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Simona Sacri: per il mondo alla ricerca di emozioni (INTERVISTA)

Simona Sacri, napoletana di nascita, ma piemontese d’origine e romagnola d’adozione ha da sempre una grande passione per i viaggi e per l’esplorazione in generale. Lei stessa afferma che viaggiare fa crescere e maturare. E questo è quello che è accaduto a lei che, fin da bambina è cresciuta viaggiando in compagnia di due genitori instancabili avventurieri.

Per lei il viaggio è libertà, felicità, gioia ed euforia, spirito di adattamento e uno stile di vita.

Blog di Lifestyle ha avuto il piacere di intervistarla: ecco cosa ci ha raccontato.

Simona, raccontaci di te. Com’è nata l’idea di fare la travel blogger?

In realtà non é stata una scelta mirata, lo sono diventata per, diciamo così, un felice caso fortuito. Io mi definisco principalmente una viaggiatrice. Ho imparato il senso del viaggio dai miei genitori, l’ho poi sviluppato arricchedolo con la mia innata curiosità e la mia passione per la storia, le tradizioni e le culture differenti ed oggi lo condivido con un meraviglioso compagno di vita, e di viaggi naturalmente, mio marito. Ho iniziato a raccontare le esperienze e la mia personale scoperta del mondo sulle pagine virtuali del mio blog, simonasacri.com, per condividerle con amici e conoscenti, che sempre più spesso mi chiedevano consigli ed informazioni pratiche sui luoghi visitati. Con il tempo, la passione ed un pizzico di fortuna tutto questo si é trasformato in una nuova avventura che, oggi dopo ben tre anni, mi regala grandi soddisfazioni e nuovi stimoli per continuare a crescere e migliorare e per poter offrire ai miei lettori sempre maggiore qualità ed informazioni dettagliate.

Un luogo al quale sei più affezionata?

Beh, da sempre ed ogni viaggio di più, gli Stati Uniti d’America ed in particolar modo la east coast. Un paese così variegato e sorprendente, con tante storie, luoghi e situazioni da raccontare.


Cosa non deve assolutamente mancare nella tua valigia?

Macchina fotografica, smartphone e moleskine, per catturare istanti ed impressioni preziose, ed un kit di primo soccorso e medicine varie, sono una viaggiatrice estremamente responsabile, forse perchè nei miei viaggi di situazioni difficile ne ho viste (e qualche volta vissute..) di tutti i colori.

Ci sono persone che organizzano un viaggio senza il metodo ‘fai da te’ e lasciano fare alle agenzie. Spiega i lati positivi di organizzare un viaggio e almeno un aspetto negativo. Ci sarà, no?

Il bello di un viaggio fai-da-tè, al di là dell’inevitabile risparmio, é la libertà di creare un percorso in base alle proprie attitudini ed il lusso di poterlo modificare sul posto, magari dietro un incontro, uno spunto o una curiosità. Il lato negativo é sicuramente l’impegno, decisamente maggiore, richiesto nella preparazione e nello svolgimento… se proprio vogliamo trovarne uno, eh!!


5) Qual è il viaggio più difficile da organizzare?

Sicuramente quello a cui tieni di più, per un fattore emotivo, sentimentale o, come mi é accaduto spesso ultimamente, lavorativo.

Ci sono molte persone che hanno paura di volare. Dai loro tre consigli per salire su un aereo senza timore?

Partendo dal presupposto che a me piace molto volare… direi di prenderla come una specie di relax-zone, un’anticamera del viaggio vero e proprio, quello che comincia appena scesi dalla scaletta, di cogliere l’occasione per leggere un libro inerente la meta che ci si appresta a visitare, di provare ad essere più positivi, insomma su quell’aereo ci si sale quasi sempre per raggiungere un luogo dei sogni, o no?

Hai già pensato al prossimo viaggio?

