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Proposte dal mondo del cibo: ristorazione, dieta, ricette e cucina

Non solo sushi: ecco qualche curiosità sull’Izakaya (FOTO)

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Se siete amanti della cucina giapponese saprete sicuramente che sushi e sashimi non sono gli unici cibi tipici di questa cultura. Famosissimo, e ormai internazionale, è anche l’Izakaya.
Cos’è? Vediamone alcune caratteristiche:

Significato e origine

Il termine izakaya è composto da tre ideogrammi: I (sedersi), saka (sakè), ya (negozio). Come suggerisce il nome, l’izakaya è una specie di pub o osteria dove ci si ritrova per bere e mangiare qualcosa. Questo locale ha origini antichissime e inizialmente ci si recava solo per bere sakè e trascorrere un po’ di tempo con i propri amici. Successivamente cominciarono ad essere serviti anche dei gustosissimi snack, come accompagnamento alla bevanda.

Cibo e bevande

Le bevande che vengono servite sono moltissime, tra cui vino, birra, sakè, vari liquori e wisky. Anche tra i cibi la scelta è parecchio ampia: pesce, carne, verdure, riso, dolci e fritti. Gli snack che vengono serviti hanno una tradizione ancora più antica di sushi e sashimi e, tra le specialità, troviamo: spiedini di guanciale con salsa di soia, pepite di pollo grigliate, anguilla, lonza di maiale ma anche ravioli, gnocchi, calamari.

Le porzioni non sono abbondanti ma i prezzi sono molto ragionevoli e c’è anche la possibilità di mangiare tutto quello che si vuole pagando una tariffa fissa.

Luogo di socializzazione

L’izakaya è da sempre considerato un luogo dove potersi rilassare e parlare liberamente con i propri amici. Clienti abituali erano infatti i business man i quali, durante la pausa pranzo, potevano riposarsi mangiando del buon cibo e gustandosi una bevanda.
L’izakaya è il luogo dove tutto è permesso e, non a caso, si diceva che “tutto ciò che si dice all’izakaya non va portato sul luogo di lavoro”. Proprio per questo motivo, il locale era il posto in cui la facciata “tatemae” lasciava spazio ai veri sentimenti “honne”.

Proprio per richiamare lo scopo della socializzazione, i vassoi vengono serviti al centro della tavola e i commensali, seduti su pavimento come vuole l’usanza, si servono dallo stesso piatto, dividendo le pietanze con gli altri. Inoltre, il locale è servito di piccole stanze separate, in modo che ognuno possa avere la propria intimità.

L’izakaya sta avendo un grande successo sia in Europa che nel resto del mondo. Cosa aspettate ad andarci?

Il cibo crea dipendenza, impariamo a dire basta

Le statistiche in ambito sanitario del nostro secolo, fotografano alla perfezione un problema attualissimo, a cui viene dedicata ancora esigua attenzione: quello dell’alimentazione.

Nel Regno Unito un paziente su sette soffre di diabete, negli States muoiono tredici persone ogni ora per problemi legati all’alimentazione, l’obesità incalza ovunque. E tutto questo è dominato e sepolto da industrie troppo forti e potenti da contrastare.

Viviamo in un mondo diviso da estremi: da una parte canoni di bellezza che propinano modelli estremamente ridotti, che inducono spesso alla malattia, e dall’altro la maggior parte della popolazione che combatte contro i chili di troppo. Difficilmente si riscontra uno stile di vita sano, equilibrato, ma soprattutto consapevole.

Perché fondamentalmente è questo che manca: l’informazione,la cultura del cibo e la conoscenza della sana alimentazione. E poi c’è da contrastare quel grande colosso che è l’industria alimentare, che solo nel Regno Unito spende un miliardo di sterline per promuovere prodotti spesso affatto salutari, contro i quattordici milioni spesi dallo stato per creare campagne di sensibilizzazione contro l’obesità.

