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Lucilla Agosti, la femminilità attraverso il sorriso (INTERVISTA)

Bellezza acqua e sapone, bionda, occhi chiari, la classica ragazza della porta accanto. Beh, una bella ragazza della porta accanto. Ma forse è proprio questo che incanta di Lucilla Agosti. La sua dolcezza la contraddistingue. Anche se Lucilla non è solo questo. Un mix di professionalità e umiltà che la porteranno sicuramente molto lontano. E almeno noi di Blog di Lifestyle ce lo auguriamo. All Moda, Distretto di polizia, Scalo 76, l’Isola dei Famosi, e Mistero sono solo alcune delle esperienze scritte sul suo curriculum vitae. L’abbiamo raggiunta per una chiacchierata in cui si racconta senza peli sulla lingua.

Ciao Lucilla, giovanissima ma con una grande esperienza alle spalle, partiamo dall’inizio, lavorare in televisione è sempre stato il tuo sogno o da bambina avevi altri programmi per la tua vita?

Non è sempre stato il mio sogno. Io ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’intrattenimento con il teatro e quello è stato il mio primo e grandissimo amore, poi per caso mi sono avvicinata al mondo della televisione. Quindi in realtà è un regalo che mi è arrivato inaspettato proprio tra capo e collo. Quando ero piccola piccola non so cosa sarei voluta diventare, ad un certo punto durante il liceo mi sarebbe piaciuto fare medicina come mio padre, dopo, verso i 15 anni ho iniziato a fare teatro e ho capito che, in realtà, quello che volevo fare era stare sul palco, recitare, stare in questo mondo, quello dello spettacolo. Però era lontano il mondo della televisione, era una cosa artistica la mia, mi piaceva l’idea di creare qualcosa insieme ad altre persone.

Sei bellissima, bionda, occhi chiari, acqua e sapone, sempre sorridente e spontanea, forse proprio questo ti distingue dalle tue colleghe. Cosa credi che vada cambiato nel sistema televisivo italiano?

Io penso che non debba essere cambiato qualcosa, penso però che sarebbe più interessante se si dessero immagini diverse di donne, quindi non soltanto un’immagine stereotipata per cui anche all’estero ci ricordano. Però non dimentichiamo che anche noi abbiamo delle donne dello spettacolo molto sorridenti, una su tutte Michelle Hunziker, che del suo sorriso ha fatto la sua bandiera, oppure un’altra ragazza che mi piace tanto come approccio e fisicità e che non è per niente artefatta è Silvia Toffanin, quindi in realtà poi ci sono delle figure che non sono le classiche “bonazze” standardizzate. A me piace che la femminilità passi attraverso il sorriso, la semplicità, l’essere acqua e sapone. Poi io per prima ci tengo ad essere curata però penso debba essere facile arrivare in maniera spontanea al pubblico.

Parliamo di Lucilla lontano dalle telecamere. Sei mamma di due bellissimi bambini, Cleo 4 anni e il piccolo Diego di poco più di un anno. Che tipo di mamma sei?

Come spesso nel mio carattere, sono un mix di severità e gioco. So di essere una mamma molto socievole, scherzo, rido, mi piace giocare con i miei bambini, sono molto alla mano, non ho timori, li faccio giocare, cadere, però poi sono altrettanto severa nelle cose importanti, come ubbidire, non dover ripetere le cose 40 volte, andare a dormire all’ora giusta, quando ci sono i capricci arriva anche lo scappellotto sul sedere, dopo averli avvisati che sarebbe arrivato. Io mi sento soddisfatta come mamma, e te lo dice una che non è mai soddisfatta di quello che fa, mi metto sempre in gioco, penso sempre, soprattutto nel lavoro, di dover dare di più, di poter fare meglio, invece il regalo più bello che mi è arrivato con la maternità è che, anche se i dubbi ci sono sempre, sono felice di come sono con i miei bambini, li vedo contenti con me e questo è il riscontro immediato che sto facendo bene.