Più che pensato, l’ho già organizzato. Partirò a fine mese per un lungo viaggio, il vetitreesimo ormai, nei miei amati States. Un mese dal new Mexico a New York, 7 stati, diversi mezzi di trasporto ed un numero considerevole di km macinati. Nel mezzo tante città, piccole realtà locali, incontri speciali, tradizioni e qualche chicca. Se volete, potrete seguirmi sui social, ed interagire live seguendo
l’hashtag #myUSA15


8) Se dovessi dare un consiglio ai nostri lettori per un viaggio last minute?

Di non guardare solo al prezzo conveniente ma anche alla qualità, ed alla veridicità, dei servizi offerti, al periodo climatico ed alla sicurezza. Viaggiare é una gran bella cosa, farlo coscienziosamente, credetemi, lo é ancora di più!!

Ricette per ragazze che vivono da sole (INTERVISTA)

Credit photo: imilleeunlibro.blogspot.com

Noemi Cuffia e Ilaria Urbinati. Una scrittrice, l’altra illustratrice. Uniche e diverse, ma legate da una forte amicizia e dalla passione per il mondo editoriale che le ha portate a realizzare diversi progetti insieme: l’ultimo è “Ricette per ragazze che vivono da sole”, un e-book della casa editrice Zandegù.

In “Ricette per ragazze che vivono da sole” si racconta la storia di due amiche, Camilla e Rebecca che – come le due autrici che gli hanno dato vita – sono molto diverse, ma unite dal fatto di vivere da sole. Così, attraverso la penna di Noemi prendono vita le avventure di Rebecca, amica di Camilla, rappresentata dai disegni di Ilaria, che cercano di dare consigli e prendere ogni situazione con un pizzico di ironia.

Noi di Blog di Lifestyle abbiamo letto l’e-book in anteprima – sarà in vendita, infatti, a partire dal 3 marzo – ed intervistato le due autrici.

Noemi Cuffia, scrittrice

Ciao Noemi, ti presenti ai lettori di Blog di Lifestyle?

Vorrei potermi definire una scrittrice, ma per ragioni di riserbo e di rispetto per questo mestiere sono un’esordiente. Mi piace scrivere da quando ero piccolina, ho studiato lettere a Torino e ho fatto tremila lavori: stage, servizi civili, contratti a progetto. Ad un certo punto ho beccato una borsa di studio – con mia immensa fortuna – allo IED di Torino, dove ho studiato “Progettazione editoriale” per due anni di Master. Ora lavoro in editoria, sono una freelance. E poi scrivo da sempre, ho pubblicato racconti su riviste – sia cartacee che online – e circa due annetti fa ho pubblicato il mio primo romanzo che si chiama “Il metodo della bomba atomica”.

Dopo il tuo primo romanzo torni con “Ricette per ragazze che vivono da sole”. Come è nata l’idea di questo libro?

Con Ilaria c’è un’amicizia che va avanti da un bel po’ di anni e in questo ci hanno unito i blog: infatti lei è un pochino più giovane di me e leggeva il mio blog. Ma ancora prima Ilaria aveva illustrato la copertina di una raccolta di poesia dove io ero tra i poeti.
Ci siamo poi viste, conosciute e siamo diventate amiche. Abbiamo iniziato a fare progetti su progetti e anche libri insieme.
In tutto questo l’amicizia è cresciuta e abbiamo iniziato a confrontarci su tutto. Quando siamo andate e vivere da sole ci confrontavamo più spesso, soprattutto sul fatto che avevamo difficoltà a cavarcela – sul lavoro, con gli altri, nelle amicizie. La nostra amicizia, all’inizio, era proprio un mutuo aiuto. A quel punto ho detto “Senti, ma perché non trasformiamo tutte queste chiacchere in qualcosa, perché non facciamo un libro?”, anche perché ne avevamo già fatti prima. Per questo ci sono cose molto vere nel libro, ovviamente un pò romanzate.

Nel tuo ultimo e-book racconti di Rebecca e delle sue avventure: vive da sola e deve imparare a “sopravvivere” ad ogni situazione. Secondo te quanto è importante per una donna diventare indipendente ed imparare a contare solo su stessa? Vivere da sole è una buona occasione per crescere?

