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Giada Baldari: “Vi racconto il mondo di Sugar Queen” (INTERVISTA)

Belle da vedere e buonissime da gustare: le torte di Giada Baldari, non sono semplici dolci, ma un mix di bontà, innovazione e fashion. Si è conquistata così a pieno titolo il soprannome di Sugar Queen, la regina delle torte, facendosi conoscere anche grazie alla partecipazione al programma di Rai Due “Il grande pasticcere” dove ha sfoggiato le sue abilità in fatto di cake design.
Una storia intensa quella di Giada, una storia dei tempi moderni, dove la passione si è fatta largo tra mille difficoltà, con una sola grande convinzione: la voglia di riuscire a realizzare un sogno.

Su Blog di Lifestyle conosciamo meglio Giada, ma siete avvisati: alla fine dell’intervista vi verrà voglia di assaggiare le sue gustose creazioni.

Giada Baldari, meglio conosciuta come la regina delle torte. Ti presenti ai nostri lettori? Chi è Giada nella vita di tutti i giorni?

Direi un vulcano in esplosione. Una mamma, una moglie, una imprenditrice, una pasticcera, una decoratrice, una addetta all’ordine e alla pulizia sia del negozio che di casa, un fattorino delle spese sia di casa che del negozio, una addetta al marketing e ai social, una creativa, la referente di tutti i clienti di SugarQueen e dei fornitori. Nè più nè meno che quello che deve essere una donna che non vuole rinunciare a niente oggi, multisfaccettata e questo mi piace molto perché sono una che si annoia facilmente, anche se la sera la sciatica ne risente!
E poi diciamocela tutta: sono una bambina che non è voluta crescere del tutto e che non ha voluto rinunciare al lato fiabesco e solare della vita, anzi cerco di vedere e concretizzare solo unicorni e arcobaleni intorno a me, e forse questa cosa funziona. Al bando la cattiveria, la negatività e la pigrizia! Luce e amore verso se stessi, tutto ciò che ci circonda e il mondo.

Credits photo Giada Baldari
Credits photo Giada Baldari

Un passato da avvocato alle spalle, poi nel giugno 2012 ti sei avvicinata al mondo delle torte prima e del cake design poi. Ci racconti com’è nata questa passione?

Mi sono semplicemente trovata a dover realizzare la torta del secondo compleanno della mia prima figlia, Mirea. Da lì è nato tutto, come se fosse una strada già tracciata, un destino già scritto, un percorso fatto di sacrifici immensi e difficili imprese, ma che non mi pesava affrontare. Il lavoro del cake designer e della pasticcera in generale è molto complesso è duro anche fisicamente: si tratta di lavorare soprattutto quando gli altri festeggiano. Io l’ho fatto sin da subito il giorno di Natale, l’ultimo di mio padre, di santo Stefano, di capodanno ecc….e per due anni con due bambini piccolissimi si può dire che non ho quasi dormito, ma ero e sono felice e appagata nelle mie smanie di mettermi continuamente alla prova.

“Sei una mamma che ha sfidato la crisi”, così ti ha definita la giornalista Cristina Zagaria nel libro Sugar Queen. Che messaggio ti senti di dare alle tante mamme che ogni giorno si scontrano con le difficoltà del mondo del lavoro?

Dico di assecondare e prendere al volo le occasioni e le opportunità che ci offre la vita che significa prima di tutto riuscire a vederle e quindi essere sempre ottimisti positivi e sorridere alla vita e a tutti. Secondo poi impegnarsi fino allo stremo delle forze, la vita non regala nulla anzi, siamo noi che dobbiamo trovare e vedere le opportunità nelle situazioni. E poi non lasciarsi mai andare stare sempre in tredici o sul chi va là come direbbe mia nonna, non fare riposare mai il cervello.
Non si può stare fermi ad aspettare che qualcosa accada o che ci piova dal cielo, le cose bisogna andarsele a prendere, costruirle, immaginarle, e soprattutto cambiarle….

Un laboratorio quello nella Riviera di Chiaia di Napoli che dopo pochi mesi si è trasformato in un gustoso punto di ritrovo e di sperimentazione. Le tue torte attraggono golosi e curiosi, cosa ha di diverso un cake designer da un pasticciere?

