giovedì, 9 Aprile 2020

La Love Blogger

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Fosse per me passerei più tempo a fare l’amore che a scriverne. Ma, poi, qualcuno mi ha denominata La Love Blogger e da quel giorno faccio credere a tutti che io sia romantica a patto che tutti loro continuino a credere nell’amore.

Ci credi nei rapporti a distanza? (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: ilmurodallalto.it

– Ci credi nei rapporti a distanza?
– Dipende. Quanto sono vicini i cuori?

Mica credere che avere la propria metà fisicamente vicina renda tutto più semplice.
La vera distanza è data da due cuori divisi che non riescono a comunicare tra loro. Avete mai visto il film “Amore a mille.. Miglia”? Bé a dire il vero io no, ma rende il concetto alla perfezione (ne sono sicura): non importa da quale parte del mondo questi due cuori si stiano cercando è solo così che possono trovarsi.
Il punto è che i rapporti tra le persone sono una cosa assai complicata. Così, spesso, si tende a cercare alibi dietro ai quali nascondere il timore che qualcosa possa andare storto, o il mancato coraggio di mettersi in gioco per davvero. Non lo ritengo un demerito. Chi ci perde qui siete voi timorosi, perché l’amore tutto ripaga ma richiede coraggio. Che una relazione sia a distanza o meno conoscerà difficoltà e momenti di sconforto, alcuni superabili altri non. A fare la differenza non sono cose come l’amore, la possibilità di finire a far la pace sul divano dopo un litigio, né – risvolto della medaglia – avere il tempo di placare gli animi prima di rivedersi data la distanza. A fare la differenza è la volontà che si impiega nella riuscita di un rapporto.

Insomma sì.
Io ci credo nei rapporti a distanza e dovreste farlo anche voi.
È stato condotto anche uno studio a riguardo dalla City University di Hong Kong, pubblicato sul Journal of Communication. Il risultato? La lontananza crea dei legami molto più solidi e duraturi nel tempo rispetto a chi si vede tutti i giorni. I rapporti a distanza, a quanto pare, hanno quel quid in più che si chiama desiderio.

Ma come fare a mantenerlo vivo?

1. Non rischiare che il telefono diventi un vostro nemico.
È chiaro che sentire la sua voce è la parte più bella della giornata se lui\lei non c’è. Ma che non diventi un’ossessione che si trasforma in un impedimento al vostro rapporto: lasciatevi i vostri spazi e non vi trasformate in stalker da cui potrebbe diventare preferibile prendere le distanze (in tutti i sensi!).

2. Non ti annullare.
Il fatto che viviate una storia a distanza non significa che tu non possa essere felice. Anzi. A patto che tu sia alla ricerca di un amore sano e indipendente e non che, invece, stia solo cercando di colmare un bisogno. Riflettici.

3. La mancanza è il vostro punto di forza.
Quanto ti manca da 1 a 10? Pressapoco 200, lo so. Non è un valido motivo per essere triste: è proprio lui\lei che vuoi. In un rapporto come questo nulla si dà per scontato e di certo a mantenervi insieme non è l’abitudine. Al batticuore di quando vi rincontrate non ci si abitua.

4. Avvicina i vostri cuori.
Fagli sentire la tua presenza. Coivolgilo nelle tue giornate. Mandagli foto e immortala pezzi della tua quotidianità da condividere con lui\lei. Ricordati di sorridere: il sorriso della persona che ami accorcia le distanze.

5. Fidati.
Di lui, di lei. Fidati. Se ti vuol tradire lo fa anche se abitate sullo stesso pianerottolo. No alle polemiche inutili che irrigidiscono i rapporti.

6. Tempo al tempo.
Ad ognuno il suo. Non cercare conferme immediate. Tieni sempre ben a mente che prima di essere una coppia siete due singoli individui. Ognuno con i propri bisogni e le proprie difficoltà giornaliere. Impara ad essere paziente e a rispettare anche le necessità dell’altro.

