domenica, 12 Luglio 2020

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Laura Comolli, la nuova IT girl italiana (INTERVISTA)

Quale ragazza non sogna una vita da IT-Girl?
Laura Comolli è una delle fashion blogger italiane più promettenti; è presente alle sfilate di moda più importanti del mondo ed è stata fotografata da Vogue Italia, Glamour Paris, Elle Usa e W Magazine.
Il suo blog, Purses & I, è nato nel 2010 e l’ha resa una delle style blogger più seguite d’Italia.
Siamo riuscite ad incontrarla durante la Milano Fashion Week, per chiederle quali sono i segreti di una IT Girl.

Quale credi sia il motivo del successo del tuo blog?

Do consigli quotidiani di stile e ispirazioni per creare look diversi; si tratta di suggerimenti facili da seguire e a cui tutti possono ispirarsi senza troppe difficoltà. In poche parole: semplicità, eleganza, positività e allegria.

Dopo la New York Fashion Week le tue foto stanno facendo il giro del web, cosa credi abbia colpito i fotografi?

Credo che i miei look siano piaciuti perché ho cercato di creare outfit basici, puntando su pochi capi d’effetto e capaci di catturare l’attenzione. Ho indossato colori neutri e poche stampe: questa scelta è stata la chiave di questa fashion week.
La mia parola d’ordine è: effortless.


Il tuo blog ha una piccola star, la tua gattina Kiki. Tutti ci chiediamo come fai a scattarle delle foto così belle, raccontaci qualcosa in più di lei.

Kiki è entrata nella mia vita poco dopo avere aperto il blog: le mie lettrici si sono subito innamorate di lei. Del resto è davvero irresistibile con quel musino dolce e le sue espressioni buffe. La cosa incredibile è che si mette letteralmente in posa davanti alla macchina fotografica: è una blogger nata!

Grazie al blog hai avuto occasione di viaggiare moltissimo: quali sono i posti che ami di più? E le tue prossime mete?

New York è stata la mia ultima meta: mi ha letteralmente conquistata. Dopo Milano e Parigi partirò per Lisbona, mi aspetta un mese senza sosta!

SVS DAD Onlus, insieme contro la violenza (INTERVISTA)

Credits photo: andocorri.blogspot.com

Quello della violenza contro le donne -purtroppo- è un fenomeno diffusissimo. I dati sono sconcertanti: secondo l’Istat sono 6 milioni 788 mila le donne che, tra i 16 e i 70 anni, hanno subito violenze fisiche e sessuali durante tutto l’arco della loro vita. E anche i numeri riguardanti le violenze psicologiche e i casi di stalking non sono da meno: 3 milioni e 466 mila donne sono state vittime.

In questi casi di violenza, sia fisica che psicologica, è importante non restare da sole, ma parlarne con qualcuno che possa aiutare ad uscire da questo brutto buco nero che sembra non avere nessuna via di scampo. Per venire incontro a queste donne è nata SVS Donna Aiuta Donna Onlus: Blog di Lifestyle ha intervistato quest’importante associazione proprio in occasione della Giornata contro la violenza sulla donne.

Credits photo: www.svsdad.it
Credits photo: www.svsdad.it

Siete un’associazione che aiuta e sostiene le donne vittime di violenze. Cosa fate di concreto per aiutarle?

La nostra associazione è nata nel 1997 per affiancare il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, nel sostegno e aiuto alle vittime di violenza e maltrattamento, attraverso aiuti concreti. Ancora oggi i 22 avvocati specializzati sulla violenza di genere, che collaborano con l’associazione, offrono alle vittime la consulenza e l’assistenza legale sia civile che penale, 365 giorni all’anno. Inoltre SVS DAD ONLUS sostiene le donne nel percorso di uscita dalla violenza, attraverso i percorsi psicologici, l’orientamento al lavoro, la ricerca di una nuova abitazione.

Seguite un percorso simile per tutte? Secondo i dati ISTAT del 2014 circa il 10% delle donne subiscono violenze prima dei 16 anni. È più difficile aiutare loro?

Il percorso va definito insieme alle assistenti sociali e psicologhe che hanno preso in carico la donna e deve essere ritagliato ad hoc rispetto alla specifica situazione. Le minori in quanto tali sono soggetti più deboli, ma possono essere sostenute, anche attraverso il lavoro di rete con i servizi presenti sul territorio specializzati sui minori.

Si parla tanto di violenza fisica, ma anche quella psicologica è molto frequente. I problemi che sorgono nei due casi sono differenti?

Innanzitutto quando c’è la violenza fisica, è sempre presente anche la violenza psicologica. Certamente quest’ultima è più difficile da identificare da parte della stessa vittima, che spesso tende a sottostimarla o a colpevolizzarsi, facendo maggiore fatica a chiedere aiuto. Molto spesso le donne ci chiedono aiuto dopo aver subito maltrattamenti per anni, solo quando sono costrette, da un trauma fisico, a rivolgersi a un pronto soccorso.