Lunedì 4 maggio è partito il tuo programma Donna Moderna Live, su La5 dove per 40 puntate darai consigli di lifestyle e tendenze. Ci sveli qualche must in esclusiva?

Innanzitutto per me la cosa di cui non potremmo più fare a meno, dopo Donna Moderna Live sono i tutorial di trucco e parrucco. Io li trovo geniali, ogni volta che li vedo io penso finalmentedi poter imparare a fare la treccia a spina di pesce, la banana, il trucco da sera, quello da spiaggia, li trovo super. Poi mi piacciono anche tutti i consigli per tutto quello che concerne la vita in casa, quindi anche le piccole cose per trasformare i vecchi oggetti che hai in casa in qualcosa di nuovo, lo trovo molto divertente perché io adoro il riciclo e poter dare una seconda vita alle cose che magari ci hanno stufato lo trovo molto utile, soprattutto in questo momento di crisi economica penso che buttare via le cose sia sbagliato, meglio dare una seconda vita. Poi mi piace tantissimo la rubrica delle protagoniste del wellness, dove sono “protagonista”, sono tutti sport molto particolari e mi piace mettermi nei panni dell’allieva e sto provando degli sport molto strani che non avrei mai scoperto, tipo lo yoga in volo, la danza polinesiana, cardiolates, è bello scoprire quelli che non sono i soliti sport.

Come ti descriveresti in tre soli aggettivi?

Irruente, di cuore e solare.

Nostalgicamente vorrei rivolgerti una domanda sul tuo passato televisivo. La musica ha fatto parte della tua vita professionale per molti anni. Oggi ci sono molti talent show, Xfactor, Amici, The Voice, per citarne alcuni, credi che questo cambio di rotta della tv faccia davvero bene alla musica?

Vedendo quello che è uscito ultimamente da Xfactor, per esempio, ti direi di si. Mi piace vedere come voci noti del panorama musicale italiano, vedi Elisa ad Amici, si siano messi in contatto con questo mondo. A me quello che affascina dei talent è il far sognare, dare a dei ragazzi la possibilità di vivere il loro sogno. Poi quello che sarà il loro futuro dipende da loro, dalla capacità di sapersi creare uno spazio reale, dopo aver vinto un talent, perché non vi è il successo assicurato, perché entra in gioco altro, però credo sia bello cercare, trovare dei talenti da persone normali che fino al giorno prima facevano le commesse, gli insegnanti, gli studenti, trovo che sia molto bello e alla portata di tutti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Nella vita privata e professionale?

Io sono in radio ormai da un anno tutte le mattine, dalle 10 alle 13 su radio 101, il mio progetto per ora è proprio Donna Moderna Live su La5, poi ho fatto Italia’s Got Veramente Talent? con Rocco Tanica. Quindi il 2015 è stato un anno ricco. Nel mio cuore c’è la speranza che dopo queste 40 puntate di Donna Moderna Live, visto che sta avendo molto successo, ci sia anche la seconda stagione. Poi vedremo cosa verrà fuori.
Per la mia sfera privata ho voglia di lavorare su me stessa per correggere gli impeti caratteriali che mi fanno prendere le cose troppo di petto, che può essere un bene, ma anche un male in un certo punto di vista e poi, con calma, a tempo giusto, mettere in canna un altro bimbino, dai.

Un saluto speciale per i nostri lettori?

Vi bacio, vi abbraccio tutti, cari lettori di Blog di Lifestyle, seguitemi sempre su La5, mi raccomando che ci sono tante cose belle e io seguirò voi.

Marzia Peragine: ”La femminilità è un modo di essere” (INTERVISTA)

Occhi che brillano, un sorriso che illumina: Marzia Peragine, stylist e blogger made in Puglia, si presenta così agli occhi di chi la guarda. E nonostante non occorra nient’altro per non farla passare inosservata, il suo gusto e la sua passione per la moda ne esaltano ancor più la bellezza, ma soprattutto il talento.

