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‘Lo studente indeciso ai fornelli’: una risorsa per tutti gli universitari (INTERVISTA)

credits photo: lostudenteindecisoaifornelli.it

Tra le tante preoccupazioni che colpiscono gli studenti universitari, soprattutto i fuori sede e quelli in Erasmus, ce n’è una sempre sottovalutata: ‘cosa mangio oggi?‘. Gli studi degli ultimi tempi, poi, hanno bocciato le scelte degli universitari definendoli, senza troppi giri di parole, pigri, con un’alimentazione scorretta e con la tendenza alla dipendenza da tecnologie.

La realtà è molto più complessa e a chiarirla ci pensa ‘Lo studente indeciso ai fornelli‘, una community, con una pagina Facebook da oltre 12000 ‘mi piace’, che raccoglie le ricette degli studenti per gli studenti. E ce ne sono per tutti i gusti: primi, secondi, dessert, veloci, sfiziose, vegane e vegetariane. Insomma, un’arma perfetta per ogni studente che vuole combattere scatolette e surgelati.

Siete cuoriosi di saperne di più? Ce ne parla proprio il team de ‘Lo studente indeciso ai fornelli’.

credits photo: lostudenteindecisoaifornelli.it
credits photo: lostudenteindecisoaifornelli.it

Ciao, potreste presentare ai nostri lettori ‘Lo Studente Indeciso ai Fornelli? Come è nata l’idea di questa pagina-community?

Lo Studente Indeciso ai Fornelli è una community di studenti che vogliono condividere le loro invenzioni in cucina. L’idea è partita da Vito, uno dei ragazzi del team, che – durante l’Erasmus di qualche anno fa- si è trovato a corto di idee davanti ai fornelli. Lui ed Alfonso (il nostro esperto informatico) hanno capito che il problema era comune ad altre migliaia di studenti italiani ed hanno cominciato a raccogliere le ricette su un blog. In poco tempo la community ed il numero di ricette sono aumentati così tanto, che Vito ed Alfonso hanno capito che, quello che era ormai un progetto, necessitava di altre risorse. E quindi sono arrivati Giovanni, Marilena, Lucia e Marcello. Il nostro ‘quartier generale’ è a Bologna, che ha cresciuto, coccolato e sfamato alcuni di noi. D’altronde, quale miglior posto per unire cibo ed universitari?

Pochi giorni fa sono stati divulgati i dati dell’indagine ‘Sportello Salute Giovani’ che boccia lo stile di vita degli studenti italiani. Come commenta ‘Lo Studente Indeciso ai Fornelli’ questa notizia?

La nostra posizione è chiara e condivisa da tanti studenti: non vogliamo mettere in discussione la ricerca ed i suoi risultati, bensì il modo con cui molti mezzi di comunicazione l’hanno strumentalizzata per colpire un bersaglio facile ed apparentemente poco rappresentato, ovvero gli studenti universitari. Siamo diversi da come ci hanno dipinto e siamo stanchi di essere “bocciati” solo per qualche caffè in più.

Dal vostro punto di vista, cosa potrebbero fare gli atenei per migliorare le condizioni degli studenti e favorirne uno stile di vita sano?

Per quel che ci riguarda, vediamo tanti margini di miglioramento. A partire dalle opportunità di consumo di frutta e verdura che gli studenti universitari hanno: i frutti e gli ortaggi freschi che si trovano nelle mense universitarie sono spesso fuori stagione o destagionalizzata e quella cucinata é molte volte surgelata o in scatola. Così come i distributori automatici nelle librerie, negli studentati e nelle sale studio raramente danno la possibilità di consumare spremute fresche, frullati, macedonie, frutta secca o snack di frutta o verdura. È inutile raccomandarsi con gli studenti se poi questi non hanno la possibilità di trovare i prodotti nei luoghi che frequentano di più. O qualcuno crede davvero che facciamo la spesa tutti i giorni al mercato?

‘Lo Studente Indeciso ai Fornelli’ ha anche lanciato una campagna: #ieatit – Io la mangio! Di cosa si tratta?

#ieatit é la risposta degli studenti a questa ennesima bocciatura, è un modo per dire “ehi, io la mangio frutta e verdura!”. Anzi siamo sicuri che gli studenti di oggi sono molto più attenti ed interessati ad un alimentazione sana. Nonostante le lezioni, gli esami, le faccende quotidiane e le bollette, troviamo il modo di prenderci cura di noi: chi sceglie roba bio, chi aderisce ai gruppi di acquisto, chi porta il pranzo da casa, chi si fa l’orto sul balcone. Le foto che abbiamo raccolto sono un messaggio importante: siamo pronti a metterci la faccia.