Direi piuttosto cosa hanno in comune?!No scherzo! In realtà io da sempre mi sono vista più pasticciera che cake designer, sempre per il mio modo di approcciarmi a 360 gradi a qualsiasi aspetto della vita, per il mio essere perfezionista, per l’attenzione che ho sempre dato sin da subito all’aspetto del gusto, all’inside della torta, e alla qualità delle materie prime.
Per me prima di tutto è un prodotto commestibile la torta, ma seguo una concezione diversa e innovativa di pasticceria, una pasticceria moderna e fashion e fusion con estrema attenzione al design e alle innovazioni e alle tendenze internazionali, una pasticceria dinamica e ritagliata su misura in base alle svariate esigenze dei clienti.

Tante le torte con cui hai omaggiato personaggi famosi, tra le ultime quella per la fashion blogger Chiara Nasti. Ce n’è una che ti è rimasta nel cuore?

Devo dire che aldilà degli omaggi, molte fashion blogger sono mie clienti e questo mi riempie di orgoglio. Chi meglio di loro può conoscere le ultime tendenze e apprezzare i dettagli che fanno la differenza? Ed il fatto che scelgano Sugar Queen mi fa capire di essere sulla strada giusta. La torta a cui sono più affezionata è proprio quella studiata ideata e realizzata per i 16 anni di Chiara Nasti, credo che sia stata assolutamente innovativa e la prima, la capistipite di un trend.

Giada Baldari: “Vi racconto il mondo di Sugar Queen” (INTERVISTA)
Di recente ti abbiamo vista in tv nella trasmissione Il grande pasticcere, com’è stata come esperienza? Se ti dovessero proporre altre collaborazioni per il piccolo schermo accetteresti?

Sì, come ho scritto su Facebook per me è stata una grande opportunità, un’occasione di vita, più che di successo e notorietà, per capire tante cose e fare un percorso dentro di me che mi ha portata a realizzare di avere sete di nuove conoscenze e di essere arrivata al punto limite di quello che potevo realizzare da autodidatta.
Oltre quel punto senza guida, confronto e formazione da parte di grandi maestri non potevo più arrivare, ma sarebbe stato davvero chiedere troppo a me stessa.
Assolutamente sì parteciperei ancora a trasmissioni televisive, al di là della ricchezza interiore che ti lascia come esperienza di vita è molto divertente.

Sei anche insegnante e i tuoi corsi sono molto seguiti, cosa consiglii a chi si vuole avvicinare al mondo del cake design? Quali caratteristiche bisogna avere?

Questa forse è la domanda più difficile.Occorrono una molteplicità di caratteristiche…però io sono per dare un’opportunità a tutti, quindi chiunque ha voglia deve provarci!!

E infine, ci lasci con un consiglio per i nostri lettori che vogliono cimentarsi in questo campo: qual è un dolce da sperimentare a casa propria?

Un pan di Spagna facile facile, che è quello che ho fatto al programma in televisione e ha ricevuto i complimenti del maestro Rinaldini (ed è l’unica ricetta che conosco a memoria) : 200g di zucchero 200g di farina 6 uova bacca di vaniglia.

Montare uova e zucchero in planetaria per 10 min aggiungere la farina setacciata a pioggia, miscelare con Marisa, versare in teglia 26 cm e infornare a 180 gradi per 35 minuti!

Ahmed Barkhia: un bacino per tornare a camminare (INTERVISTA)

Credit Photo: Ahmed

Quella che segue è la storia di Ahmed Barkhia.
Ma potrebbe essere la storia di tutti noi e allora ho deciso di raccontarvela. In casi come questi l’informazione diventa di vitale importanza ed ecco perché lascio che sia lui a raccontarvi attraverso quest’intervista del male con cui Ahmed combatte da 8 lunghi anni, senza mai arrendersi.

Il tempo è tiranno.
E questo Ahmed hai dovuto impararlo sulla tua pelle quando hai scoperto che la malattia di cui soffri da circa 8 anni ti costringerà su una sedia a rotelle. Ci racconti cos’è l’osteonecrosi?