Scopriamo insieme su Blog di Lifestyle qualcosa in più di questo incantevole orgoglio pugliese.

Partiamo dal principio. Chi è Marzia Peragine?

Marzia si definisce un’appassionata di moda fino al midollo. Una stylist sicuramente, dati gli studi e le esperienze maturate in questi anni e una blogger “insolita”, super sincera con gli internauti, che non si omologa alle altre e indossa solo ed esclusivamente brand che rispecchiano il suo stile mai cadendo nel circolo vizioso della massificazione, tipica delle bloggers nostrane.

Vieni da una piccola realtà in provincia di Bari. Come è nata e cresciuta, da lì, la tua passione per la moda?

La mia passione per la moda nasce soprattutto al liceo, precisamente in quarto superiore. Sentivo la necessità di diversificarmi dalle classiche “divise liceali” che le amiche impongono. Ho sempre amato sentirmi unica, diversa e stravagante. Non tollero la banalità e adoro le mostre fotografiche perché fungono da ispirazione per i miei styling.

Sei appena tornata dalla MFW. Il meglio e il peggio secondo il tuo occhio critico?

Il meglio: scarpe basse e ginniche per tutti (le donne finalmente possono lasciare i tacchi a casa, anche se io li adoro). Il peggio? Ridicolizzarsi per attirare l’attenzione dei fotografi.

Studi e lavori sodo. Dove vuole arrivare Marzia?

Ho terminato la mia specialistica allo IED in Styling Advanced, lo scorso luglio. Adesso mi dedico completamente a quello che amo di più: shooting e il mio blog.

Parliamo di viaggi. Come è iniziata la tua esperienza tra le PinkTrotters e qual è il ricordo più bello legato a questa avventura? Quali invece le prossime tappe?

La mia esperienza con le Pinktrotters è iniziata lo scorso Agosto grazie a Eliana Salvi, la leader di questo team magnifico. E’ stata una delle esperienze più belle che abbia mai fatto: viaggiare con persone mai viste prima, condividere qualsiasi cosa, poi in Puglia la mia terra. Tanto di cibo, divertimento e una villa mozzafiato…un vero sogno! Questa social community tutta al femminile è geniale, perfetta per ragazze e donne che hanno voglia di divertirsi, con spirito di avventura ma soprattutto super glam. Le prossime tappe non posso svelarvele. Vi dico solo che a partire da Gennaio ci saranno news.

I tre stilisti sul tuo personale podio…

Christian Louboutin per le scarpe, Armani per l’abbigliamento, Prada per gli accessori.

Cos’è per te la femminilità?

E’ un modo di essere. E’ avere allure.

Cosa pensa Marzia degli uomini?

Bella domanda. Penso che gli uomini siano la più grande gioia tanto quanto la più grande “maledizione” di una donna. Scherzi a parte, ho un rapporto molto ironico con gli uomini, li adoro quando sono impacciati o poco furbi negli atteggiamenti (si sa che le donne sono un pelino più avanti eheh), li “maledico” quando sono poco sensibili con noi donne. Diciamo che tutto sommato se non ci fossero ci si annoierebbe un sacco.

Un capo o un accessorio per cui impazzisci particolarmente.

Impazzisco per le scarpe, le colleziono, ne ho davvero tante, per lo più tacchi.

Daniela Farnese, “La cosa più bella da fare con i libri è leggerli” (INTERVISTA)

Credit: dottoressadania.it

Scrittrice e blogger italiana, Daniela Farnese ha appena pubblicato il suo quarto libro, che è già negli scaffali più in vista di tutte le librerie. La sua prima opera è stata una saggio: “101 Modi per far soffrire gli uomini (siate stronze, siate cattive, siate spietate)”, pubblicato nel 2011, e subito, l’anno successivo è uscito il suo primo libro dal successo internazionale: “Via Chanel N° 5”.