Per concludere parliamo di cibo. La pagina è una raccolta di ricette postate da studenti per altri studenti. Quali sono quelle che gli utenti preferiscono?

Le ricette più gettonate si possono dividere in due categorie: quelle veloci e pratiche, come le torte salate o le preparazioni fredde, e quelle golose ed appaganti, come i primi piatti e le torte. Ma hanno tanto successo anche i piatti etnici, vegetariani e da qualche tempo anche con un tocco gourmet. Altro che pasta al tonno…

La dura vita dello studente universitario

credits photo: catania.liveuniversity.it

Quando si inizia l’università si è sempre entusiasti, speranzosi e pieni di allegria . Ben pochi immaginano veramente a cosa vanno incontro. La verità è che, oltre ad aumentare la nostra conoscenza e a dare, si spera, possibilità per un futuro migliore, quando ci si iscrive ad un corso universitario si ottiene l’effetto domino. L’immatricolazione è solo la prima tessera che poi farà crollare, in seguito ad una serie disastrosa di eventi, il nostro stile di vita.

Esagerazioni ed ironia a parte, è proprio un’indagine svolta dai ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità a dimostrare che gli studenti e le studentesse d’Italia hanno uno stile di vita poco salutare. La ricerca, pubblicata sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, ha visto partecipi ben 8516 studenti, tra i 18 e i 30 anni, di 10 università diverse.

Veniamo ai numeri. In primo piano appaiono le cattive abitudini alimentari: 4 su 10 mangiano frutta in modo adeguato e solo 2 su 10 seguono le raccomandazioni nazionali per il consumo di verdura. L’11,3% consuma, poi, quantità davvero eccessive di caffeina, che da alleata diventa nemica. Troppi gli studenti che fanno una vita sedentaria, 3 su 10, per la maggior parte donne, e troppi anche quelli che cedono spesso alle tentazioni del tabacco (24%) e dell’alcol (42%). Un 2% degli studenti universitari ha anche ammesso di aver fatto uso di cocaina, mentre sono il 40% quelli che hanno fumato uno spinello almeno una volta. Poca l’attenzione alla salute riproduttiva, con visite dal ginecologo ridotte al minimo, e altissimo il rischio di abuso e di dipendenza da tecnologia.

Insomma, un quadro veramente disastroso ma che serve, secondo Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, per programmare una migliore prevenzione. Per i ricercatori basterebbe poco per migliorare la situazione: sostituire gli snack ipercalorici dei distributori automatici con porzioni di frutta e verdura, incrementare le strutture sportive nei campus, corsi di educazione all’uso delle tecnologie e sportelli di counseling dentro gli atenei.

I pro e i contro per chi studia all’estero

Credits photo: annoallestero.it

Studiare all’estero è un’esperienza – lo dicono tutti, genitori, insegnanti, ministri, datori di lavoro. Per valutarne gli effetti a lungo termine sono arrivati persino degli studi ad hoc. Uno di questi, realizzato dalla Johannes Kepler Universitat di Linz ha comparato un campione di 540 studenti con esperienza all’estero con uno di controllo che aveva studiato solo ed esclusivamente in Italia. Tutto ciò per dimostrare che studiare all’estero produce dei cambiamenti, sotto tutti i punti di vista, con riscontri positivi e negativi per lo studente. Ma quali sono?

Decidere di fare i bagagli, lasciare casa e immergersi su libri scritti in lingua straniera, a differenza di quel che si pensi, non è la priorità nè il sogno di tutti. C’è chi può farne tranquillamente a meno e chi non ne ha il coraggio; chi parte, invece, spesso e volentieri lo fa con totale leggerezza. Pensate, infatti, a tutti quei ragazzi tra i 14 e i 18 anni che decidono di lasciare casa per un anno per dirigersi in alcuni casi verso un continente completamente nuovo; loro sono spesso decisi sulla loro scelta ma anche inconsapevoli dei rischi.

Sapere che impareranno una nuova lingua è quasi scontato. Nel più dei casi, è proprio questa la molla che li spinge a partire. Al di là del confine o dell’oceano, ci sono però anche le prime esperienze di vita.
Vivere all’estero comporta un netto distacco da famiglia e amici che, per alcuni, può segnare il crollo definitivo di certi rapporti, soprattutto al ritorno: è in quel momento che si nota la differenza, che ci si sente sperduti, incompresi e diversi, mentre a casa appare decisamente tutto uguale.

E voi? Sono cambiate le vostre esigenze, le priorità nelle relazioni, vi mancano gli amici incontrati all’estero e soprattutto sapete che la persona di cui vi siete innamorati è destinata ad uscire dalla vostra vita. La nostalgia non tarda a farsi sentire e per un periodo vorreste avere il tasto rewind per rivivere tutto e non tornare a casa. Passato un po’ di tempo, andare avanti diventa più facile e questo spesso comporta anche la nascita dei primi dubbi.