Bisogna ripartire dalla scuola, dove, oltre alle materie obbligatorie, si dovrebbe insegnare a vivere. Perché è lì che si deve crescere e maturare, sotto ogni punto di vista. E proprio nel Regno Unito Henry Dimbleby e John Vincent hanno lanciato per Michael Gove un piano alimentare all’inizio di quest’anno. Le scuole potranno attrezzare e coltivare dei veri e propri orti, le famiglie saranno invitate a cucinare: si tenterà di insegnare da zero la cultura del cibo, in modo da dominarlo senza aspettare che sia lui a dominare noi.

Si deve agire sulla base di modelli come la Finlandia, in cui il tasso di mortalità per problemi cardiaci legati al cibo è diminuito dell’80%. Si deve fare pressing sulle catene di Fast Food, in cui basterebbe solo modificare leggermente alcuni ingredienti per abbattere l’apporto calorico dei piatti proposti.

L’obesità, dunque, è solo la punta di un iceberg gigantesco piazzato nel mare dell’ignoranza e dell’ingenuità. Si deve comprendere cosa si mangia. Si deve mangiare con gusto. Si deve mangiare per vivere. E mangiare senza criterio e in modo insano, non porta affatto alla vita.

Una leccornia al giorno toglie il peso di torno

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Gli studiosi di Weight Watchers UK hanno fatto una scoperta che darà gioia ai golosi e dolore ai nutrizionisti: mangiare, di tanto in tanto, cibi poco sani aiuta a perdere peso.

Il sondaggio è stato condotto su 2600 soggetti a dieta: più della metà di loro è riuscita a perdere il 10% del proprio grasso corporeo concedendosi qualche indulgenza durante la settimana. Un terzo degli intervistati ha inoltre confessato di fare un uso non settimanale, bensì giornaliero di “schifezze”.

Quasi la totalità dei soggetti è stata concorde su una realtà: mangiare qualche leccornia nonostante si sia a dieta aiuta davvero a perdere peso perché serve per mettere meglio a fuoco il proprio obiettivo e incentiva al suo raggiungimento.

Spesso infatti le persone che seguono una dieta fatta di privazioni non durano molto nel perseverare il loro scopo. Questo è dovuto al fatto che vedersi togliere gli alimenti preferiti – come un bicchiere di vino, il cioccolato o le patatine – non fa altro che aumentare nel soggetto il desiderio di ottenere quei cibi. Ed è per questo che una dieta di privazioni viene seguita per un lasso di tempo che non va oltre il mese.

L’ideale per una dieta equilibrata sarebbe invece prevedere anche qualche pasto “extra”, quella leccornia in più che motiva chi vuole perdere peso, rende felici e spinge a dare il massimo per raggiungere la linea desiderata.

Che poi è anche giusto così: siamo esseri umani che si lasciano spesso tentare, e sarebbe contro natura eliminare dalle nostre fonti di sostentamento ciò che più ci piace. Le privazioni lasciamole ai palestrati tutti muscoli e niente cervello.

Gli 11 food trend nella ristorazione 2016

credits: millionaire.it

Nel 2016 sono 11 i food trend che sono stati individuati dalla consulting firm newyorkese Baum+Whiteman.
Baum+Whiteman ha condotto un’analisi previsionale riguardo le novità del food and beverage che avranno successo nel 2016; le tendenze scoperte secondo questo rapporto vanno dall’ingresso di nuovi player nel settore f&b, alle analisi di come si evolvono i gusti dei consumatori.
Scopriamo quindi quali sono gli 11 food trend statunitensi del 2016 confrontandoli con l’Italia.

1. Le nuove frontiere del Food Delivery

credits: www.digitaltrends.com
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Google, Amazon, Uber, altri giganti digitali, così come un gran numero di start-up anche italiane, pur non producendo cibo si pongono come anello di connessione tra il consumatore pigro e i servizi di ristorazione a domicilio.
Nel 2016, quindi, il motore del cambiamento è rappresentato da questi grandi player che sono entrati nel mondo del food delivery, ponendosi come nuovo obiettivo quello di consegnare pasti e cibo fresco a casa, in ufficio e anche nelle camere d’albergo.