Simpatica, gentilissima e stra divertente, Blog di Lifestyle ha avuto l’occasione di intervistare Daniela Farnese. Ecco cos’abbiamo scoperto di lei.

Ciao Daniela, come sei approdata al mondo della scrittura?

Che bella domanda. In realtà ho sempre scribacchiato ma non ho mai avuto un libro nel cassetto. La parte più impegnativa della scrittura per me è stato il momento in cui ho deciso di aprire un blog ormai 11 anni fa; era un gioco visto che erano ancora sconosciuti e non ce n’erano molti. E niente, poi è diventata un’abitudine quotidiana, chiacchieravo, postavo. Era diventato uno strumento conversazionale, e quella era diventata la mia pratica abituale con la scrittura. I libri poi sono arrivati abbastanza dopo, ho collaborato con qualche rivista, scrivevo dei pezzi, qualche racconto, e poi appunto non ho mai avuto un libro nel cassetto; finché l’editore non mi ha scovata sul blog e mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere un libro dal titolo divertente. E da li è nato il primo libro, ma se non fosse stato per lui che me lo veniva a chiedere, conoscendomi e conoscendo la mia pigrizia non l’avrei mai fatto. Anzi è stato anche molto fondamentale avere una data di scadenza, di consegna che mi stimolava a finire il lavoro.

C’è un rito particolare che fai quando devi scrivere? Scrivi in un preciso momento della giornata o non hai regole a riguardo?

Io scrivo soprattutto nel pomeriggio tardo, perché la mattina sono KO, assomiglio a una specie di manichino appoggiato sulla sedia. Il mio momento d’oro di solito è dalle 3 alle 4 in poi: mi preparo il mio caffè, nella mia tazza, che è sempre quella, e comincio a scrivere. Poi diciamo che sono abbastanza poco bukowskiana, perché per scrivere non devo bere, non ci deve essere musica, né silenzio assoluto. Salvo con l’ultimo romanzo che ho un po’ cambiato abitudini per cambiare prospettiva, e sono andata a scriverlo in una libreria-caffè di Milano molto carina. E quindi qualche giorno l’ho passato lì, nella confusione, con un brusio di sottofondo che era molto stimolante. Sempre con il caffè a portata di mano.

Si parla spesso di “blocco dello scrittore”. Ti è mai capitato di aver ostacoli nella stesura dei tuoi libri?

Non mi è mai capitato di non averli, diciamo così. L’ultimo anno ad esempio è stato tutto un blocco. Ho avuto in mente un sacco di idee, e fin da subito non ho voluto fare il terzo libro dei romanzi Chanel perché mi piaceva l’idea che fosse finito con quel lieto fine totale. Quindi ho deciso di fare una storia diversa, e lì c’è stato un attimo di grande blocco, a livello d’ispirazione: avevo tantissime storie ma non me ne convinceva neanche una, quindi ogni settimana cambiavo idea.

C’è un momento preciso in cui è nata l’idea di “A noi donne piace il rosso”?

L’idea mi è venuta al Vinitaly con delle amiche. Erano un paio d’anni che non ci andavo e incontrare vecchi conoscenti e produttori è stato un momento molto carino perché ci dicevamo “altro che settimana della moda, questo è il vero cuore italiano”, “che bello sarebbe vivere di vino”. E allora io mi sono detta, “perché non scrivere qualcosa che parli di vino?” poi è stato bello perché dopo che mi è venuta questa idea avevo l’impalcatura della storia, ma poi dovevo assolutamente studiare, perché raccontare la terra, le vigne, il lavoro era una cosa di cui dovevo documentarmi. Ho ripreso in mano tutti i contatti che avevo di qualche anno fa nell’ambiente del vino e ho chiesto di farmi vedere, ospitarmi. Mi sono fatta due mesi meravigliosi in giro per le cantine e le vigne d’Italia, ed è stata un’esperienza bellissima, nonostante io sia ingrassata di quattro chili. Ma la verità è che se non assaggi non puoi scrivere.