“Ho davvero scelto il giusto percorso?”, “Sono andato a studiare nel Liceo/Università migliore?” Tutte domande lecite che a volte hanno risposta negativa. Ottenere degli accordi è infatti difficile e gli istituti italiani sono spesso sottovalutati. Lo svantaggio di partire senza un’idea di dove si va è proprio quella di trovarsi nella situazione di abbassare il proprio livello.

Ma se si dovesse tornare indietro, sarebbe davvero meglio rinunciare all’esperienza per mantenere un equilibrio affettivo e procedere in maniera spedita verso il diploma o la laurea? Le ricerche non riescono a dare risposta a questa domanda ma dimostrano che nel raggio del lungo termine si avvertono vantaggi diversi per chi ha studiato all’estero.

Innanzitutto la lingua. Il primo giorno tutto era nuovo e, a stento, riuscivate a comprendere il professore che vi ripeteva per l’ennesima volta lo stesso concetto, dopo qualche mese, invece, non solo non avevate bisogno di una seconda spiegazione ma eravate voi stessi a fare le domande e presentare le vostre riflessioni: è così che quella è diventata la vostra seconda lingua. Avete lottato per impararla e vi siete impegnati per farla vostra coltivando anche nuovi rapporti sociali.

Proprio questi ultimi non sono da sottovalutare, non solo perché sono un vasto arricchimento culturale, ma perché permettono di creare una rete globale di amicizie che in un futuro potrebbero portarvi a vivere all’estero con facilità.

Chi parte una volta, infatti, diventa indipendente e si innesca in lui una curiosità a tutto tondo. Il primo viaggio lo spinge a voler superare ogni confine e lanciarsi in avventure diverse. Questa propensione verso l’estero, non solo è considerata positiva dai datori di lavoro, ma è anche segno di apertura mentale, adattabilità, coraggio e tenacia. Studiare all’estero aiuta a sentirsi parte di un’altra cultura ed è per questo che spesso e volentieri i ragazzi si sentono come se avessero lasciato una parte di sé nella città in cui hanno studiato.

In fondo è così. Quando si lascia l’estero, si porta con sé qualcosa di nuovo che in parte aiuterà lo studente ad affrontare i problemi, i viaggi futuri, le sfide e le sconfitte con l’occhio di chi il mondo non solo l’ha studiato, ma ha anche iniziato a viverlo.

Università finita: e adesso?

Credits: www.hirevue.com

Ci siamo: è il primo giorno della nostra nuova vita dopo l’università. Niente risvegli bruschi, nessuna lezione da seguire e sopratutto nessun libro da studiare. Inizia un nuovo ciclo in cui dobbiamo darci da fare per dimostrare al mondo chi siamo realmente e quanto valiamo. Poi arrivano quei giorni in cui mandi curriculum su curriculum; passano mesi e poi anni in attesa di una svolta, un cambiamento nella nostra vita, restando in attesa di una risposta positiva, mentre guardiamo quella pagina di posta elettronica che non si aggiorna mai, ma resta fissa sempre sulle stesse email di pubblicità e spam.

Il lavoro dopo l’università comincia così: senza una paga, sgobbando duramente per la gloria, senza ricevere un ringraziamento. Viviamo in una realtà ostile, dove circolano sempre gli stessi nomi delle stesse persone, mentre noi, che ci chiamiamo Nessuno, non abbiamo la minima possibilità di dimostrare chi siamo prima di essere etichettati. Sogniamo una realtà diversa, dove ciò per cui abbiamo studiato duramente durante l’università, venga messo in pratica con il lavoro che aspettavamo e per il quale bramavamo dieci anni fa.

La realtà può però colpirci duramente ed è tempo di affrontarla. Il problema delle università italiane è questo: si studia tanto e ci si laurea senza avere la preparazione adeguata per il mondo del lavoro. Non esiste l’opportunità; per citare una canzone, solo “uno su mille ce la fa”, ma per anni si hanno aspettative e speranze che scompaiono, sostituite da sentimenti di negatività, delusione e sconforto.

Che fare? Dobbiamo rinunciare al nostro lavoro dei sogni? È proprio quando abbiamo voglia di mollare tutto che dobbiamo rimboccarci le maniche e dare del nostro meglio, anche se la carriera che sognavamo di fare inizialmente non era quella che stiamo svolgendo ora. Il lavoro dei nostri sogni esiste, non è impossibile. Il segreto è perseverare, sperare e impegnarsi, ma senza dimenticarci di sognare.