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Fosse per me passerei più tempo a fare l’amore che a scriverne. Ma, poi, qualcuno mi ha denominata La Love Blogger e da quel giorno faccio credere a tutti che io sia romantica a patto che tutti loro continuino a credere nell’amore.

Con il cuore in stand-by e le emozioni alterne (LA LOVE BLOGGER)

Credit photo: mirthassblog-mirtha.blogspot.com

Chiusura ermetica per il cuore ed emozioni ad intermittenza.
Dal mio viso non trapela nemmeno uno di quei sorrisi accennati, traditori di sensazioni tutt’altro che innocue. Né il mio corpo emana alcun tipo di segnale. Battito regolare. Farfalle nello stomaco morte. È primavera e non mi innamoro nemmeno del primo che passa. Inizio a preoccuparmi e nel frattempo paragono le mie emozioni alle luci che si usano per decorare gli alberi di Natale. Quelle che funzionano ad intervalli più o meno regolari, ognuna per i fatti suoi, finché non si rompono del tutto.

Se stai pensando che sembro avere l’umore di chi ha appena vinto alla lotteria, bhè, c’hai preso. Perché io mi sento felice esattamente così.
È solo che inizio a credere nel karma e in particolar modo nel fatto che, in un’altra vita, devo aver infranto talmente tanti di quei cuori che oggi ne sto pagando le conseguenze. Comunque volendo stilare una lista di presupposti validi affinché una di quelle lampadine si accenda, la buona notizia è che ce ne sono abbastanza: deve essere bello ma non troppo, intelligente più di me, simpatico ma non solo per se stesso, vivere lontano da me da non poterlo vedere tutti i giorni ma non troppo da non poterlo vedere mai, deve essere bravo a letto (con me, non con lui!), fedele, premuroso, single per davvero e altre 4/5 cose mitologiche. La cattiva notizia è che non esiste.

Ovviamente non sto qui a dire che sono io il problema.
Perché mi sa tanto di frase fatta da usare quando si intende lasciare qualcuno e non si trovano parole meno inflazionate per farlo. E poi perché il problema sei tu.
Fosse per me, ancora una volta, passerei più tempo a fare l’amore che a scriverne. Arrossirei in viso ben volentieri e ti donerei la più coinvolgente delle risate per una battuta che esce dalla tua bocca. E che mi fanno ridere davvero, mica è un cliché. Fosse per me saremmo già andati a cena. Avremmo poggiato i cellulari sul tavolo, tra le posate e l’acqua, per abitudine, ma poi non li avremmo guardati mai. Ci saremmo ritrovati a confidarci paure nascoste e a parlare di cose che avevamo creduto di aver dimenticato. Così avremmo aperto una bottiglia di vino, rosso come piace a me, anche se domani la sveglia sarebbe suonata presto. E poi avremmo fatto l’amore, sì.

La verità è che la cena te la racconto. I sorrisi sono costretti dietro ad un telefono. E i momenti in cui ti ho con me si alternano a momenti in cui devo dimenticare perfino che esisti. Per non parlare delle volte in cui ero io a voler fare l’amore.
E sei tu che, per ogni volta in cui non c’eri, mi hai insegnato ad accendere le mie emozioni quando sono io a volerlo e a sentirmi pronta. Io che oggi, se mi va, giro per casa quasi nuda e lo faccio solo per me.

Succede solo nei film (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: nanopress

Sembra la scena di un film romantico ambientato nella Parigi degli anni ’20.
Nemmeno dovevi uscire quella sera, ma la tua amica ti ha supplicata di accompagnarla. Si sarebbe annoiata a morte senza il tuo supporto e – hai pensato – in fondo glielo devi. La sua compagnia, del resto, è una garanzia e così hai indossato uno dei tuoi migliori abiti al quale non hai dato nemmeno troppo peso e, impeccabile ma svogliata, ti sei ritrovata nel bel mezzo di un aperitivo a sorseggiare del vino bianco, frizzante, di quelli che regalano un gran mal di testa il giorno dopo, in piedi in mezzo a talmente tanta di quella gente che si scambia sorrisi convenevoli, ma a te non riesce: i tacchi, hai sbagliato scarpe, accidenti! E a quel punto un po’ te lo domandi chi te l’ha fatto fare. Insomma, cosa ci fai lì? In più, proprio stasera, ti sembra di avere tutti gli occhi puntati addosso.