Amore, moda e vino sono parole chiavi dei tuoi libri, è così anche per la tua vita reale?

Non dimentichiamoci il caffè. Comunque si, sono cose che mi piacciono abbastanza. Della moda sopratutto le scarpe, perché soffro molto il problema del rimanere in linea, visto che sono una buona forchetta. Per questo amo le scarpe: non ti fanno mai sentire grassa, hai sempre la stessa taglia, ti stanno sempre bene; e quindi compro una marea di scarpe. Poi a differenza degli altri romanzi e del manuale, questo libro l’ho scritto in un momento particolarmente felice, perché sono innamorata. L’unico grande problema a riguardo è che il mio ragazzo è astemio.

Ci elenchi tre motivi fondamentali per cui la popolazione femminile dovrebbe assolutamente leggere il tuo libro?

Sicuramente perché è una bella storia, perché insegna a non avere paura del tempo, ed è una cosa che spaventa tutte le donne, non solo quelle giovani ma anche quelle che sono un po’ più agée, e poi perché non fa ingrassare.

Quanto c’è di tuo nei personaggi di Rebecca e Ambra?

In realtà molto poco in entrambe. La cosa che abbiamo in comune io e Rebecca è il fatto che lei aveva bisogno di ritrovare se stessa, e in questo, in quel determinato periodo della mia vita, era molto simile a me. E poi c’è ovviamente la fissa per le scarpe. Ambra invece vive sempre connessa, ha questa sindrome perenne di femme prodige e le sembra di perder tempo continuamente, deve fare tutto in fretta. Questa credo che sia l’unica cosa che io a Ambra abbiamo in comune.
Non sono personaggi autobiografici, ma nella storia c’è molto di mio, più nei personaggi minori come le amiche di Ambra che sono molto sarcastiche, in loro mi ci rivedo molto. Ecco, io sono sempre l’amica delle mie protagoniste.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro, ti aspettavi tutto questo successo?

No. Anche perchè non pensavo di essere portata per scrivere libri rosa. Essendo stata sempre molto cinica pensavo di non poter proprio scrivere d’amore. Invece mi sono resa conto, soprattutto con il blog, che quando ti capita la classica batosta d’amore, la prima cosa che fai è quella di lanciare messaggi e parlare di questa situazione. E la cosa pazzesca è che non solo moltissime ragazze si sono riviste nelle mie parole e nel mio percorso doloroso, ma che tutte avevano una storia da raccontare.

Come vivi il rapporto social con i tuoi lettori?

Benissimo, mi diverto molto. Poi tra l’altro è bello perché io avevo dei lettori, prima che uscissero libri, che mi seguivano sul blog, molto più satirico, ed è stato strano per loro vedermi pubblicare questi libri.

Hai mai pensato di creare una pagina Facebook per dividere la tua vita privata dalla tua vita da scrittrice?

In realtà no. Ci ho pensato e ne ho anche discusso con l’ufficio stampa, però in effetti da quando ho aperto un blog la mia vita privata e quella online si sono fuse. Con il blog mi ero già costruita un nickname e un entità parallela, che mi hanno permesso di essere me stessa in tutti i momenti. Quindi io non soffro assolutamente la mancanza di privacy, perché molta parte della mia vita l’ho vissuta mettendo tutto in rete. È ovvio che sono però diventata molto brava a filtrare le informazioni che voglio dare.

Lettura e scrittura sono pane quotidiano per chi fa, o aspira a fare, un lavoro come il tuo. Ma contano in egual modo? Cosa serve maggiormente per arrivare al successo?

