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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

La regola dei 5 secondi trova conferma scientifica

Credit: pazienti.it

Sarà capitato ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, di rovesciare per terra una bevanda o di far cadere un alimento. E la classica domanda che subito viene in mente è: posso mangiarlo o meglio buttarlo via? Con i liquidi il problema ovviamente non si pone, a meno che non si sia un cane o un gatto.

Per gli alimenti invece una delle tante leggende metropolitane circolanti vuole che il cibo caduto in terra si possa consumare a patto che non si facciano passare più di 5 secondi dal suo impatto col suolo. La famosa “regola dei 5 secondi” o “Five seconds rule” per dirlo all’inglese.

Quella che finora era stata considerata da molti come una sciocchezza o una diceria ha ora invece, almeno in parte, trovato una conferma scientifica. Un autorevole studio compiuto dai ricercatori dell’Università di Aston, a Birmigham, nel Regno Unito, ha messo in luce come i germi non attacchino immediatamente l’alimento caduto, ma debba passare un certo lasso di tempo affinchè ciò accada.

I vari esperimenti sono stati compiuti su differenti tipologie di vivande, come pasta, biscotti, pane e dolci, lasciati cadere su pavimenti con mattonelle, lisci, ruvidi o con tappeti e moquette. E i risultati hanno parzialmente dato ragione alla diceria popolare.

Gli studiosi hanno infatti osservato che, in base al cibo e al tipo di terreno su cui esso si trova a giacere, i batteri, come l’escherichia coli e lo staffilococco, impiegano da 3 secondi a mezzo minuto per aggredire gli alimenti caduti in terra. Questo per quanto riguarda i cibi secchi, mentre per le bevande i tempi si accorciano ancora di più.

Quindi niente drammi o paranoie se per sbaglio ciò che si sta per mangiare non raggiunge la bocca e finisce invece sul pavimento. Ma la prontezza di riflessi rimane comunque fondamentale per non mettere a rischio la propria salute.

[Fonte:adnkronos.com]

GeniusFood, la app per allergici e intolleranti

Si chiama GeniusFood ed è una nuova app, gratuita, tutta italiana e compatibile sia per Android che per iOS. La sua funzione? Consentire a persone con intolleranze o allergie di individuare con facilità e precisione gli ingredienti indesiderati presenti in un prodotto alimentare, consigliando anche un alimento alternativo che sia privo di tali componenti.

L’idea e la realizzazione di questo progetto sono nate da un team di giovani imprenditori di GeniusChoice, startup del parco scientifico e tecnologico Area Science Park di Trieste, che hanno osservato come oramai i consumatori che presentano dei disturbi alimentari tendano sempre a comprare gli stessi prodotti, per una mancanza di tempo e di voglia nel leggere le etichette di alimenti nuovi. Questa app invece non solo apporterà il vantaggio di variare la propria dieta ma consentirà anche di approfittare di ipotetiche offerte presenti nel punto vendita.

Il suo funzionamento è semplicissimo: per prima cosa bisogna selezionare il tipo di alimenti che si vogliono evitare(come latte, uova, glutine, crostacei, arachidi). Il passo successivo consiste nell’inquadrare con la fotocamera del proprio smartphone il codice a barre del prodotto che si intende acquistare e attendere qualche secondo. Apparirà poi un’icona, in cui, attraverso il gesto del pollice, verrà indicato se tal alimento contiene, contiene in quantità rischiose o non contiene per niente tracce dell’ingrediente che si vuole evitare. Al di sotto dell’icona verrà anche indica la lista completa di tutte le sostanze contenute nel prodotto.

GeniusFood è oggi in grado di leggere le etichette di circa il 70% degli alimenti presenti nei supermercati. Ma, come sottolinea Barbara Codan, una delle addette ai lavori, è ancora un work in progress.
Ogni giorno viene aggiunto qualcosa di nuovo e anche gli utenti possono segnalare, tramite un’apposita funzione, prodotti che vorrebbero trovare nel database” afferma l’esperta.

Questa nuova app dunque non è solo utile per persone allergiche e intolleranti che desiderano sapere rapidamente e precisamente il contenuto di un dato alimento, ma può servire a qualsiasi consumatore per familiarizzare e conoscere meglio le etichette e gli ingredienti dei prodotti che vengono ad essere il proprio cibo quotidiano.

[Fonte: ilfattoalimentare.it]

Il New York Times decreta la fine del boicottaggio della pasta Barilla

Più che uno scivolone, fu un vero e proprio boomerang quello che vide protagonista Guido Barilla qualche mese fa. Il presidente dell’azienda con il suo “No alle famiglie gay negli spot” fece il giro del mondo aprendo un grande dibattito. Ma non solo: da subito partì la campagna del boicottaggio da parte della comunità gay verso i prodotti Barilla.
Oggi sembra sia stata messa la parola fine a questo “scontro” grazie a Nicholas Belchman, disegnatore e art director del New York Times Book Review. Una serie di disegni dedicati al marchio di pasta più famoso al mondo sugellano la ritrovata unione.

Blechman infatti è andato a visitare la sede principale della Barilla, raccontando così ai lettori del New York Times la storia dell’azienda unendola alla sua personale esperienza sulla scoperta della produzione degli spaghetti “numero 5”.

Circa venti vignette, con classico sfondo blu Barilla, raccontano la gestione del marchio, ricordando come le locandine di Erberto Carboni e l’innovativo packaging fossero ispirate all’America. Un brand che ha reso “Barilla moderna”.
Un’idea che riscatta quello scandalo? L’immagine che ora predomina è quella di due farfalline che si tengono per mano reggendo una bandierina arcobaleno, incuranti di quello che dice una grande penna rigata. Blechman assicura: “Guido Barilla si è scusato, e il boicottaggio è finito”. Più che altro, sembra un’ottima pubblicità per l’azienda.

Addio sushi. Benvenuto frushi

Come per ogni moda che si rispetti, l’innovazione è dietro l’angolo. Ecco allora che che la frutta prende il posto del mix di pesce, riso ed erbe aromatiche: il sushi lascia il posto a una nuova creazione culinaria, il frushi.

Nato in America sta già prendendo piede anche in Italia come alternativa più leggera e naturale del sushi; adatto a tutti coloro che amano la bellezza delle forme piccole e colorate del cibo giapponese per eccellenza, ma che non si fidano proprio al 100% a mangiare pesce crudo ogni volta.
Addio – o solo arrivederci – a tonno, salmone e gamberi, al loro posto si scorgono fettine di ananas e melone, fragole, ciliegie, frutti di bosco, chicchi di melograno e così via.
Un mix perfetto tra la rigidità del riso e la dolcezza della frutta che non potrà mancare nei menù degli amanti della cucina orientale.

Il frushi si può preparare con ogni tipo di frutta, quindi largo a ogni forma di fantasia e creatività per un “sushi-vegetariano” sempre nuovo e adatto alla stagione. Facili da preparare anche a casa, si possono, inoltre, creare nuove varianti, con la semplice aggiunta di yogurt, aceto o zucchero.

A lanciare questo piatto innovativo ci ha pensato un ristorante di Chicago, e da lì in poi il frushi si sta diffondendo a macchia d’olio, anche perché si presta bene per tutte le occasioni: un pranzo veloce, una cena alternativa, un brunch, e per i più temerari anche una colazione.

Ultima chicca: anche per mangiare il frushi, in rispetto alla coreografia del piatto, sono banditi forchetta e coltello e si usano rigorosamente le bacchette. Un vero dispiacere per tutti coloro che disprezzano il sushi soltanto perché un po’ maldestri.