giovedì, 9 Aprile 2020

La Love Blogger

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Fosse per me passerei più tempo a fare l’amore che a scriverne. Ma, poi, qualcuno mi ha denominata La Love Blogger e da quel giorno faccio credere a tutti che io sia romantica a patto che tutti loro continuino a credere nell’amore.

Se è violento, non ti ama (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: www.huffingtonpost.it
“L’unico modo per cambiare un fidanzato violento, è cambiare fidanzato”

Questo lo slogan dedicato alla giornata contro la violenza sulle donne che si celebrerà domani, 25 novembre. Nel 2013 viene uccisa una donna ogni 3 giorni (dati del rapporto Eures). Ogni 3 giorni, nel mondo, la vita di una donna termina per dinamiche pressapoco simili a quelle della storia che vi sto per raccontare.

Veronica Valenti aveva 30 anni e un amore che non sentiva più suo.
Aveva così deciso di porre fine a quella relazione che le aveva già dato in cambio diversi momenti bui. Ma Gora Mbengue, l’ex fidanzato 27 enne della ragazza, non riusciva ad accettare che tra loro fosse finita. I due ragazzi si erano dati appuntamento per discutere nuovamente della decisione di Veronica, che quella sera non è mai più rientrata a casa. La storia tra Veronica e Gora si chiude su uno scenario tragico e deplorevole: un lago di sangue e innumerevoli coltellate sul corpo della ragazza. Quella sera non è finita la storia d’amore tra Veronica e Gora. Quella sera è finita la storia di una vita. Lasciando un immenso vuoto alla famiglia Valenti che nessuno mai potrà colmare.

La storia di Veronica è la storia di:

Annunziata Paoli, 78 Anni
Rimini 7 gennaio 2013: accoltellata dal marito nel settembre 2012 è morta dopo quattro mesi di coma;

Anna Francesca Scarpati, 52 anni
Capri (Na) 8 gennaio 2013, uccisa dal compagno che aveva denunciato ai carabinieri il 9 novembre 2012 per ingiurie, percosse e per violenza fisica e psicologica;

Hrieta Boshti, 36 anni
L’Aquila 18 gennaio 2013, freddata con un colpo di pistola vicino all’orecchio dall’ex marito.

Olayemi Favour, 24 anni
Casal di Principe (CE) 4 febbraio 2013, bruciata viva dall’ex fidanzato di una amica mentre cercava di difenderla;

Jamila Assafa, 30 anni
Budrio (Bo) 22 febbraio 2013, il marito l’ha uccisa con una coltellata al cuore e poi ha portato via i due bambini (2 anni-13 mesi) – Jamila si era rivolta più volte ai carabinieri in passato.

Sono 114 i nomi elencati nella lista femminicidio (così si chiama) e quindi non posso elencarli tutti, ma ad ognuna di loro va il mio pensiero perché la loro storia è la storia di ognuna di noi. Qualche giorno fa, infatti, ho scritto un post su La Love Blogger:

L’unica forza brutale alla quale dovete piegarvi è quella dei sentimenti.

Un uomo violento, non è un uomo che vi ama.
È un uomo malato che non potete curare nemmeno con tutto l’amore del mondo. Quando termina una storia c’è, quasi sempre, chi tra i due non accetta che finisca, e questo è normale. Perdere l’amore fa male ma si può sempre ricominciare. Il bello dell’amore è proprio questo: ripaga. Ma una vita non la riporta indietro nessuno e se sentite di essere in pericolo non abbiate paura, o vergogna, di raccontare la vostra storia. Non siete voi ad essere sbagliate. Queste donne non avevano alcuna colpa. Nessuno può essere colpevolizzato della fine di una storia e la violenza fisica non è la giusta risposta nemmeno ad una scenata di gelosia che vi vede protagoniste. Non è vostra la colpa sebbene si tratti di un sentimento irrazionale. Perché chi riversa su di voi la propria frustrazione ha un limite grande che è quello di non saper placare la propria ira fino a generare violenti sfuriate.

Non tutti intendiamo l’amore allo stesso modo.
Il concetto di amore è ampio e viene appreso nei primi anni di vita di una persona, così, ognuno di noi lo rende proprio in base all’esperienza vissuta. Ma vi è, invece, un concetto univoco: un uomo è colui che rispetta la propria donna.