Bisogna leggere molto di più di quanto si scrive. L’ho scritto anche in un tweet una volta “Non capisco perché tutti vogliono scrivere, quando la cosa più bella da fare con i libri è leggerli”. Secondo me per riempire il tuo immaginario, per dar vita alla tua fantasia, per essere bravo, bisogna leggere moltissimo. Il grande limite oggi è che tutti hanno nel cassetto un libro autobiografico, perchè tutti ovviamente trovano estremamente interessante la propria vita. In generale, più che pensare alla propria vita e mettersi giù a scrivere, bisogna leggere tanto delle vite degli alti, inventate o meno.
Prima di provare a scrivere bisogna leggere tanto, e poi leggere ancora.

Progetti per il futuro? Qualche nuova storia d’amore che ci lascerà senza fiato?

Spero di si. In quest’anno sabbatico ho raccolto fin troppe idee, e sto cercando di scaglionarle per poterle portare a analizzare bene. Ma almeno un paio le porterò a termine sicuramente. E poi chissà, non ho ancora pensato se fare un seguito di “A noi donne piace il rosse”. Vediamo.

Saluti i nostri lettori suggerendo loro 3 libri che devono assolutamente leggere?

Allora, sicuramente “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, è un buon libro con una storia che mi piace molto. Un altro libro che consiglio sempre a tutti è “Trilogia della città di kappa”, di Kristof Agota. E poi uno dei miei libri preferiti dall’epoca adolescenziale è “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal: la sua scrittura è molto onirica, ma sembra quasi la scrittura di un pazzo alcolizzato, però i suoi libri sono veramente molti belli e hanno un immaginario molto forte. Poi soli 3 libri sono pochi, leggete qualsiasi cosa: se è scritta bene vale la pena di leggerla.
Grazie e buon lavoro.

Grazie a te

Ahmed Barkhia: un bacino per tornare a camminare (INTERVISTA)

Credit Photo: Ahmed

Quella che segue è la storia di Ahmed Barkhia.
Ma potrebbe essere la storia di tutti noi e allora ho deciso di raccontarvela. In casi come questi l’informazione diventa di vitale importanza ed ecco perché lascio che sia lui a raccontarvi attraverso quest’intervista del male con cui Ahmed combatte da 8 lunghi anni, senza mai arrendersi.

Il tempo è tiranno.
E questo Ahmed hai dovuto impararlo sulla tua pelle quando hai scoperto che la malattia di cui soffri da circa 8 anni ti costringerà su una sedia a rotelle. Ci racconti cos’è l’osteonecrosi?

Questa patologia aggredisce il tessuto osseo, togliendogli l’ossigeno. Questo, alla lunga, porta alla morte del tessuto stesso, rendendolo molto debole. Il risultato è che l’osso si sfalda lentamente non potendosi più rigenerare. Attualmente la zona colpita è quella delle articolazioni inferiori del mio corpo, in particolare le anche ed il bacino.

Questa è una di quelle storie che ti insegna che la forza di volontà è tutto. Come è cambiata oggi la tua vita Ahmed?

Fino al gennaio del 2014 ero sulle Dolomiti a sciare, a maggio l’ultima visita ha dato come risultato un’accelerazione del processo. I medici mi hanno consigliato di agire in tempo (novembre) per evitare di perdere l’uso delle gambe. Il dolore aumenta di giorno in giorno ed ora neanche più i farmaci hanno effetto. Sono sempre stato un guerriero nella mia vita, ogni sfida l’affrontavo con rispetto e dedizione ma oggi posso dire di aver scoperto che è possibile (e necessario) superare i propri limiti. Oggi non posso ancora correre con le mie gambe ma grazie agli amici più stretti lo sto facendo lo stesso, loro hanno scelto di condividere con me questo fardello e mi stanno aiutando in questa battaglia contro un nemico molto potente. Malgrado la riduzione continua della mia mobilità, grazie alla forza di volontà ho potuto correre alla Color Run, scalare il Gran Sasso ed il Terminillo, raggiungere la cresta dei Carpazi ed infine scontrarmi sulla piana di un evento fantasy-medievale con altri compagni d’arme. La mia vita è cambiata moltissimo ma cerco di non farlo sembrare agli altri, anche se è molto difficile.