Per me è stato fondamentale. Quando non vivevo da sola comunque sentivo che mi mancava qualcosa, paradossalmente. E ora che mi è successo davvero questo mi ha cambiato proprio la vita: per una donna è quasi un dovere poter contare solo su se stessa, anche se è difficile perché più sei indipendente dagli altri più la vita ti mette a dura prova e ti mette alle strette. Poi questo non vuol dire non chiedere aiuto se ce n’è bisogno, anche perché siamo una società.

A volte leggendo si tende a identificare la protagonista con l’autrice reale, ma quanto c’è di te nel personaggio di Rebecca?

C’è tantissimo, però non sono io completamente. A volte la vita è un più dura ancora e altre volte è più bella, a seconda delle circostanze, e io sono o un po’ meglio e un po’ peggio del personaggio che ho descritto.
E poi non sono io perche l’idea era quella di scrivere un racconto che potesse essere anche un pò universale. “Ricette per ragazze che vivono da sole” non è un romanzo – anche se il personaggio è un personaggio romanzesco – e non è nemmeno una confessione ne un’autobiografia. Apposta per questo ho voluto dargli dei nomi – in modo che tutti potessero riconoscersi – e volutamente non ci sono nomi di uomini e di genitori, ma solo loro due, che sono due amiche.

Hai anche un tuo blog, “Tazzina di caffè”, molto seguito. É stata un’esperienza fondamentale per entrare poi nel mondo editoriale?

É un blog di libri, che forse è la cosa più caratteristica per capire chi sono. Ciò che sono riuscita a realizzare in questo ambito lo devo molto anche a questo blog.

Hai qualche autore preferito o dal quale prendi ispirazione?

Il mio autore preferito è Haruki Murakami, che è proprio il mio mito e, secondo me, è un genio. Mi piace molto come vive e come scrive: vorrei assomigliargli in tutto ed essere come lui.
Invece, un’autrice che mi ha affascinata molto è Natalia Ginzburg.

Che progetti hai per il futuro?

Sto scrivendo un romanzo il cui protagonista è un comico, sempre per LiberAria – che è la casa editrice con cui ho pubblicato il primo libro – ed è un’impresa abbastanza ardua, ma vorrei riuscire a farlo: questo è il più grande obiettivo del momento. Ma, in generale, il mio obiettivo è quello di continuare a scrivere.

Ilaria Urbinati, illustratrice

Ciao Ilaria, ti presenti ai nostri lettori?

Mi chiamo Ilaria, ho 30 anni e vivo a Torino, da sola, in una bella mansarda molto diagonale. Faccio l’illustratrice da qualche anno e lavoro per lo più su fumetti e libri per bambini da quando ho 20 anni circa.

Ormai, da anni, sei un’illustratrice a tempo pieno. Ma come è nata in te questa passione?

In realtà ho fatto studi di lettere, studiando in un liceo linguistico. Mi piaceva moltissimo leggere e allo stesso tempo ero una di quelle ragazzine che disegnava sempre, pomeriggio e sera. Ho pensato che la soluzione per unire la lettura e il disegno era fare l’illustratrice.

Nel tuo ultimo lavoro con Noemi Cuffia, disegni la storia di Camilla in modo molto ironico. Anche te vivi ogni situazione, seppur negativa, con un sorriso sulle labbra?
Magari, ma in realtà non è così. Cerco di avere ironia, però nella vita mi agito tantissimo e ho un sacco di ansia. Quello che traspare dai miei disegni è più dolce e positivo della mia vita ideale, ahimè.

Alle prese con ragni, scarafaggi e vicini impiccioni. Qual è stata la circostanza che più ti è piaciuto illustrare?

Sono due. Una è quella in cui a Camilla fanno le domande sul vivere da sola – in cui la gente comincia a chiederle “poverina, ma non hai paura?” – perché è la verità. A me è successo quando sono andata a vivere da sola: avevo 23 anni – ero giovane, ma neanche tanto – e tutte queste domande me le hanno fatte davvero.
L’altra che mi è piaciuta tantissimo fare è quella di come svoltare una serata perché amo la danza, anche se sono moderatamente negata, e quindi disegnare lei che si scatenava mi ha divertita un sacco.