Questa patologia aggredisce il tessuto osseo, togliendogli l’ossigeno. Questo, alla lunga, porta alla morte del tessuto stesso, rendendolo molto debole. Il risultato è che l’osso si sfalda lentamente non potendosi più rigenerare. Attualmente la zona colpita è quella delle articolazioni inferiori del mio corpo, in particolare le anche ed il bacino.

Questa è una di quelle storie che ti insegna che la forza di volontà è tutto. Come è cambiata oggi la tua vita Ahmed?

Fino al gennaio del 2014 ero sulle Dolomiti a sciare, a maggio l’ultima visita ha dato come risultato un’accelerazione del processo. I medici mi hanno consigliato di agire in tempo (novembre) per evitare di perdere l’uso delle gambe. Il dolore aumenta di giorno in giorno ed ora neanche più i farmaci hanno effetto. Sono sempre stato un guerriero nella mia vita, ogni sfida l’affrontavo con rispetto e dedizione ma oggi posso dire di aver scoperto che è possibile (e necessario) superare i propri limiti. Oggi non posso ancora correre con le mie gambe ma grazie agli amici più stretti lo sto facendo lo stesso, loro hanno scelto di condividere con me questo fardello e mi stanno aiutando in questa battaglia contro un nemico molto potente. Malgrado la riduzione continua della mia mobilità, grazie alla forza di volontà ho potuto correre alla Color Run, scalare il Gran Sasso ed il Terminillo, raggiungere la cresta dei Carpazi ed infine scontrarmi sulla piana di un evento fantasy-medievale con altri compagni d’arme. La mia vita è cambiata moltissimo ma cerco di non farlo sembrare agli altri, anche se è molto difficile.

Oggi ti occupi di crowdfunding.
Perché quando sono necessarie informazione, istantaneità e contatti (molti), internet e i social si rivelano una grande risorsa. Ci racconti della tua campagna #UNBACINOPERAHMED?

Quando ho scoperto il reale problema che si nascondeva dietro questa patologia ho raccolto le mie forze ed iniziato a pianificare una strategia. Provenendo dal campo informatico ed avendo avuto esperienze nel business development nell’ambito delle Startup, ho applicato le mie conoscenze per creare una piattaforma di crowdfunding ed utilizzare i social networks. Per quanto riguardava il nome della campagna all’inizio era HELP AHMED BARKHIA ma dopo una prima analisi risultava complesso da ricordare perciò è cambiata in #UNBACINOPERAHMED che ha questo simpatico doppio senso con cui ho dato il via ai video in cui ricevo dei bacini volanti. Mentre stavo sviluppando l’attuale piattaforma ho dovuto appoggiarmi su un sito che dava la possibilità di raccogliere fondi ma ho perso il 17% delle donazioni a mio favore a per via della tassazione che prevedeva (compreso paypal). Dopo l’evento Steampunk Roma ho avuto modo di creare due interessanti call to action, una che coinvolgesse il mondo delle barbe (e dei baffi) ed un’altra le t-shirt. L’Ahmed Barkhia Mustache è una cera per baffi che viene venduta con un pamphlet in cui si spiega come curare la propria immagine e consigli su come applicare la cera per creare degli effetti fantastici, la t-shirt Ahmed Barkhia riprende il logo della Ahmed Barkhia Mustache e lancia messaggi sulla liberazione dei baffi. Devo dire che sono stato fortemente ispirato da Movember.

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Esattamente Ahmed come possiamo aiutarti? 75 mila euro sono tantissimi, quanti ne mancano ancora?

La cifra che devo raggiungere per poter ricevere l’intervento completo è di 75000€ ma entro fine novembre dovrò necessariamente operarmi alla prima gamba, quella destra. Il costo del primo intervento è di 37500€ perciò ad oggi mi mancano 28900€ che posso raggiungere solo attraverso le donazioni che posso ricevere da tutti. Non è difficile potermi aiutare, infatti come ho accennato prima è possibile eseguire una donazione libera sul sito www.ahmedbarkhia.net oppure comprando una t-shirt ed infine utilizzare la Ahmed Barkhia Mustache. Ovviamente è possibile donare direttamente a mano durante gli eventi che pubblico sulla fan page della campagna.