7. Prenditi cura di te.
Ancor prima che di voi. Non devi trascurarti solo perché il tuo ragazzo è lontano. Anzi, mostrati impeccabile tutte le volte che vi rivedete, proprio come ad un primo appuntamento. Ne hai avuto di tempo per prepararti, no? Vi vedete talmente poco che i momenti in cui indossi il pigiamone di pile e i cerotti per respirare la notte possono attendere.

Vale anche per lui: sorprendila.
Se ad attenderla alla stazione ci vai anche solo con un fiore la renderai davvero felice. E non hai scuse, vivete lontani non è che la porti fuori a cena tutte le sere, un po’ di inventiva, sù.

8. A quando?
Non lasciate che trascorra troppo tempo tra un vostro incontro e un altro. Un rapporto ha bisogno di cure.

9. Progetti.
Quando sentite che la vostra relazione è ormai consolidata, progettate il vostro futuro insieme. Le storie a distanza possono durare.. Ma non per sempre.

10. Pazienza.
“A gentleman is simply a patient wolf” diceva Lana Turner.
Quello che in molti non sanno sui lupi è che sono animali estremamente fedeli. Con un forte senso di attaccamento al proprio branco, dediti ai propri cuccioli, sono altruisti e capaci di vivere in coppia all’insegna del rispetto più assoluto fino alla morte.

Fate come i lupi. Siate amanti pazienti e rispettosi.

Il prezzo morale (e non) della violenza

Credit Photo: unadonna.it

Ieri ero alla fermata dell’autobus.
Ero seduta sotto la pensilina ad aspettare quando sento un clacson suonare ripetutamente. Ma non mi giro: sono per strada, è normale sentire il beep-beep di un clacson, penso. Qualcuno, però, stava cercando di attirare l’attenzione su di sé perché quel beep-beep risuonava a tempo. D’istinto, allora, mi volto verso la strada e da quella macchina mi fanno segno di salire. Erano le 15 del pomeriggio e quel qualcuno aveva appena scosso la mia giornata (e la mia mente) prima di ripartire con la sua macchina e andare chissà dove. Non nascondo che il mio primo pensiero è stato: “come sono vestita?”. Indossavo dei jeans lunghi, una maglia a mezze maniche nera, degli stivaletti bassi e comunque tutto questo non importa.

Nella vita sono un’aspirante giornalista e le notizie sono il mio pane quotidiano.
Prima di tutto, però, sono una donna. Io, quindi, l’ho imparato in fretta che esistono i complimenti, che poi esistono le offese, e poi gli schiamazzi dalle auto, la poca sensibilità di alcuni e la troppa volgarità di altri. Subito dopo ho appreso, inoltre, che il mio pane quotidiano si divide tra le ingiustizie che vengono urlate a perdifiato e quelle a cui, invece, nessuno da’ voce. Il risultato? Si insegna alle donne a difendersi, ma meno agli uomini ad avere rispetto. Ci si divide non dalla parte del torto o della ragione, ma da quella del debole e del più forte. Si fa leva su un’etica il cui marchio di riconoscimento è la divisa che indossi: dalla minigonna che fa poco di buono, alla giacca e cravatta che fa tanto onesto, alle divise color blu ideologico che simboleggiano la ragione (e, quindi, la forza). Questo è anche il risultato di una società in cui, ad esempio, una ragazza stuprata si domanda dove ha sbagliato e, per l’appunto, qualcuno la accuserà di essere stata troppo provocante. Anche un tribunale.