Che consigli dai a chi vuole seguire la tua stessa strada?

Disegnare tanto e sempre, seguire il proprio istinto, facendosi guidare dalla propria intuizione e fare quello che ti piace, che è una cosa non scontata.
Spesso uno dice di voler fare libri per i bambini e poi magari disegna solo zombie: se ti piacciono gli zombie disegna gli zombie, se ti piacciono gli animaletti disegna libri per bambini. Non ti forzare a fare una cosa che in realtà non ti piace. Io sporadicamente insegno anche, faccio dei corsi e questo è l’errore più frequente nei miei allievi: loro mi dicono “vorrei tanto disegnare per i bambini” e poi davvero disegnano solo zombie, ma non se ne rendono conto. Io dico ma se disegni gli zombie fai gli zombie, ma uno si fa molto traviare dai luoghi comuni ed è strana questa cosa.
E poi le cose un pò crescono da sole: anch’io all’inizio pensavo di fare l’animatrice, infatti ho iniziato a lavorare in animazione, facendo cartoni animati e Geronimo Stilton. Poi invece mi sono accorta che la mia strada era fare più libri e fumetti.

Qual è la storia che in assoluto ti piacerebbe di più illustrare? E la prossima che illustrerai?

La storia che mi piacerebbe illustrare di più è Cime tempestose. Una graphic novel di Cime tempestose per me sarebbe la gioia.
Per la prossima invece ci sto lavorando adesso: è una graphic novel che uscirà a Lucca nel novembre 2015. Non sarà in e-book, ma sarà stampato da un editore di graphic novel ed è ambientata durante la seconda guerra mondiale.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Un progetto sicuramente è questo libro che uscirà a novembre, questa graphic novel che mi impegnerà parecchio. Nel breve periodo è questo, poi nel futuro non lo so. Sicuramente mi piacerebbe continuare a fare fumetti e libri per ragazzi e, magari, illustrare un classico. E il sogno di una vita è lavorare all’estero con qualche editore francese, con qualcuno fuori dall’Italia perché mi è capitato poco ed è una cosa che mi piacerebbe fare.

Credit photo: imilleeunlibro.blogspot.com
Credit photo: imilleeunlibro.blogspot.com

Giuseppe Ammendola e Patrizia Re: cucina vegana al Sana (INTERVISTE E FOTO)

In diretta dal Sana (Salone Internazionale del Biologico) che, nella giornata di chiusura, ieri 15 settembre 2015, ha premiato 3 tra i 300 in gara per l’innovazione nel packaging e nel concept, Blog di Lifestyle ha intervistato due delle personalità dello show di cucina vegana, che hanno partecipato alla manifestazione il 12 settembre. Scopriamo chi sono e le loro ricette per adulti e bambini.

Giuseppe Ammendola, scrittore e membro del Comitato Scientifico Associazione Vegani, vive da diversi anni in Francia, dove mantiene il suo stile di vita vegano e presto potrebbe partecipare ad un programma televisivo dedicato alla cucina, non solo vegana. Lo abbiamo incontrato al VeganFest dopo la presentazione della ricetta della sarasiccia. Ecco cosa ci ha raccontato.

Faccio parte del Blog di Lifestyle e la ringrazio per la disponibilità per questa intervista, come prima domanda vorrei chiederle di presentarsi, dirci cosa fa, perché ha scelto la cucina vegana e da dove è partito

Mi chiamo Giuseppe e ho scelto la cucina vegana perché rispecchia la mia sensibilità, nel senso che da diversi anni la amo e cucino diversi piatti per me perché sono vegano. Mi alimento in questo modo per la protezione degli animali e perché è salutare, però il primo motivo che mi ha spinto a cucinare vegano è il fatto che non potevo sopportare di cibarmi di altri esseri viventi.