È possibile anche acquistare una t-shirt per sostenere la tua causa. L’idea è fantastica, il logo simpaticissimo, potrebbe anche essere un’ottima idea regalo. Dove è possibile acquistarla?

Sì. Attraverso la piattaforma TeeSpring è possibile acquistare le magliette della campagna per indossarle o regalarle. Magari se volete regalare qualcosa di simpatico ai vostri uomini (padre, fratello, partner, amante, amico) potete abbinare la maglietta alla cera per baffi.

L’informazione è di fondamentale importanza e lo scopo di questa intervista è quello di far conoscere a quante più persone possibili la tua storia, che potrebbe essere la storia di molti altri. Ti lascio con un grande in bocca al lupo Ahmed e ti chiedo di lanciare un messaggio ai nostri lettori.

Dal profondo del cuore vorrei dire di non smettere mai di sorridere. Perché il sorriso ci permette di stare sereni malgrado il buio che è intorno a noi. Perché è quel lume interno che sconfigge ogni paura ed ogni tenebra. Perché è contagioso. Perché è un fortissimo strumento di socializzazione. Perciò, vi prego, sorridete sempre. Qualcuno sicuramente sorriderà insieme a voi!

Deborah Simeone racconta il suo mondo ‘Distorted Fables’ (INTERVISTA)

Deborah Simeone, autrice di “Distorted Fables”, pagina Facebook che conta quasi 100 mila fan, si racconta in esclusiva a Blog di Lifestyle.
Deborah ci racconta di come la sua pagina ha influito sulla sua vita, di come il web non dovrebbe influire troppo sulle nostre vite, di come una pagina Facebook può farci stringere rapporti reali ma solo se non si perde mai di vista il distacco tra la vita reale e quella virtuale.

– Deborah, ti presenti ai nostri lettori?

Ciao sono Deborah,
e quando dico questa frase mi sento sempre un po’ un’alcolista anonima, oppure ritorno indietro con la mente, quando ci si doveva presentare alla lavagna e a nessuno realmente interessava.
Ho 26 anni ma quando posso dire che ne ho 18, lo dico. Sono nata in un mese caldo, a giugno, e detesto l’estate, tanto è vero che ho un kanji sul collo che significa inverno.
Mi piacerebbe dirvi che sono una persona che pratica un sacco di attività, che va da una parte all’altra della città ogni giorno e che alla sera esco spesso, ma in realtà sono una persona pigrissima i miei interessi si riducono a scrivere, leggere, guardare serie tv e mangiare. Nella prossima vita spero di essere una che si alza alle cinque del mattino per andare a correre, in questa invece mi limito ad alzarmi dal letto e sperare che non mi dimentichi di mettere l’acqua calda nella caffettiera.

– Il tuo “Mondo di Fiabe Distorte” da cosa nasce?

Il mio mondo, la mia pagina di Facebook, nasce dal fatto che non ho mai amato le eroine fatte di soli buoni sentimenti. Volevo delle donne forti, non perfette, volevo parlare di storie dove non finiva sempre bene, dove il primo uomo non è mai l’ultimo. Creai la pagina dopo poco essere stata lasciata da un uomo, anche se il termine lasciata non è quello corretto, dato che è sparito nel nulla, perché non tutti gli uomini sono capaci di lasciare, per quello ci vuole un po’ di coraggio.
La prima frase che scrissi sulla pagina fu “ho imparato a svegliarmi con il mio stesso bacio. Ho impugnato la spada con cui il principe mi ha ferita. Non sono mai stata una Bella addormentata“.
In mezzo a tutte quelle pagine d’amore volevo la mia versione che man on mano ha preso forma.
O almeno spero.

– Hai dato la denominazione “autore” alla categoria della tua pagina Facebook. Che significato hanno per te le parole?

