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Coniglio alla cacciatora: la ricetta

Coniglio alla cacciatora: la nostra ricetta.

Se amate i piatti di carne non potete non provare questa ricetta che probabilmente è abbastanza diversa dalle tradizionali ricette di coniglio alla cacciatora che trovate in rete e nei ricettari.

Piccola annotazione: il coniglio è una carne poco grassa, tenera e deliziosa se cucinata bene, non ha granchè importanza se è allevato naturalmente o se è acquistato in macelleria per quanto riguarda la cottura, appena la carne diventa bianca va tolto dal fuoco o correte il rischio di ottenere una carne dura e legnosa.

Si tratta di un piatto molto robusto e saziante che è bene accompagnare con delle fette di pane fresco e del buon vino (un bel dolce alla frutta per chiudere in bellezza).

Coniglio alla cacciatora: ingredienti

Dunque vediamo gli ingredienti:

  • coniglio in pezzi
  • carote
  • pomodori
  • aglio
  • cipolla
  • vino bianco (o aceto)
  • olive
  • pancetta a strisce
  • aromi e sale
  • olio d’oliva
  • dado
  • capperi

Coniglio alla cacciatora: procedimento

Procedete così: lavate bene i pezzi del coniglio (il fegato è buono non lo buttate), eliminate il grasso in eccesso ma non del tutto e fate scaldare un tegame dal fondo largo, nel mentre ungete i pezzi di coniglio con un emulsione d’olio d’oliva e sale.

Quindi adagiate i pezzi nel tegame e fate rosolare fino alla doratura su tutti i lati.

Ora cospargete con mezzo bicchiere di vino bianco oppure aceto e lasciate che si riduca. Nel mentre mondate le verdure tagliatele ed unite il tutto al coniglio. Versate un bicchiere d’acqua, quindi unite il dado la pancetta tagliata grossolanamente e le olive.

In ultimo gettate una manciata di capperi e gli aromi che preferite (maggiorana, timo, erba cipollina, rosmarino, origano, sale ed un pizzico di pepe).

Dunque coprite e fate cuocere a fuoco lento per almeno tre quarti d’ora verificate che la carne sia bianca ed a questo punto non vi resta che servire. Sentirete che profumo e che gusto!

Bio: più salute, più natura

Credit: mangiarebuono.it

Bio: abbreviazione di agricoltura biologica. Detto di prodotti coltivati e/o allevati col solo impiego di sostanze naturali, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (pesticidi, ormoni, insetticidi, OGM, concimi, diserbanti, antibiotici).

Ma proviamo a rendere tutto un po’ più chiaro.
Uno dei principali obiettivi dell’agricoltura biologica è quello di proteggere il terreno e aumentarne la fertilità, creando un perfetto equilibrio tra suolo, acqua, animali e piante, evitando di sfruttarli eccessivamente e contribuendo così a migliorare la qualità degli alimenti.

Siamo ciò che mangiamo” sosteneva il filosofo L. Feuerbach; ciò che viene introdotto nel nostro organismo non influenza soltanto il corpo ma anche la mente, migliorare quindi l’alimentazione può migliorare la nostra aspettativa di vita. E non è poco.

È quindi evidente che il cibo biologico avrà effetti positivi sulla salute poiché è privo di tossine e ricco di sostanze protettive e curative, che il corpo assorbe più facilmente, accelerando così la guarigione e la rigenerazione di organi e tessuti.
È sano, e ha un sapore più naturale è anche più gustoso.
È più controllato, sia dal punto di vista della coltivazione che dell’allevamento. Crescendo su terreni “puri”, dunque, è privo di sostanze chimiche, e ne previene, come diretta conseguenza, l’accumulo nell’organismo.
Per produrli tutti questi alimenti bio, viene infine ridotto lo spreco di materie prime, rispettando la biodiversità e riducendo l’impatto ambientale. Un altro punto a loro favore.

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Un lato negativo? Certo è che i cibi biologici possono costare un po’ di più ma offrono, come abbiamo analizzato, dei vantaggi “impagabili“; per contro va anche detto che i cibi naturali freschi, proprio perchè naturali e privi di additivi, non si conservano a lungo, ma in realtà, più che un difetto è una maggiore garanzia di qualità.