Ci dica qualcosa in più del suo lavoro nelle cucine professionali

è un anno e mezzo che faccio la nutrizione professionale in Francia, prima facevo tutt’altro. Ero commerciante d’azienda
poi ho seguito vari corsi di cucina vegana. Mi piace mettere della creatività in quello che faccio, ho scritto dei romanzi, ora sono al secondo e ho pensato che cucinare potesse essere qualcosa che poteva riflettere il mio modo di fare e quindi ho scelto la cucina che è vegana perché io mangio in questo modo.

Ci parli un po’ dei suoi romanzi

Ho scritto 5 anni fa un romanzo dal titolo un po’ bizzarro “Rivoglio il mio bidet”, poi ne ho scritto un altro che si intitola “Il cuore e la luna” e preferisco parlare del secondo con il quale sono riuscito a fare più presentazioni. Il primo è stato davvero un lancio, poiché fino a che non sai che effetto può avere sui lettori non credi neppure in te stesso. Il primo romanzo è stato una sfida con me stesso, nel secondo mi sono sentito più a mio agio, ho visto anche delle aspettattive degli amici che mi avevano letto e in effetti è stato un romanzo piacevole, nel senso che ho avuto diversi complimenti. Ho continuato a scrivere e questo romanzo che sto ultimando è un po’ il senso dei messaggi che mi piace far trapelare da ciò che scrivo però è diverso. Ritengo che sia anche molto più leggero, anche se gli altri lo erano ugualmente. Un libro che ha come titolo “Rivoglio il mio bidet” non può essere che un libro leggero. Ho scelto di utilizzare dei simboli e delle metafore per far parlare i miei protagonisti, che esprimono comunque le loro sfide umane attraverso quello che succede, esprimono sentimenti con un linguaggio leggero. Con “Il cuore della Luna”, invece, avevo l’idea di scrivere un romanzo che è una favola. Si intitola “Anche i leoni mangiano la soia” e contiene delle vignette realizzate da una bambina di 12 anni. Queste vignette poi sono state pubblicate anche separatamente. In questo romanzo c’è una protagonista vegetariana però non è un decalogo sul vegetarianesimo, attraverso il percorso dei protagonisti c’è un arrichirsi che avviene proprio tramite il racconto.

Il vostro pubblico target comprende anche i bambini?

Per la favola si, mentre il romanzo li annoierebbe. I bambini sono sicuramente un pubblico importante, il pubblico del futuro, occorre partire da loro per influenzare le scelte di quelli che poi saranno la generazione del futuro. Speriamo che si comporti in modo diverso perché siamo noi che abbiamo la responsabilità dei danni che oggi vediamo nel nostro amato pianeta.

Ha delle ricette da consigliare ai nostri lettori?

Dare delle ricette.. non saprei. Non voglio peccare di presunzione. Ho qualcosa come la ricetta che ho creato stamattina, si chiama sarasiccia, in cui l’ingridiente base è il grano saraceno, però non ne ho tantissime. Mi piace cucinare per cui speso uso ricette già esistenti e magari utilizzo i miei gusti per modificarle e accontentare i miei gusti.

Una rapida guida per creare la sarasiccia?

La base è il grano saraceno, senza glutine, ricco di minerali quindi davvero un toccasana per il corpo. Penso che la sarasiccia sia un alimento buono e che fa bene.
I suoi componenti sono olio di oliva, confettura di pomodoro, brodo vegetale o dado, acqua, scalogno, sale e grano saraceno. Si porta ad ebolizione il grano saraceno facendo molta attenzione che non si rompa e poi si aggiunge a questa pasta ciò che si vuole. Questa mattina ho utilizzato formaggio vegetale, peperoncino che viene utilizzato per la prima tipologia oppure si possono usare pepe nero e semi di finocchio nella seconda tipologia. Ho fatto queste due paste, le ho fatte un po’ raffreddare, le ho messe in un forno adatto a microonde e ho arrotolato delle salsiccie: con spago alimentare si parte dalla testa, si compongono una ad una queste salsiccie e quello che viene fuori è la sarasiccia. Si tiene fuori per 24 ore e il giorno successivo si può mangiare. Se si vuole conservare per ancora 24 ore, vi assicuro che la pasta è ancora più buona.