Quando si tratta di ingiustizie e morale la lista da stilare è davvero lunga.
Queste storie hanno in comune un unico grande dolore che ti logora fino a farti morire dentro. E, talvolta, non solo. Come la storia che stamattina ho appreso dall’Huffingtonpost. La riassumo: una vittima di stupro che si ritrova a dover risarcire il proprio stupratore, la somma pattuita dal tribunale di Faenza è di 40 mila euro. La lotta che l’ha condotta al termine di questa vicenda assurda è durata 7 lunghi anni. Ne aveva appena 23 quando è stata violentata dal suo professore di Arte e i 7 successivi sono stati una lunga agonia che fatta di terrore, di accuse, di lotta nel disperato tentativo di difendersi, di una giustizia che mai arriverà e dello sconforto più totale. Dopo 7 anni e la sentenza del tribunale, infatti, la ragazza decide di togliersi la vita perché sopraffatta dai sensi di colpa di aver lasciato che i suoi genitori si indebitassero fino al collo perché lei reclamava la giustizia che meritava. Quella che, se è vero, è l’unica difesa di un corpo e di una mente che, ormai, sono stati violati e macchiati per sempre.

Per chi fa il mio stesso lavoro sa quanto siano importanti i dettagli.
Raccontare nello specifico una storia aiuta chi legge ad immaginarsela davvero ed è quello che non intendo fare oggi. Quindi ho speso volutamente poche parole sull’accaduto nel rispetto di chi ne è protagonista, per me che non ne ho e per te che stai leggendo. Non intendo farlo con questa storia che nemmeno la persona dotata della più fervida immaginazione avrebbe potuto elaborare. Ma purché questa morte non sia vana.

Da donna priva di colpe come tutte le altre. Pensante e dotata di razionalità proprio come un uomo, ma a differenza di un animale che, invece, vive di istinti indomabili. Lui sì.

E se fosse per sempre? (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: www.ferigo.it

No, no aspetta. Non so se sono pronto. E poi il per sempre non esiste, non so cosa farò domani, figuriamoci per tutta la vita. Per tutta la vita. Non fa strano solo a dirlo?

Ecco, più o meno questa è la reazione comune.
Non importa che tu abbia 20 o 40 anni. Il per sempre ti suonerà strano come il burro d’arachidi con la pancetta, finché non lo si assaggia. De gustibus, certo. Ma finché non lo si prova – ce lo insegnano sin da piccoli – non si può dire che un abbinamento non funzioni. Ok, adesso tralasciamo i discutibili gusti del palato di ognuno e torniamo a qualcosa che ci riguarda più da vicino, molto vicino, praticamente dentro: la paura. Quella maledetta. Poco importa quanta fame tu abbia, o quanto tu ami una persona, la paura è una cosa nostra e non riguarda nessun altro.

Esattamente quello di cui voglio parlare è la paura, oggi, di assumersi delle responsabilità morali. L’impegno verso ciò che è immateriale, ma sul quale ci si costruisce la propria vita. Il bisogno di vedere le cose scritte nero su bianco, altrimenti non contano. E così alla domanda: “andiamo a convivere?” la risposta ormai viene spontanea: “certo che sì, mica ci stiamo andando a sposare”.

Beh, vedete, è chiaro che una differenza c’è. Ma per chi?
Quando si intraprende un percorso non si sa mai dove si andrà a finire. Né quanto felice o infelice sarà il cammino. Ma, a mo’ di frase fatta, vi dico che vi è un’unica certezza: qualunque essa sia la fine, quello che accade nel mentre ce lo portiamo dentro per sempre. Sì. Quel per sempre che tanto odiamo tutti, ce lo ritroviamo addosso, dentro e pure nella pancetta al burro d’arachidi che abbiamo mangiato insieme per la prima volta. E ci cambia. Quando prendiamo un impegno lo prendiamo prima di tutto con noi stessi, ecco perché dovremmo dare sempre il meglio. Perché le strade si dividono, certo, può succedere. Ma noi ne abbiamo ancora tanta da percorrere. Pensateci quando temete che qualcosa non possa andare per il verso giusto. Pensateci quando non state facendo nulla affinché le cose vadano come volete voi. Pensateci quando lo cercate da qualcuno e non da voi stessi.