2. Menù sostenibili e salutari

Le grandi catene della ristorazione fast, dopo aver subito gli attacchi da parte dei consumatori per l’uso di additivi chimici, gli OGM e altri ingredienti poco salutari, hanno scelto di rendere i propri menù sempre più green; ormai la maggior parte degli chef stanno sempre più attenti all’uso di prodotti locali, biologici e di stagione. Per fortuna in Italia sono presenti numerose restrizioni legislative che riguardano l’uso di antibiotici, additivi e altre sostanze del genere, ma anche qui si cerca di rendere più salutari e sostenibili i menù dei ristoranti.

3. L’uso della pasta è in calo

Negli ultimi cinque anni il consumo di pasta si è ridotto molto su scala globale; anche in Italia si è avuto un calo del 25% sull’uso della tipica pasta. Oggi si cercano numerose alternative quali il riso, l’orzo, il farro.

4. Verdura come pasto principale

L’attenzione alla dieta, alla salute, la diffusione dei regimi alimentari vegetariani, vegani, hanno fatto in modo che la verdura non fosse più considerata come contorno del piatto ma spesso come pasto principale. In Italia la maggior parte dei ristoranti anche se non sono specializzati nell’alimentazione vegetariana o vegana, offrono nel menù almeno un paio di opzioni veg.

5. Poke: il nuovo sushi

credits: millionaire.it
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Dalle Hawaii arriva il nuovo sushi che si chiama Poke; si tratta di pesce crudo tagliato a cubetti su una base di riso condito con le alghe. Questo piatto spopola soprattutto a Los Angeles, lo stesso posto che, un po’ di tempo fa, ha reso il sushi una moda mondiale.

6. La cucina giudaica rivisitata

Guidata dagli chef statunitensi, la cucina giudaica sta vivendo un’evoluzione; gli chef riscoprono le loro radici dando vita ad una cucina kosher (cucina ebraica tipica) più moderna, ma che non cede alla tentazione fusion. Qualcosa di simile sta accadendo anche in Italia a Roma nel ghetto ebraico, dove accanto ai ristoranti più tradizionali ne vediamo alcuni che sperimentano, rielaborando la propria eredità.

7. Acai bowl

credits: www.timeout.com
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Acai è il frutto di una palma brasiliana, frullato insieme con latte, banane e ghiaccio, arricchita con topping al cioccolato, dà vita agli smoothies di acai che stanno spopolando negli States. Quest’anno il numero di ricerche di acai bowls su Google è raddoppiato.

8. Mania del pollo fritto

Il pollo fritto è il nuovo re della ristorazione fast e si consuma in tutte le sue forme più caloriche negli USA.

9. Mix di piccante

Sempre più di tendenza è la voglia di creare combinazioni di piccante. Per esempio: il piri-piri pepper, una miscela africana di peperoncino rosso, spezie ed erbe aromatiche; la schichimi-togarashi, anche detta sette-spezie giapponese, che contiene peperoncino rosso, nero, buccia di arancia, fiocchi di alghe.

10. La ristorazione nei negozi

Continuerà a crescere la tendenza di introdurre la ristorazione nei negozi, d’altronde convivialità e shopping si sposano benissimo; il colosso Ikea può esserne un esempio.

11. Il boom degli snack

Snack di tutti i tipi, dolci, salati, piccanti come gli snack etnici che ritroviamo anche in Italia con le patatine al gusto esotico di lime e pepe rosa, snack agli aromi composti e via dicendo. Spopolano al supermercato anche gli snack rispettosi dell’ambiente con costi più alti, ma il consumatore è disposto anche a pagare di più pur di sentirsi a posto con la coscienza.

Questi sono gli 11 food trend stimati per quanto riguarda i consumi statunitensi che, spesso rispecchiano le tendenze italiane in altri.
Aspettiamo allora la fine dell’anno per capire se veramente saranno questi i food trend che si rifaranno alle nuove abitudini dei consumatori di tutto il mondo.