Dopo un percorso insieme a voi, per le donne é possibile ricominciare a fare la stessa vita di prima? E, soprattutto, a fidarsi delle persone?
Si certo, tornare a una vita “normale” è possibile, ma il percorso è molto lungo e complesso e richiede il sostegno di tutti gli operatori che seguono la donna. Anche il fatto di fidarsi ancora è legato al percorso psicologico che sosterrà la donna.

Credits photo: www.svsdad.it
Credits photo: www.svsdad.it

In occasione della Giornata contro la violenza sulle donne che cosa avete organizzato?

Quest’anno stiamo realizzando diversi incontri con i giovani delle scuole superiori di Milano, proseguendo il progetto “Amore non è violenza” che abbiamo organizzato con la Rete Antiviolenza del Comune di Milano e saremo quindi in una di queste scuole per discutere con i ragazzi su questo tema. La sera del 24 novembre saremo inoltre presenti alle ore 20,30, presso l’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo Largo Mahler in corso San Gottardo, al concerto “FRAMMENTI DI BELLEZZA” organizzato in occasione della giornata del 25 novembre.

Purtroppo, però, sembra che ci si ricordi di questo problema solo il 25 novembre. Cosa si può fare per non ridurlo ad una semplice giornata? Voi cosa fate per sensibilizzare l’opinione pubblica?

Noi siamo impegnate tutto l’anno nel lavoro di diffusione dell’informazione e della conoscenza del fenomeno, che è fondamentale per prevenire e contrastare la violenza contro le donne. E’ necessario diffondere una cultura diversa dei rapporti tra uomini e donne e dei rapporti affettivi in generale, una cultura basata sul rispetto di sé e dell’altro, sull’accettazione delle differenze e sul dialogo. E’ quello che cerchiamo di fare con gli interventi nelle scuole, con le campagne di sensibilizzazione, con il lavoro di rete sul campo insieme agli altri soggetti pubblici e privati impegnati su questo tema.

Ci si concentra soprattutto sulla violenza sulle donne, ma voi vi occupate anche di bambini e uomini. I percorsi che svolgete insieme a questi ultimi sono differenti?

In quanto centro antiviolenza, ci occupiamo di uomini solo quando sono loro le vittime, ma bisogna dire che in tutti questi anni di lavoro i casi sono stati veramente una minoranza. In ogni caso il percorso è sempre tarato sul caso specifico.
Per seguire i bambini facciamo riferimento a professionisti e a servizi specializzati sui minori.

Viaggiare senza soldi, l’avventura ha inizio (INTERVISTA)

Credits photo: eduactive.it

Vorrei fare un viaggio, ma non ho soldi“. Quante volte abbiamo detto, o sentito questa frase?
Per i più avventurosi una soluzione a questo problema c’è e si chiama Viaggiare senza soldi.
Una frontiera, quella del turismo low cost, che sta prendendo sempre più piede, tra giovani e meno giovani. L’età non conta, ciò che conta è la voglia di sperimentarsi.

Viaggiare senza soldi è un trend molto forte sui social, grazie alla pagina Facebook gestita da Massimo Dallaglio, giornalista e direttore anche del giornaleMOLLOTUTTO.

Su Blog di Lifestyle abbiamo intervistato Massimo, per farci raccontare come si fa a viaggiare senza soldi.

Massimo, com’è nata l’idea di aprire questa pagina?

Viaggiare senza soldi è una pagina Facebook del network Mollotutto. La pagina parla di tutte quelle persone che hanno fatto una precisa scelta che poi ha cambiato la loro vita. Chi intraprende questo tipo di viaggio, infatti, in genere si trasferisce.

Si può viaggiare senza soldi? Se sì come?

In realtà, si tratta di un titolo provocatorio: la verità è che non si può viaggiare totalmente senza soldi. Se arrivo in un posto, per mantenermi devo trovare un lavoro che mi dia vitto e alloggio.
Per quanto riguarda il viaggio ci sono tanti modi per farlo low cost: in Italia siamo un caso a parte, manca questa mentalità, ma l’autostop ad esempio è molto diffuso nel mondo, non nella forma che conosciamo noi. L’autostop ai camionisti, il car sharing ci sono tante forme: nel resto del mondo chi deve andare ad esempio da Lisbona a Mosca cerca qualcuno con cui chiacchierare, per non addormentarsi.

Che tipo di esperienza di vita rappresenta?

Ci vuole uno spirito di adattamento forte. Non è una vacanza, ma un viaggio e attraverso il lavoro, retribuito o “aupair” si ripaga tutto il resto.

Ogni giorno raccogli tante testimonianze di persone che viaggiano per il mondo low cost: quale ti ha colpito di più?

Difficile scegliere, forse tra tutte mi ha colpito quella di Luca Napoletano: è stato via 11 anni, è partito da Torino con 27 euro, il costo di un traghetto. Ha girato tanti Paesi, però il budget era di 27 euro. Il resto l’ha guadagnato con i lavori. Antennista, location finder, istruttore di arti marziali e tanti altri lavori: lui è l’espressione di quello che dico, puoi fare quest’esperienza ma devi essere skillato, plasmabile come l’acqua.