Oggi ti occupi di crowdfunding.
Perché quando sono necessarie informazione, istantaneità e contatti (molti), internet e i social si rivelano una grande risorsa. Ci racconti della tua campagna #UNBACINOPERAHMED?

Quando ho scoperto il reale problema che si nascondeva dietro questa patologia ho raccolto le mie forze ed iniziato a pianificare una strategia. Provenendo dal campo informatico ed avendo avuto esperienze nel business development nell’ambito delle Startup, ho applicato le mie conoscenze per creare una piattaforma di crowdfunding ed utilizzare i social networks. Per quanto riguardava il nome della campagna all’inizio era HELP AHMED BARKHIA ma dopo una prima analisi risultava complesso da ricordare perciò è cambiata in #UNBACINOPERAHMED che ha questo simpatico doppio senso con cui ho dato il via ai video in cui ricevo dei bacini volanti. Mentre stavo sviluppando l’attuale piattaforma ho dovuto appoggiarmi su un sito che dava la possibilità di raccogliere fondi ma ho perso il 17% delle donazioni a mio favore a per via della tassazione che prevedeva (compreso paypal). Dopo l’evento Steampunk Roma ho avuto modo di creare due interessanti call to action, una che coinvolgesse il mondo delle barbe (e dei baffi) ed un’altra le t-shirt. L’Ahmed Barkhia Mustache è una cera per baffi che viene venduta con un pamphlet in cui si spiega come curare la propria immagine e consigli su come applicare la cera per creare degli effetti fantastici, la t-shirt Ahmed Barkhia riprende il logo della Ahmed Barkhia Mustache e lancia messaggi sulla liberazione dei baffi. Devo dire che sono stato fortemente ispirato da Movember.

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Esattamente Ahmed come possiamo aiutarti? 75 mila euro sono tantissimi, quanti ne mancano ancora?

La cifra che devo raggiungere per poter ricevere l’intervento completo è di 75000€ ma entro fine novembre dovrò necessariamente operarmi alla prima gamba, quella destra. Il costo del primo intervento è di 37500€ perciò ad oggi mi mancano 28900€ che posso raggiungere solo attraverso le donazioni che posso ricevere da tutti. Non è difficile potermi aiutare, infatti come ho accennato prima è possibile eseguire una donazione libera sul sito www.ahmedbarkhia.net oppure comprando una t-shirt ed infine utilizzare la Ahmed Barkhia Mustache. Ovviamente è possibile donare direttamente a mano durante gli eventi che pubblico sulla fan page della campagna.

È possibile anche acquistare una t-shirt per sostenere la tua causa. L’idea è fantastica, il logo simpaticissimo, potrebbe anche essere un’ottima idea regalo. Dove è possibile acquistarla?

Sì. Attraverso la piattaforma TeeSpring è possibile acquistare le magliette della campagna per indossarle o regalarle. Magari se volete regalare qualcosa di simpatico ai vostri uomini (padre, fratello, partner, amante, amico) potete abbinare la maglietta alla cera per baffi.

L’informazione è di fondamentale importanza e lo scopo di questa intervista è quello di far conoscere a quante più persone possibili la tua storia, che potrebbe essere la storia di molti altri. Ti lascio con un grande in bocca al lupo Ahmed e ti chiedo di lanciare un messaggio ai nostri lettori.

Dal profondo del cuore vorrei dire di non smettere mai di sorridere. Perché il sorriso ci permette di stare sereni malgrado il buio che è intorno a noi. Perché è quel lume interno che sconfigge ogni paura ed ogni tenebra. Perché è contagioso. Perché è un fortissimo strumento di socializzazione. Perciò, vi prego, sorridete sempre. Qualcuno sicuramente sorriderà insieme a voi!