La parola autore in realtà è messa a casaccio, non ci ho pensato molto. Ahaha.
Non mi reputo di certo tale, però si vede che era una delle prime opzioni e quindi eccola lì che spunta. Non sono di certo un’autrice, sono una che prova a scrivere e alle volte nemmeno dato che mi sfogo solamente o pubblico qualche battuta di pessimo gusto.
Avrei voluto davvero poter rispondere diversamente ma la verità è che non c’è chissà quale spiegazione.

– Parole e web.
Che rapporto hai con i social? In che modo la tua pagina ha influito sulla tua vita?

Purtroppo sono una persona incostante e ciò si può notare anche sui social.
Anche come contatto umano nel reale sono abbastanza difficile da gestire, sono una persona che ha spesso bisogno di stare sola. La pagina ha influito in senso buono nella mia vita, grazie a Distorted Fables ho conosciuto delle persone nel reale che sono ancora oggi miei amici e non solo conoscenti. Forse alle volte mi ha messo un po’ d’ansia, dato che magari tornavo a casa e mi ritrovavo mesaggi privati con su scritto “ma oggi ti ho vista in centro! Eri allo stand della Essence giusto?“ oppure “forse ti ho vista sul tram! Era la linea 15“ o ancora “eri al supermercato oggi? Indossavi un vestito viola?“ e ho subito pensato “Dio mio, meno male che oggi ero truccata!“. Per il resto è tutto esattamente come prima, la pagina per me è un mondo a parte distaccato da quello reale, è la parte un po’ più seria e sentimentale di me.

– Saluta i nostri lettori.
Che consiglio senti di poter lasciare a tutti coloro che ti leggono, e a chi, come te, intende intraprendere un approccio con il web?

Sarò abbastanza dura su questo punto, come è mio solito fare. Una pagina web rimane una pagina web. Non montatevi mai la testa, non date importanza a quel numero, fate quello che vi piace fare ma non fatevi influenzare mai. Certo, potrete utilizzarla a fini commerciali e un po’ di pubblicità ma non vedetela mai con questo fine, se c’è bene ma non fatelo diventare l’obbiettivo principale. Ormai tutti si credono scrittori, fotografi, disegnatori, ma si deve tenere come piano B, il piano A è la vita reale, cercare un lavoro e mantenersi anche con qualcosa che non piace, non si può dire “no questo non voglio farlo perché voglio diventare uno scrittore“. Il web deve essere un hobby prima di tutto, un luogo dove informarsi ma non per progettare la propria vita/carriera.
Anche perché la gente che vi segue o vi seguirà lo noterà quando starete facendo una cosa solo per prendere dei like o se lo state facendo perché piace a voi prima di tutto.

Saluto allora.
Complimenti a chi è riuscito a non addormentarsi prima di arrivare a questo punto. Mille grazie a voi, a chi segue la mia pagina e profilo, a chi mi ha scritto e non ha ricevuto risposta ma continua a seguirmi ancora, grazie a chi mi ha posto queste domande reputandomi interessante, grazie al mio gatto, che non centra nulla, ma che amo, quindi così a caso, grazie anche alle lasagne che mi piacciono tantissimo..e ok la smetto.

Ciao!

‘Girandolina’: un connubio tra viaggi e scrittura (INTERVISTA)

Unisci la passione per il viaggi e l’amore per la scrittura: così nasce “Girandolina“, il travel blog dedicato a chi non si stanca mai di viaggiare, di scoprire nuovi luoghi e conoscere culture, stili di vita ed abitudini differenti.

Per sapere di più riguardo a questo progetto, noi di Blog di Lifestyle abbiamo intervistato Elisa Gonfiantini, autrice di “Girandolina”, che si racconta condividendo esperienze e dispensando utili consigli.

Ciao Elisa, ti presenti ai lettori di Blog di Lifestyle?

Sono Elisa Gonfiantini, ho 33 anni e sono di Pistoia. Sono sposata dal 2007 con Alessio Barontini, mio compagno da 15 anni e da quasi 8 mio marito. Con lui ho creato Girandolina – il mio blog – che è online da metà 2012, anche se il boom lo ha avuto nell’ultimo anno: ora stiamo sfiorando le quasi 8.000 – 8.500 visite e abbiamo avuto un incremento dei followers anche sugli altri social network – instagram, facebook, twitter. Per questo siamo molto contenti.
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Perché hai deciso di chiamare il tuo blog “Girandolina”?