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La ringrazio per questa gustosa ricetta. Quali sono i suoi progetti futuri?

La scorsa settimana ho partecipato ad un casting televisivo per una trasmissione che si tiene sulla M6, una rete francese. Durante la trasmissione ci saranno cinque cuochi che faranno da mangiare per gli altri quattro commensali e a seconda della bontà delle pietanze cucinate dal candidato di turno, i quattro daranno un voto. Mi è stato chiesto di cucinare e io ho avvisato che l’avrei fatto a mio modo secondo la cucina vegana, quindi sarà una bella sfida. La prima selezione è andata bene, la seconda mi hanno detto bene quindi dovrò aspettare giovedi prossimo per vedere se sono tra i 5 candidati, speriamo.

Il nome della sua pagina

La pagina è su Facebook ed è Vegissimo by Giuseppe Ammendola.

Le facciamo un in bocca al lupo. La ringrazio

Patrizia Re invece è rappresentante Peta in Italia e membro del Comitato Etico di Associazione Vegani Onlus Italia, nel corso dello show cooking ha preparato una base di quinoa con verdure per bambini, incluso il suo che ha assistito allo show insieme a suo padre. Ma lasciamo le parole alla creatrice della quinoa double face.

Ha appena presentato una ricetta per bambini, prima di parlare di questo, vorrei chiederle un commento sul Salone internazionale del Biologico.

Sono arrivata da 5 minuti, farò un giro oggi e domani però vengo da alcuni anni e devo dire che a primo impatto è molto più grande e più ricco. Sicuramente ci sono anche più stand. La parte che mi ha colpito molto è questa dedicata al Vegan Fest perché credo che ci siano sicuramente più aziende e quindi questo significa che c’è più interesse.

Com’è nato il suo interesse verso il mondo vegano?

Non l’ho detto prima però sono una vegana per etica. Sono nata come vegetariana, dal 91. Allora ero molto piccola, completamente da sola anche perché non c’erano le stesse tecnologie. Poi pian piano scoprendo più cose, essendo anch’io più informata sui prodotti e sulle scelte che si potevano fare, pian piano il mio percorso da vegetariano è passato al vegano, quando me la sono sentita. Quello che dico sempre è che certe volte ci sono aspettative, c’è chi si sente già arrivato e ci sono dei pregiudizi verso chi mangia ancora latticini, mentre in realtà ognuno ha i tempi propri anche di maturazione per le scelte che va a fare.

Quali sono i consigli per chi decide di diventare vegano?

Sicuramente provare, non avere paura di provare cose nuove, di essere curiosi. Tante volte ci si sente dire “ma allora se non mangi ne carne, ne pesce, ne latticini non mangi niente”. Questo non è vero, si mangiano molte più cose, perché si scopre quello che poi c’è qua attorno, un sottofondo di prodotti e alimenti diversi. La quinoa che ho presentato, non la conoscevo prima. Il mio consiglio è quello di non avere pregiudizi, buttarsi e provare.

A proposito della quinoa, può presentare nel dettaglio la ricetta che ha appena elaborato?

Se vuoi poi posso mandare nel dettaglio il piatto anche con le quantità, però, visto che adesso la mia sfida è di cucinare anche per più persone avendo un bambino piccolo che devo comunque accontentare e che è sempre più interessato a quello che c’è sulla nostra tavola piuttosto che dai cibi del periodo di svezzamento, ho pensato di utilizzare la quinoa, che ho chiamato quinoa double face, un po’ come una giacchetta che fuori è blu e possiamo girare e utilizzare perché non ha l’etichetta. Questa quinoa è composta da verdure di stagione, zucchine e carote, e partendo da questa parte e aggiungendo pochi altri ingredienti la quinoa si può trasformare in polpette vegetali o burger per accontentare un po’ di più il palato dei piccoli poiché la quinoa può non essere apprezzata dai più piccoli essendo in grani e quindi non facile da ingerire.