Capita sempre così.
Perfino di Marilyn Monroe si dice che smise di essere davvero bella quando seppe di esserlo.
E non è così contorto come ragionamento perché – vedete – non c’è niente di più attraente di una donna che non si metta in mostra. Anzi, quasi cerchi di evitarli tutti quegli sguardi perché, fosse stato per te, quella sera avresti occupato il posto in prima fila sul divano di casa e, avvolta tra il pigiamone e il plaid in pile, saresti rimasta volentieri a guardare un film. Uno di quelli d’amore magari, che di questi periodi sembra essere una cosa così remota nel tempo. L’ironia della sorte vuole che, come per la bellezza, anche l’amore non richiede vetrine o lunghe passerelle stile red carpet sulle quali lasciare infinite scie di ossitocina nella speranza che qualcuno le raccolga. Quello mica ti avverte: arriva quando arriva. Arriva tra un bicchiere di vino bianco frizzante e una fetta di torta di chissà chi. Arriva dalla folla. Dalla troppa gente che non conosci spuntano due occhi che ti sembrano dire: “Io e te abbiamo qualcosa da dirci”. E forse qualcosa ve lo siete appena detti.

È folle pensare di riconoscersi in mezzo a tutta questa gente, solitamente sono cose che accadono nei film. In quelli romantici e strappalacrime che sono al limite tra il reale e il fantascientifico. Un genere che bisognerebbe collocare tra i thriller e i film d’animazione, pensi, perché un po’ te l’hanno messa in subbuglio la vita. Comunque basta, non è nemmeno della tua stessa città, lo senti dall’accento.

Ma i giorni passano e tu non puoi fare a meno di pensarci.
Adesso, fosse un film, lui dovrebbe lasciare tutto quello che sta facendo e correre da te. Dovrebbe fare qualsiasi cosa pur di rintracciare il tuo numero e chiamarti da una cabina del centro per dirti: “Ciao, non ho mai smesso di pensarti”. E, perché no, potrebbe inventarsi che quel giorno ha la febbre, o un mal di testa lancinante e non andare al lavoro per venire a cercare te che, in fondo, chi cerca trova, anche se la città è grande. Che se ti trova e ti viene a bussare alla porta come Hugh Grant in Love Actually allora forse, e dico forse, inizi a capire perché al mondo tutti fanno leva su ‘sto romanticismo. Lo propinano anche sui cartelloni pubblicitari perché lascia il segno, dicono, ma a te sembra che possa essere più facile colpire la base segreta della NASA, a dirla tutta.

Il punto è che nei film ci sono cose che devono succedere per forza.
Un esempio lampante è il protagonista di un giallo che sai per certo non morirà fino alla fine del film, altrimenti la storia non potrebbe proseguire. O il fatto che la storia in questione, tutta, deve rientrare nei 90” di pellicola. Quello che accade nella realtà, invece, è che la nostra vita deve intrecciarsi con quella di un’altra persona al di là delle sensazioni provate. Ci si può scegliere inciampando in due occhi sconosciuti, si può essere perseguitati da un profumo e, proprio come nei film, infatuarsi attraverso un gioco di sguardi sullo sfondo di un party al quale ti sembrava stessi partecipando al di fuori fino a prima. Ma ricorda:

“Quella cosa che ci fa avere gli stessi bisogni, le stesse priorità, la stessa disponibilità si chiama tempo. Il mio e il tuo. E se coincide si chiama fortuna, non amore. L’amore sta in mezzo, paziente, che aspetta”.

Dall’amore, all’amante (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: rebubblica.altervista.org

Ad ogni storia d’amore finita, corrisponde un non ti amo più uguale e contrario.
Non è una regola generale, ma in genere ci azzecchi se – così, giusto perché a pensar male finisce che s’indovina – prendi in considerazione che il non ti amo più sopracitato ha due gambe e una quarta di reggiseno per lui, o è un portatore sano di ferormoni per lei. Ha qualcosa a che vedere con il principio della dinamica che, non a caso, Newton ha nominato terzo:

“Le forze si presentano sempre a coppie. Se un oggetto A esercita una forza F su un oggetto B, allora l’oggetto B eserciterà sull’oggetto A una forza -F uguale e contraria”

È interessante come affinché qualcosa si muova, debbano essere implicati due oggetti. La forza motrice è il terzo elemento: il tradimento in questo caso. No, non sono diventata matta, basta provare a pensare che quelli implicati sono due oggetti del desiderio, quello finito. Schiacciato dalla routine e morto in una di quelle sere in cui lui ha dormito da solo sul divano e tu da sola nel vostro letto. E il terzo elemento è quello che ti fa avere la nonchalance di affermare: non ti amo più, tra noi è finita. Così, come se stessi chiedendo due etti di prosciutto al salumiere, tagliato doppio per cortesia. Sono brutti momenti quelli. Torni a casa e scopri che il prosciutto l’ha tagliato come pareva a lui il salumiere, torni a casa e ti fai mille domande sul perché non riuscite mai a vedere le cose allo stesso modo. Sembrava andasse tutto bene ma, forse, andava bene solo per te.

A voi è mai capitato?
A me sì. Un giorno è tornato a casa e mi ha detto: “Tu lavori troppo, io mi sono sentito solo”.
Senza pensarci su due volte gli ho risposto: “Ok, come si chiama questa?”
Inutile dire che ha negato tutto, che io non stavo capendo quale fosse il problema. Ancora più inutile dire che io, il problema, l’avevo c’entrato in pieno.