L’ultimo dei romantici ha la batteria scarica (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: it.wikipedia.org

Se c’è una cosa che l’epoca del 2.0 mi deve indietro è il romanticismo.
Perché, vedete, questa storia dell’istantaneità sta facendo perdere di valore ai rapporti. Una realtà efficace, travolgente e risolutiva, certo. Ma che termina nell’attimo subito dopo e, quindi, nulla ha a che vedere con i rapporti tra le persone. Quelli meritano tempo, di scoprirsi. Meritano contatto, necessario a conoscersi davvero. E costanza, di trovare un motivo valido per volerlo tutti i giorni. E tutto questo lo si impara a Tu per Tu con quel lui che hai conosciuto una sera per caso, in un posto qualsiasi e ti ha colpita per una ragione che ancora non conosci.

Lo esigo, sì.
Perché nella realtà, ormai, non è più così. Ci si sceglie attraverso una piattaforma interattiva. Il gioco di sguardi è stato sostituito dallo scambio di like. Non sappiamo come ride né se quando parla gesticola, ma ci sembra di conoscerla quella persona. Non ne abbiamo mai assaporato l’odore della pelle, ma ce la portiamo a letto. Non lasciamo più che un uomo senta il bisogno di cercarci. Anzi. Lo vediamo online su WhatsApp alle 1.40 di notte e ci domandiamo con chi stia parlando. Con chi eh? Con chi? Perché non con me?! E ti tiene sveglia una notte intera. Del resto non può nemmeno più vantarsi di quella volta in cui è stato fidanzato con una modella. Perché per questo, invece, c’è Facebook e tu hai imparato in un attimo che la sua unica ragazza si chiama Maria e come immagine del profilo ha un gattino, perché – detto tra noi – tanto bella non è. Al primo appuntamento, poi, ci presentiamo in quattro. E gli altri due non sono la coppia di amici salvagente metti che qualcosa dovesse andare storto, bensì i nostri smartphone. Quei dispositivi ben posizionati tra le posate e l’acqua che ci permettono di restare collegati col resto del mondo in qualsiasi momento, a patto che ci estraniamo completamente da quanto ci circonda.

Mi spiego meglio.
Esattamente quello che voglio è domandarmi perché non mi chiama e – per questo sì – non dormirci la notte. E immaginare che, come me, anche lui stia facendo lo stesso. Voglio che la sua chiamata arrivi quando meno me l’aspetto, ma che, per lo stesso motivo, me la ricordi per sempre. Voglio l’imbarazzo delle prime parole bisbigliate a un telefono con la voce che trema. E che lui se ne accorga e rompa il silenzio con una battuta. Voglio un primo appuntamento. Di quelli in cui tutto è da scoprire. Parlare per ore del più, del meno e del di più, che anche se non ci crederai mai alla storia della modella sai che ti vede bella più che mai e intende fare colpo ai tuoi occhi. Voglio contatto. Quello deciso ma non invadente. Quello fatto di abbracci e carezze che solo un uomo.

Quell’uomo. Quello leale, combattivo e altruista. Quello paziente.
L’ultimo dei romantici. Quello che sicuramente ha la batteria scarica, sennò mi avrebbe già chiamata.

Il posto più strano in cui ho fatto l’amore (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: blog.pianetadonna.it

Consiglio a tutti i moralisti di chiudere questo post e andare nella sezione affianco.
Si parla di food e quello fa trovare tutti più o meno d’accordo. Io ad esempio odio il Sushi e amo l’amore sopra ogni cosa. Sul divano, sul tavolo, sul letto, su un ponte, sopra ogni paura. E qui ogni senso morale crolla perché quelli tentano di dare una spiegazione a tutto: il per sempre esiste?
Se lo chiedete ad un moralista lo sa. Non chiedetelo a me, però, perché amo essere sincera.

Ho sempre ritenuto la lealtà un pregio.
Anche quella scomoda. Anche quella che fa male. La sincerità come stile di vita di fronte ai dubbi, ai tormenti, alle passioni, ai problemi e ai tradimenti. Tu sii sincera e sarai ripagata, sempre. E così sono andata avanti fino a ieri facendo una selezione naturale che si limitava a giudicare le persone in base ad un unico concetto: onesti e sleali. Dalla mia parte e contro di me. Finché la troppa sincerità, che sembra giungere quasi inopportuna, non mi ha spiazzata. Come quando ti chiedono: “Qual è il posto più strano in cui hai fatto l’amore?” e dall’altra parte c’è la persona su cui vorresti fare colpo e temi di parere, esattamente così, inopportuna ai suoi occhi. Lui che, comunque, poteva risparmiarsi la domanda.

Ed è questo il punto.
Non è una propaganda illecita verso le menzogne la mia. Ma una chiara esortazione verso tutto quello cui non riusciamo a risparmiarci. Un sorriso, una parola, un bacio, una promessa, i pensieri che corrono veloci e la lealtà che li ferma. E di certo i moralisti non sarebbero dalla mia parte oggi, ma il posto più strano in cui ho fatto l’amore sono i tuoi occhi. E del resto, loro non c’erano e per me è giusto così.