Il “biologico” non riguarda il passato, ma il futuro, il nostro futuro. Non si tratta solo di salvare la salute, ma anche di salvaguardare la sorte dell’intero pianeta, su cui l’agricoltura ha un impatto rilevante. Purtroppo però, c’è da dire anche che nonostante quasi tutti i prodotti bio non abbiano residui di pesticidi chimici, non si può escludere a priori che non si possano ritrovarne tracce all’interno di essi.

Fino a quando la maggior parte dell’agricoltura sarà basata sull’uso di sostanze chimiche, i residui di pesticidi saranno inevitabilmente riscontrati anche nell’ambiente che ci circonda.

Seppia: ricetta saporita con troccoli

seppia

Seppia: ricetta saporita con troccoli, un primo sfizioso che sorprenderà tutti.

Se amate i profumi del mare ed un buon piatto di pasta, questa è la ricetta che fa per voi. Di origine pugliese prevede troccoli con seppie ripiene.

Prima di parlare del piatto vero e proprio vediamo come procedere nella pulizia delle seppie.

Come pulire una seppia

Per prima cosa estrarre l’osso: spingere con le dita sulla testa fino a farlo uscire.

Staccare i tentacoli dalla testa ed estrarre la vescichetta gialla e quella nera, con l’inchiostro (se intendete utilizzarla in cucina attenti a non romperla).

Lavare la seppia ed asciugarla.

Con un taglio appena sopra gli occhi eliminarli insieme il becco.

Sollevare il lembo della parte alta della sacca e staccatela con delicatezza dalla carne.

Ricetta di troccoli e seppia ripiena

Ingredienti per 4 persone

  • 4 seppie
  • 1 spicchio aglio
  • 8 cucchiai olio di oliva
  • prezzemolo q.b.
  • sale q.b.
  • 1 cipolla
  • 400 grammi di troccoli
  • 40 grammi pane mollica
  • 20 pomodirini
  • pepe q.b.

Procedimento

Pulire le seppie come da descrizione. Sminuzzare i tentacoli con il prezzemolo e l’aglio la mollica sbriciolata, un cucchiaio di olio, sale e pepe. Mescolare bene e riempire le seppie.

In una padella capiente versare 4 cucchiai di olio, lavare i pomodorini e tagliarli a metà, quindi rosolarli a fiamma bassa con un pizzico sale. Unire le seppie e farle cuocere a fuoco basso con il coperchio (aggiungere due bicchieri d’acqua).

Porre una pentola d’acqua sul fornello, quando bolle salarla leggermente e farvi cuocere i troccoli.

Scolare i troccoli al dente e versarli in padella, far insaporire per cinque minuti a fiamma alta e terminare con un trito di prezzemolo.

Servire con del pane fresco ed un buon vino bianco.

Vi piace questa la ricetta?

Tree of 40 Fruit: un albero da frutta molto particolare

focus.it

Un albero in grado di produrre da solo 40 varietà di frutti diversi. È questa la straordinaria invenzione di Sam Van Aken, un professore d’arte dotato di una grande passione per la botanica.

Nato e cresciuto in una famiglia di agricoltori, Sam ha iniziato a lavorare al progetto del Tree of 40 Fruit – questo il nome dell’albero – a partire dal 2008: in quell’anno infatti ha chiuso il frutteto della New York State Agricultural Experiment Station, uno dei più grandi e antichi frutteti urbani della città di New York.

Per evitare l’estinzione di centinaia di varietà native di frutti con nocciolo Sam se ne è fatto carico e ha trovato una soluzione quanto mai originale per proseguire la produzione. Dopo aver lavorato su circa 250 specie di frutti il professore-botanico ne ha selezionati una decina, con tanto di timeline dei tempi di fioritura e maturazione di ciascuna.

Da qui è partita la catena di innesti su un singolo albero da frutto e dopo 5 anni e centinaia di tentativi il sogno di Sam è divenuto finalmente realtà. L’albero dei 40 frutti ha cominciato a crescere e germogliare sempre più, arrivando ad ospitare sui suoi forti rami decine di varietà di prugne, pesche, pesche noci, albicocche, ciliegie, mandorle.

Un lavoro straordinario e imponente, utile non solo alla salvaguardia e alla protezione di specie botaniche a rischio di estinzione ma che potrebbe anche avere successo in ambito domestico. Chi si prende cura dei 16 esemplari di questa miracolosa pianta racconta infatti che essa produce l’esatta quantità di frutti con la giusta alternanza.

Un modo innovativo e particolare per avere in tavola una sana varietà di frutti, evitando insieme inutili sprechi.