Potrei raccontarvi di quanto io sia stata male.
Di come il mondo mi sia crollato addosso e della fatica che ho fatto per recuperare la voglia di credere ancora in me stessa e negli altri. Ma preferisco raccontarvi quello che ho imparato da questa storia: chi tradisce si sente forte. La mente di chi tradisce idealizza in quella terza persona l’emblema della sintesi perfetta dei sentimenti.
Quelli che ti stimolano mentalmente: giochi di sguardi, parole, frecciatine, il sapore piccante del rischio, della battuta in pubblico che ti mette a disagio, ma che, tanto, la capirete solo voi. L’amante è l’amore perfetto perché è quello che riesce a fare l’amore con la tua testa, prima che col tuo corpo. L’adrenalina s’impossessa del tuo corpo e ti sembra di poter andare avanti per il solo bisogno di lui, o di lei che sia.
Anche se non lo conosci. Anche se non è quella persona che divide con te gioie e dolori della vita. Al punto che ci sono persone pronte a giurare che il momento in cui hanno tradito è stato il momento più bello della loro storia. Quello più vivo e ricco di emozioni. E stanno parlando del momento in cui hanno distrutto una parte della loro vita per un’emozione senza ritorno.

Tra l’amante e l’amore c’è di mezzo il tradimento.
Ma il contrario non può mai succedere. La vera forza sta nel riuscire a vivere l’adrenalina, la complicità, la passione, e tutte le emozioni del tradimento ogni giorno con la stessa persona.

“Tradisci pure.
Se ti va di tradire fallo.
Per rabbia, perché ti senti solo, perché ti senti solo, perché non sai resistere alle tentazioni. Per quello che ti pare.
Ma ricorda: chi ama, non tradisce.”

Tutto quello che so sull’amore (LA LOVE BLOGGER)

Credit Photo: oltreuomo.com

Non so mai chi sono. A parte quando m’innamoro.
Questo lo dico dalla confusione di chi un amore non ce l’ha. Anzi: l’ha perso. Ne ha persi più di uno. Due. Tre. Quattro. Tutti. Tutte le volte. Questo lo dico nonostante tutte le volte, in fondo, io smetta di crederci. Lo dico a me che, oggi, mi guardo allo specchio e a tratti mi piaccio a tratti meno. Perché quando sorridi con gli occhi non è mai come quando sorridi e basta. Allora mi scruto un po’ in più. Davanti allo specchio mi ci soffermo sempre più del necessario, sì lo so. Mi ci devo abituare. Mi devo amalgamare a quella me così rigida, dalla faccia tosta e il cuore di pietra. Mica ero così, datemene il tempo e concedetemi qualche smorfia scostumata. Perché quella me, alle volte, la mando pure a quel paese: certo.

È colpa dell’amore.
Ma non di quello che ho perso, perché a me non andava bene. E ho avuto il coraggio di ammetterlo a me stessa. È la paura che mi fotte. La paura che, allora, non me ne vada bene mai una. Che stando da sola io sia diventata quella perfetta per stare con nessuno. Perché non sopporto quando qualcuno tenta di invadere i miei spazi. Ma se resti a guardarmi da lontano e non hai il coraggio di farti avanti non mi va bene lo stesso. Nonostante questo resto convinta che i gesti che si scambiano gli innamorati mi piacciono. I baci che si danno, ad esempio, sono cosa bella. Ma quelli che si rubano lo sono ancora di più. Quelli che non ti aspetti, che non si chiedono. Perché un bacio è la risposta, non è la domanda. E non sempre le risposte sono quelle che ti aspettavi.

Non sempre le persone sono quelle che ti aspettavi.
Io, ad esempio, ho aspettato persone che non sono mai tornate. O che una volta tornate non erano più quello che stavo cercando. E, forse, non lo ero nemmeno più io per loro. Ma se me lo avessero detto prima non ci avrei mai potuto credere. Come non avrei mai potuto credere che tu non eri quello perfetto per me. Cavolo. Ci avrei scommesso. Ma per te l’amore è tutto, per me l’amore è (anche) altro. Siamo diversi. Oppure lo siamo diventati. E quindi le persone cambiano. L’amore pure?

Tutto quello che so sull’amore è che mi ha cambiata fino all’osso.
Mi ha stravolta, consumata e rigenerata come solo lui può. Tutto quello che so sull’amore è che cambia innumerevoli volte e trova sempre la forza di presentarsi più forte di prima. Senza dubbio diverso, con un nuovo aspetto e indossando nuove espressioni: ma lui. Quello che riconosci appena ci posi sopra lo sguardo e non ne puoi fare a meno. E allora dopo averlo tanto cercato ti senti pure stupido: era lì. A un passo da te o dall’altra parte del mondo. Ti stava aspettando. E capirà. Che se pure ha tardato, comunque non ci ha messo tutta la vita. Se pure ti ha cambiato, comunque non ti ha reso incapace di amare.

E ovunque tu sia: in bocca al lupo amore (mio).