Succede solo nei film (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: nanopress

Sembra la scena di un film romantico ambientato nella Parigi degli anni ’20.
Nemmeno dovevi uscire quella sera, ma la tua amica ti ha supplicata di accompagnarla. Si sarebbe annoiata a morte senza il tuo supporto e – hai pensato – in fondo glielo devi. La sua compagnia, del resto, è una garanzia e così hai indossato uno dei tuoi migliori abiti al quale non hai dato nemmeno troppo peso e, impeccabile ma svogliata, ti sei ritrovata nel bel mezzo di un aperitivo a sorseggiare del vino bianco, frizzante, di quelli che regalano un gran mal di testa il giorno dopo, in piedi in mezzo a talmente tanta di quella gente che si scambia sorrisi convenevoli, ma a te non riesce: i tacchi, hai sbagliato scarpe, accidenti! E a quel punto un po’ te lo domandi chi te l’ha fatto fare. Insomma, cosa ci fai lì? In più, proprio stasera, ti sembra di avere tutti gli occhi puntati addosso.

Capita sempre così.
Perfino di Marilyn Monroe si dice che smise di essere davvero bella quando seppe di esserlo.
E non è così contorto come ragionamento perché – vedete – non c’è niente di più attraente di una donna che non si metta in mostra. Anzi, quasi cerchi di evitarli tutti quegli sguardi perché, fosse stato per te, quella sera avresti occupato il posto in prima fila sul divano di casa e, avvolta tra il pigiamone e il plaid in pile, saresti rimasta volentieri a guardare un film. Uno di quelli d’amore magari, che di questi periodi sembra essere una cosa così remota nel tempo. L’ironia della sorte vuole che, come per la bellezza, anche l’amore non richiede vetrine o lunghe passerelle stile red carpet sulle quali lasciare infinite scie di ossitocina nella speranza che qualcuno le raccolga. Quello mica ti avverte: arriva quando arriva. Arriva tra un bicchiere di vino bianco frizzante e una fetta di torta di chissà chi. Arriva dalla folla. Dalla troppa gente che non conosci spuntano due occhi che ti sembrano dire: “Io e te abbiamo qualcosa da dirci”. E forse qualcosa ve lo siete appena detti.

È folle pensare di riconoscersi in mezzo a tutta questa gente, solitamente sono cose che accadono nei film. In quelli romantici e strappalacrime che sono al limite tra il reale e il fantascientifico. Un genere che bisognerebbe collocare tra i thriller e i film d’animazione, pensi, perché un po’ te l’hanno messa in subbuglio la vita. Comunque basta, non è nemmeno della tua stessa città, lo senti dall’accento.

Ma i giorni passano e tu non puoi fare a meno di pensarci.
Adesso, fosse un film, lui dovrebbe lasciare tutto quello che sta facendo e correre da te. Dovrebbe fare qualsiasi cosa pur di rintracciare il tuo numero e chiamarti da una cabina del centro per dirti: “Ciao, non ho mai smesso di pensarti”. E, perché no, potrebbe inventarsi che quel giorno ha la febbre, o un mal di testa lancinante e non andare al lavoro per venire a cercare te che, in fondo, chi cerca trova, anche se la città è grande. Che se ti trova e ti viene a bussare alla porta come Hugh Grant in Love Actually allora forse, e dico forse, inizi a capire perché al mondo tutti fanno leva su ‘sto romanticismo. Lo propinano anche sui cartelloni pubblicitari perché lascia il segno, dicono, ma a te sembra che possa essere più facile colpire la base segreta della NASA, a dirla tutta.

Il punto è che nei film ci sono cose che devono succedere per forza.
Un esempio lampante è il protagonista di un giallo che sai per certo non morirà fino alla fine del film, altrimenti la storia non potrebbe proseguire. O il fatto che la storia in questione, tutta, deve rientrare nei 90” di pellicola. Quello che accade nella realtà, invece, è che la nostra vita deve intrecciarsi con quella di un’altra persona al di là delle sensazioni provate. Ci si può scegliere inciampando in due occhi sconosciuti, si può essere perseguitati da un profumo e, proprio come nei film, infatuarsi attraverso un gioco di sguardi sullo sfondo di un party al quale ti sembrava stessi partecipando al di fuori fino a prima. Ma ricorda:

“Quella cosa che ci fa avere gli stessi bisogni, le stesse priorità, la stessa disponibilità si chiama tempo. Il mio e il tuo. E se coincide si chiama fortuna, non amore. L’amore sta in mezzo, paziente, che aspetta”.