Innanzitutto perché è un nome simpatico, originale e facilmente ricordabile. Inoltre, Girandolina è il vezzeggiativo, il soprannome con cui mi ha sempre chiamata mio marito perché io ho da sempre la voglia di girare, di viaggiare: infatti questa passione ce l’ho fin da quando ero piccola.

Come è nata in te questa passione dei viaggi?

Ho iniziato a viaggiare con i miei genitori che avevo 7 anni. Siamo andati via via sempre più lontani, siamo stati anche un mese in Brasile e un mese a Santo Domingo: abbiamo proprio abitato lì – abbiamo preso una casa e conosciuto bene il posto.
Questa è proprio un’abitudine dei miei viaggi, alla quale mi hanno abituato i miei genitori e che uso anche quando vado in giro con Alessio: noi non facciamo il turista vero e proprio, ma cerchiamo di conoscere le abitudini del posto che si visita. Quindi io mi documento prima ed è tutto super organizzato, so gli orari dei vari siti di trasporti perché non conosco il posto e poi perché – intendiamoci – ora c’è un pò di crisi dappertutto. Uno giustamente va via meno giorni, per un fatto di lavoro e di soldi, quindi io cerco, nel minor tempo possibile, di vedere il più possibile.
Ovviamente facendolo con un turismo responsabile, che ho imparato appunto dagli insegnamenti dei miei genitori. Per esempio, in Brasile, ci siamo inseriti nella comunità del paesino in cui vivevamo: andavamo tranquillamente a fare la spesa nei loro posti e abbiamo fatto amicizia, anche se non parlavamo la lingua. Mia mamma mi ha sempre insegnato che se te vai in giro portando rispetto alle persone, di conseguenza le persone portano rispetto a te: se non fai il turista gradasso, egoista o pretenzioso – perché paghi e allora vuoi essere trattato in un certo modo – sei una persona tranquilla, una persona come tante altre, e vieni trattato di conseguenza.

Come mai hai deciso di aprire il tuo Blog? Qual è il tuo obiettivo?

Il motivo per cui ho aperto il blog è stato esclusivamente perché a me piace scrivere: infatti il mio sogno da bambina era diventare una scrittrice. Sogno che probabilmente in questi ultimi periodi si sta anche realizzando perché ho scritto delle sceneggiature per degli spettacoli, ho dei progetti a riguardo sempre intorno a Pistoia, nella promozione della città.
Metti insieme la passione dello scrivere e la passione del viaggiare: così è nato il blog. E poi Alessio è un fotoamatore, e le foto le fa bellissime.
Quando iniziammo a pensare al blog era il 2009-2010, non era ancora il boom dei blog come adesso. Poi, per altre vicissitudini si rimandò e il blog si aprì nel 2012: io dissi “guarda ce ne sono 25 milioni di blog, che vuoi che gli interessi alla gente del nostro”. Il primo anno è passato un pò in sordina – giustamente – perché non è che puoi pretendere tutto subito. Abbiamo visto i risultati adesso perché abbiamo molte visite, gente che ci chiama, che ci manda le mail, sono stata chiamata a fare dei blog tour nelle vicinanze: sono queste le soddisfazioni.
L’obiettivo è quello di migliorarsi sempre. Mio marito fa il programmatore, quindi gioco in casa. Il sito è molto semplice, lo ha fatto lui a mano, senza piattaforme. Il problema è che finché non era famoso andava bene in quella maniera, ora che sta iniziando ad essere usato non regge più – l’affluenza dei visitatori lo blocca. Quindi abbiamo dovuto scegliere di aggiornarlo: se tutto va bene entro fine gennaio dovremmo riuscire a farlo, sicuramente lavorando giorno e notte. Ho tantissimi articoli, non credevo di aver scritto così tanto. Devi sapere che sono la prima travel blogger dell’Italia, perché già quando andai via, a 7-8 anni, per il primo viaggio con i miei genitori, scrivevo sul diario della barbie: il primo travel blog di 30 anni fa quasi. Già allora mi piaceva scrivere, ricordarmi cosa avevo visto, cosa facevo, cosa mangiavo.