Quali sono i pro e i contro di quest’esperienza?

I pro: è un’esperienza unica, dà una carica di energia senza limiti, si esce dalla normalità. Il contro è che quando finisci non riesci più a tornare indietro.

Cosa bisogna assolutamente avere per affrontare quest’esperienza?

Bisogna portare il proprio saper fare, le skills e metterle a frutto altrove con una giusta elasticità mentale.

Da soli o in compagnia: come si viaggia low cost?

In molti partono da soli, in media 8 su 10, poi si trovano compagni di viaggio sul posto.
Le coppie di amici generalmente si dividono, mentre i fidanzati riescono a resistere.

Magik Albert: “Che la magia abbia inizio” (INTERVISTA)

Quando l’ho conosciuto mi ha messo una pallina rossa in una mano e, dopo un “sim sala bim”, le palline rosse nella mia mano erano due. La solita domanda su come avesse fatto è sorta spontanea, accompagnata da un’espressione incredula. Ma un vero mago non svela mai suoi trucchi. Un vero mago sorprende, illude, recita, stupisce. Alberto Coffrini, in arte Magik Albert, giovane talento di Parma, classe ’98, l’ha fatto. E non ho potuto lasciarmi sfuggire l’occasione di avvicinarmi ad un mondo affascinante, misterioso e spettacolare. Un mondo non da comprendere, ma da applaudire.

Alberto, come hai scoperto la tua passione per l’illusionismo?
L’ho scoperta all’età di sei anni, quando i miei genitori mi hanno regalato una scatola di magia a Natale ed è stato amore a prima vista. Ho cominciato a fare giochi di prestigio e da quel momento ho sempre chiesto regali riguardanti la magia. Superati i giochi, la mia curiosità mi ha spinto a conoscere la magiaattraverso libri, così andavo spesso in biblioteca a cercare testi sul tema. C’è stato poi un periodo di circa due anni, in cui ho un po’ messo da parte questa passione, ma poi ho ripreso alla grande partecipando a concorsi e programmi televisivi e tenendo piccoli spettacoli ovunque ne abbia l’occasione.

Pensi sarà questo il tuo futuro?
Non penso sarà questo il mio futuro, ma sarà sempre una passione che porterò con me. Continuerò a coltivarla, dando comunque priorità agli studi, e poi chi lo sa, se crescerà tanto da prevalere su qualcosa di più concreto, ben venga. Non ho ancora un’idea precisa su quello che farò da grande, ho ancora tre anni per rifletterci su, per ora mi godo la mia adolescenza.

Dopo qualche comparsa in TV, su quali altri palcoscenici ti sei esibito?
Mi sono esibito molte volte attraverso un’agenzia grazie a cui ho avuto la fortuna di lavorare anche con i comici di Zelig per quattro serate. Poi ho partecipato al Campionato Italiano di Magia in Valle d’Aosta, riuscendo ad arrivare in finale. Adesso mi esibisco un po’ qua e là, appena ne ho la possibilità o su invito.

Quali caratteristiche pensi debba avere un mago?
Ci sono tanti tipi di mago, per iniziare. C’è il mago comico, il mago classico, c’è il mago moderno. Io, per il mio stile e per la mia personalità, mi riconosco più nel mago classico, nonostante poi i miei giochi richiamino anche lo stile del mago moderno. In generale però un illusionista deve essere spigliato e calmo. L’emozione c’è sempre ed è lei che ti aiuta a non sbagliare e a impegnarti sempre di più, però si impara a domarla. Bisogna essere forti e preparati alle critiche, essere in grado di trasformarle in lezioni e risultati positivi.

Il pubblico è mai riuscito a smascherare un tuo numero?
Partendo dal presupposto che un errore possa sempre capitare, un bravo mago è quello che riesce a deviare velocemente l’attenzione e a condurre così il gioco verso la soluzione. Mi capita qualche volta che a fine spettacolo mi chiedano: “ma hai fatto così, vero?”, e io rispondo nella maniera più evasiva possibile.

Cosa provi quando ti esibisci?
Provo emozioni sia quando mi esibisco che quando assisto ad uno spettacolo. Quando il pubblico applaude me, sento proprio i brividi lungo tutto il corpo ed è davvero bellissimo. Con i riflettori addosso, il pubblico, l’atmosfera, è una sensazione, è il caso di dire, magica.

Hai un idolo a cui ti ispiri?
Jeff McBride. Fa sognare con le sue magie in stile orientale. Uno dei più grandi maghi italiani è invece Mirko Menegatti.

Per finire, lasciaci con una frase da mago…
Noi maghi conosciamo tanti trucchi, ma uno è il più importante: riuscire a far emozionare.

Ecco il video con un’esibizione di Magik Albert .