmellata;
  • Marmellata di cachi: il caco è molto polposo e molto dolce quando ha raggiunta la giusta maturazione. Per la marmellata di cachi, si aggiunge una quantità di mela pari al 50% dei cachi, oltre allo zucchero e al succo di limone. Il composto così ottenuto deve bollire per poi essere frullato. La marmellata di cachi si presta all’aggiunta di zenzero o di un liquore, al termine della cottura;
  • Marmellata di melagrana: anche in questo caso, come per i cachi, la marmellata prevede l’aggiunta di spicchi di mela al succo tratto dai semi della melagrana. La mela va aggiunta con al bucci, la quale contiene la pectina, in modo da fornire la giusta consistenza alla confettura, altrimenti potrebbe risultare troppo liquida;

Con delle marmellate appena fatte, la casa profuma di buono e il palato non potrà che gioirne.

Salse: 3 tipi per accompagnare il bollito

Il bollito è una pietanza molto diffusa su tutto il territorio Italiano. Ma per essere precisi, il bollito è una ricetta tipica della cucina settentrionale. Per accompagnare a dovere questo squisito piatto a base di carne, esistono diverse idee, in particolare, diversi tipi di salse che vogliamo menzionare in questo articolo e dalle quali, potrete chiaramente prendere spunto.

Salsa verde
È una delle salse caratteristiche della tradizione gastronomica Piemontese. Gli ingredienti essenziali per realizzare la salsa verde sono: prezzemolo, aglio, acciughe, il tuorlo di un uovo sodo, mollica di pane e aceto. Il prezzemolo va sminuzzato insieme alle acciughe e all’aglio. Il tuorlo d’uovo sodo va unito alla mollica precedentemente inzuppata di aceto. Infine il tutto va aromatizzato con sale e pepe e allungato con olio evo.

Salsa di capperi
Non a tutti piacciono i capperi, ma gli amanti dei gusti forti e decisi, sicuramente apprezzeranno questa salsa. La suddetta proviene dalla Brianza ed è stata ideata proprio per affiancare il bollito. Per prepararla occorrono: capperi, aglio, prezzemolo, acqua, olio evo e sale. Il procedimento è molto semplice. Difatti è sufficiente macinare e amalgamare tutti gli ingredienti sopracitati, per poi infine cuocere il composto fino all’ottenimento di una crema omogenea.

La mostarda
La mostarda invece giunge da Cremona e dunque trattasi di una prelibatezza della cucina milanese. Ciò che la differenzia dalle altre salse sono gli ingredienti, poiché questa è a base di frutta. Il suo gusto è pizzicante, saporito e marcato in parte a causa della presenza della senape. La ricetta base della mostarda di solito prevede l’impiego dei seguenti frutti: ciliegie, pere, fichi, mele, mandarini, pesche e albicocche. Per realizzare la mostarda bisogna prima mescolare la frutta con lo sciroppo di zucchero e successivamente va cotta. Infine va aggiunta la senape.

Proprietà e benefici della farina di tapioca

farina di tapioca
farina di tapioca

La farina di tapioca è la farina che si ottiene dai tuberi della manioca. Proprio per questo motivo, è conosciuta anche con i nomi “amido di tapioca” o “farina di manioca”. Si tratta di una farina molto leggera per l’intestino ed è ovviamente spoglia di glutine, peculiarità che la rende molto adatta per le preparazioni alimentari indirizzate ai bambini nel periodo dello svezzamento. In questo articolo vogliamo menzionare tutte le proprietà e i benefici che caratterizzano la tapioca.

La farina di tapioca ha un alto contenuto di carboidrati e solo una piccola parte è riservata alle proteine e ai lipidi. Oltre a ciò, la tapioca è anche un’eccezionale sorgente di potassio, ferro, calcio, fosforo e vitamina B2. Per via del suo elevato potere nutritivo, la farina di tapioca è particolarmente adatta nei casi di convalescenza e per le primissime pappe dei piccoli. Un’altra pregiata caratteristica della tapioca è la sua notevole digeribilità che la rende dunque facilmente assimilabile dall’intestino. Ma non è tutto. Un ulteriore maestoso beneficio della farina di tapioca è quello di fare in modo che alcune sostanze contenute nel latte vengano smaltite facilmente. Difatti, quando la tapioca viene cotta nel latte, i granuli di amido di cui è dotata, aumentano di volume, creando una rete che dissesta e respinge la caseina presente nel latte. Questo permette ai succhi gastrici di attaccarla agevolmente e dunque di assorbirla senza fatica.

In cucina, la farina di tapioca è impiegata in primo luogo come collante o come legante. Difatti, è possibile utilizzarla anche per condensare una vellutata, un passato di verdure o una crema per dolci. E’ molto usata ad esempio nella preparazione di prodotti di pasticceria al posto dell’amido di mais o della farina di riso. Per di più, nei dolci, la farina di tapioca, può essere indicata come sostanza surrogatoria delle uova. Nelle zone più calde e torride, invece, la farina di tapioca è uno degli ingredienti basilari e serve principalmente per realizzare l’impasto del pane.

Nasce il primo “All you can eat” di pizzoccheri e sciatt

Credits photo: www.dailybest.it

La formula “All you can eat”, che ha sempre più successo per ristoranti giapponesi e cinesi e per il sushi, spopola anche per prodotti tipici della Valtellina, ossia per i pizzoccheri e per gli sciatt. L’idea è venuta a Fabio e Mauro, i gestori del ristorante “Crotto Quartino di Piuro“, in Valchiavenna, ristorante famosissimo del luogo da circa 70 anni.

Il locale è conosciuto soprattutto per i suoi super cibi, come salumi, costine, salsicce, polenta taragna e pizzoccheri bianchi della Valchiavenna che, come sottolinea Mauro, “sono diversi da quelli dei cugini Valtellinesi, di grano saraceno e verze, ma di un’altra versione, meno conosciuta, ma altrettanto valida, caratteristica della Valchiavenna, ossia quelli bianchi“. Questi ultimi, infatti, sono tra i piatti più gettonati dell’intero menù. Il tutto, ovviamente, accompagnato dal “Vin del Quartin”, il più scelto fra tutti quelli presenti.

Fabio e Mauro, i gestori del ristorante, hanno deciso di proporre questa formula innovativa nella sola serata del venerdì, che ha l’obiettivo di creare una festa ed un inno ai cibi tipici della Valchiavenna. Il costo è di 20 euro a persona e si può scegliere ciò che si preferisce dal menù, insieme ad acqua, vino – incluso nella promozione, però, solo il “Vin del Quartin” e non altre specialità – e caffè.

L’unica regola che viene imposta ai clienti è quella di non lasciare avanzi nel piatto perché, come dicono i proprietari, “mangiare a volontà è ok, sprecare è peccato“. Se si lascia qualcosa, quindi, si è costretti a pagare una somma più alta di 20 euro.