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Che cosa si sente di consigliare alle mamme che scelgono l’alimentazione vegana per i propri figli?

Io mi sento di parlare solo per mia esperienza personale perché sono scelte molto importanti. Quando poi vanno ad influire sulla vita di un’altra persona, al di la di noi stessi, è molto importante che la mamma nello specifico si informi, che sia pronta, che non si senta spinta a farlo e che non si senta nemmeno spinta a fare il contrario, spesso e volentieri spinta da quello che le persone le dicono. Bisogna provare e leggere molto. A me sono serviti tantissimo i libri sullo svezzamento naturale, sullo svezzamento vegano piuttosto che sull’alimentazione naturale, vegana e vegetariana. C’è veramente tanto. Consiglierei la letteratura italiana ma anche internazionale. Questo serve non solo a dare delle idee ma anche a farci sentire più tranquilli. Significa anche che non siamo gli unici a questo mondo ad intraprendere questo percorso. Non solo è possibile ma viene fatto da molte persone con risultati ottimi.

Che alimenti utilizza per suo figlio?

Sono proprio agli arbori, ma a lui piace molto quello che è dolce, quindi cerco di assecondarlo, dandogli ovviamente anche altre cose. Adora la frutta, quindi preparo tantissime pappe a base di frutta e altri ingredienti, come la crema di mandorle piuttosto che olio di lino o altre cose molto sostanziose e importanti per la sua crescita e delle specie di porridge ma a base biologica. E poi sto provando ad introdurre altre cose come le polpettine che ho fatto oggi. In realtà non volevo fargliele provare, perché non penso a mio figlio come la cavia dei miei piccoli esperimenti culinari, però era talmente interessato a quello che stavo facendo che gliel’ho fatto assaggiare e l’ha mangiato con gusto. Quella è stata una prova, però anche pasta di riso con zucchine o con pomodoro e via dicendo.

Ha avuto un mentore nell’avvicinarsi alla cucina vegana?

Nessun mentore, ad un certo punto nel mio cammino mi sono accorta che avevo abbandonato tutti gli alimenti di origine animale, quindi le uova, i formaggi, proprio non li compravo più. All’epoca mi capitava di non fare attenzione agli ingredienti della briosche che mangiavo al bar quindi li mangiavo in questi casi. Per il resto in casa mia non entrava più niente. Poi ci tengo a precisare che l’essere vegano comporta che si stia attenti a tutto quello che si fa, a tutti gli acquisti, anche nei prodotti per la casa, tutti quelli testati sugli animali, così come il dentifricio con cui ci laviamo i denti, il collutorio. Ho cominciato poi ad affinare questa consapevolezza e a fare scelte occulate, così come nell’abbigliamento e nei sottoprodotti alimentari.

Un messaggio per i nostri lettori di Blogdilifestyle?

Siate positivi, curiosi di provare, nuove cose, leggete tanto, informatevi, sia per la parte che per la controparte, cercate di tenere la torta a tutto tondo. Provate anche di partecipare per esempio alla settimanna vegana, provate a fare una giornata in cui mangiate solo vegetali. Vedrete che la salute ne beneficerà.

Dove potrebbero contattarla?

Il mio sito arriverà a breve, e nel frattempo c’è la pagina facebook che si chiama vegupyourlife, che è un’incitazione a provare un lifestyle un pochino più green.

La ringrazio

Twittami Beautiful: un laboratorio virtuale che commenta la soap (INTERVISTA)

Twittami Beautiful è un hashtag entrato da un paio d’anni nei Top Trend italiani su Twitter, diventando in breve tempo un fenomeno che riunisce un gruppo di ragazzi con la passione per la soap americana Beautiful. All’ora di pranzo, ore 13:40 circa, entrando su Twitter è possibile scorrere tra l’hashtag #twittamibeautiful e leggere gli irriverenti commenti degli utenti di mezza Italia alla soap più seguita al mondo.