Tra i vari viaggi e le varie esperienze vissute, qual è quella più bella, che più ti ha colpita? Perchè?

Diciamo che sono due. Il mio viaggio, quello che ho sempre sognato da quando sono piccola, – e se vedi il blog si capisce – è l’Egitto. Io sono fissata con l’Egitto, ho tantissime enciclopedie che mi parlano della storia egiziana. Mi definisco una “egittologa autodidatta”: mi son studiata tutta la storia egiziana da sola. Inoltre, faccio danza del ventre da 7 anni. Quando siamo andati in crociera sul Nilo ho capito che quello era il mio posto e ho iniziato a piangere; anche quando ho visto le piramidi piangevo come una bambina. Poi ho avuto anche l’onore di poter ballare, di fare lo spettacolo davanti al capitano durante la crociera.
Ho fatto anche degli spettacoli teatrali sull’Egitto e ho scritto la sceneggiatura di Cleopatra. E anche quest’anno abbiamo dei progetti, in concomitanza con il blog: piano piano stiamo diventando importanti.
L’altro viaggio bello è stato il viaggio di nozze in Australia. Anche lì siamo stati via un mese. Ci è mancata solamente una città del nord e poi avremmo fatto il girotondo completo. Siamo partiti da Perth e poi abbiamo fatto tutto – est, ovest, sud -, ci mancava appunto il nord. Un mese, con viaggio organizzato, anche se noi di solito non facciamo viaggi organizzati, preferendo la tipologia fai da te.

Quali tipologie di viaggio hai sperimentato? Quale preferisci?

Le ho provate tutte le tipologie di viaggio: il viaggio organizzato, il viaggio in pullman, il viaggio in macchina. Per comodità preferisco il viaggio fai da te, perché ognuno ha il suo modo di viaggiare e i suoi gusti. Quando vieni omologata in un viaggio organizzato, dove non sei te che decidi, rischi di vedere cose che non ti interessano o le cose che ti interessano di vederle nel minor tempo possibile.
La cosa bella però è che nei viaggi organizzati di solito ti fanno vedere tante cose, ovviamente nel minor tempo possibile. In una giornata ti possono far vedere 4-5 siti – però un’ora a sito – cosa che se vai da sola ne vedi tre.
Sono tipologie di viaggio che dipendono anche dal carattere della persona: se è una persona un pò pigrona che non ha voglia di organizzarsele da sé, possono essere delle valide alternative.
Io, per ora, preferisco il fai da te.

Qual è stato l’ultimo viaggio? E il prossimo? Lo hai già programmato?

L’ultimo viaggio l’ho fatto a metà dicembre. Siamo stati ai mercatini di natale in Trentino: abbiamo fatto Merano, Bolzano, Bressanone – i classici mercatini.
Per il prossimo – mio marito mi ha fatto il regalo di San Valentino – andiamo a Bruxelles e a Bruges. Non ci sono mai stata, ma tutti quanti mi hanno detto che sono molto belle.

Hai da dare qualche consiglio da dare ai blogger emergenti e in particolare ai travel blogger?

Di blog ce ne sono tantissimi ora online, quindi la concorrenza è spietata. L’unica cosa che ti può differenziare dagli altri è innanzitutto la scrittura: se scrivi bene, in modo simpatico, in modo conciso. Poi ogni persona scrive in un modo differente, quindi non ti devi omologare agli altri stereotipi, ma devi trovare il tuo modo di scrittura, il tuo modo di farti conoscere, di far vedere al mondo quello che vedi con i tuoi occhi. Questa è già una differenziazione.
Poi l’utilizzo dei social network, per qualunque cosa. Se impari ad usare i social network in modo abbastanza buono, scrivi bene e scrivi cose vere – perché non è che puoi parlare di un posto se non ci sei andato – hai delle buone chance per farti conoscere.
Poi è fortuna, come tutte le cose: c’è chi l’ha avuta di più e chi l’ha avuta di meno.