Gli amministratori di Twittami Beautiful hanno raccontato a Blog di Lifestyle l’origine dell’idea dell’hashtag, la passione per la soap, e i loro progetti futuri.

Ciao ragazzi, vi presentate ai lettori di Blog di Lifestyle?

#twittamibeautiful è il nuovo modo di guardare Beautiful; una sorta di divano che corre lungo l’Italia, pronto a commentare e criticare le assurde situazioni che vivono i protagonisti della soap. Ogni giorno ci scateniamo su Twitter a partire dalle 13.40 (minuto più, minuto meno). #twittamibeautiful è anche un laboratorio creativo virtuale, in cui ognuno mette le proprie abilità: c’è chi crea fumetti, chi riedita le scene in chiave comica con i meme, chi scrive sui personaggi e gli eventi. Tutto sempre in maniera ironica, per offrire agli utenti contenuti che consentano loro di alleggerire la realtà.

Da fan della soap opera americana “Beautiful”, come è nata l’idea di lanciare l’hashtag #twittamiBeautiful?

All’inizio eravamo un piccolo gruppo e commentavamo Beautiful attraverso il semplice hashtag #beautiful ma in breve ci siamo resi conto che si perdeva nel flusso e si rischiava di confondersi con altre 1000 cose fuori contesto. A quel punto ne abbiamo creato uno nostro: #twittamibeautiful. Abbiamo creato l’account @twbeautiful, la pagina facebook, il blog e adesso interagiamo con gli attori ed i doppiatori.

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Siete seguitissimi sui social network. Più di 2 mila followers su twitter e più di 3 mila su facebook. Avreste mai immaginato tali numeri?

No. Sono numeri che non avremmo mai creduto potessero associarsi ad un fenomeno come il nostro. Sapevamo che Beautiful era seguito, ma non pensavamo che il nostro hashtag avrebbe portato nuovi spettatori alla soap.

Quanto conta per voi interagire con i fan che vi seguono?

È fondamentale. Siamo una community e #twittamibeautiful è di tutti. Ognuno può portare del suo.

#twittamiBeautiful a parte, voi quanto utilizzare i social network?

Troppo vale come risposta? Scherzi a parte, alcuni di noi con i social media ci lavorano quindi è una cosa che fa parte della nostra vita di tutti i giorni. Ormai il web e i Social Network hanno invaso e digitalizzato le nostre vite. Che sia per svago o per lavoro, siamo sempre super connessi. E non ci limitiamo al web genericamente inteso: siamo anche presenti su una web radio, una volta la settimana: ci ospitano gli amici di radiostonata.com per parlare della nostra community e commentare i tweet dei nostri followers. Anche la conduttrice, Alessandra M. Segneri, è una nostra grande fan!

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Cos’è cambiato dai telespettatori degli anni ’90 rispetto a quelli degli ultimi anni? Ritrovate le stesse persone che seguivano Beautiful anche vent’anni fa?

Alcuni “anziani” ci sono. Ci accorgiamo della trama che non torna e rimpiangiamo “i personaggi sperduti” chissà dove. Molti, invece, sono giovani che hanno iniziato a seguirlo da poco tempo e si sono appassionati. Riteniamo che le trame “young” introdotte dagli autori di B&B abbiano coinvolto moltissimi giovani – tra i nostri followers, infatti, ci sono studenti delle scuole superiori ed universitari. Negli ultimi tempi, però, i telespettatori di Beautiful sono poco contenti di assistere spesso a un cattivo trattamento del prodotto, continuamente soggetto a tagli e ridimensionamenti delle puntate e ci aiutano a portare avanti la nostra battaglia contro questo atteggiamento della rete.

Avete progetti per il futuro?

Progetti per il futuro? Vogliamo andare a Los Angeles, ovvio!

Ci lasciate un messaggio per i lettori di “Blog di Lifestyle”?

Un saluto ai lettori di Blog di Lifestyle. Continuate (o iniziate!) a seguirci su Twitter e Facebook e passate a leggere i post su www.twittamibeautiful.it per rimanere sempre aggiornati sulla nostra soap preferita.