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Memoria fuori forma: basta un po’ di allena-mente

A chi non succede di avere vuoti di memoria: non riconoscere qualcuno per strada o non riuscire a ricordarsi il nome di un conoscente è roba di quotidiana amministrazione. Eppure, per alcuni, episodi simili sono così frequenti da risultare persino imbarazzanti: la memoria corta potrebbe essere, allora, sintomatica di qualcosa di ben più grave del regolare invecchiamento o dell’aumento dello stress.

Peraltro, se è vero che la memoria inizia a vacillare con l’avanzare dell’età, è anche vero – perché scientificamente provato – che il calo effettivo delle facoltà cognitive comincia non con la mezza età, bensì intorno ai 25 anni.

Ad avere il più forte impatto sulle funzioni mnemoniche sono, però, le malattie: l’attivazione del sistema immunitario richiede un quantitativo di energie che viene temporaneamente sottratto al cervello, indebolendone la normale attività. Dal diabete alla carenza di vitamina B12, dall’ipotiroidismo all’obesità, si tratta di patologie che se trascurate possono accelerare il deterioramento del sistema cognitivo talvolta in maniera persino irreversibile (con l’insorgere di Alzheimer e demenza vascolare).

Ad ogni modo, secondo il naturale processo di invecchiamento, a partire dal settantesimo anno d’età anche il più salutista di noi va incontro a un inevitabile “Deterioramento cognitivo lieve” (MCI), generalmente riscontrabile nell’incapacità di immagazzinare nuove informazioni o di ricordare il contesto in cui le si è apprese.

Assumere regolarmente vitamina B12 e acido folico può senz’altro aiutare, ma più efficace ancora sarà condurre uno stile di vita che tenga sempre mentalmente stimolati, leggendo più libri, giocando di più, cimentandosi in puzzle e godendosi la socialità.

La Giornata Mondiale della Sindrome di Down è informazione (VIDEO)

www.gizmodo.com

Trisomia 21, o meglio conosciuta come Sindrome di Down.
Si tratta di un anomalia cromosomica – la più frequente nell’essere umano – che colpisce un nato su settecento che vivrà all’insegna della diversità.

Oggi, venerdì 21 marzo 2014, si celebra la Giornata Mondiale della Sindrome di Down.
L’obbiettivo è quello di diffondere una maggiore informazione e sensibilizzazione, nei confronti di una condizione psicofisica verso la quale la nostra cultura necessita di aprire gli orizzonti. E la nostra società necessita di essere educata.

Una persona affetta dalla Sindrome di Down non è un limite per la società.
Merita di ricevere un posto all’interno di essa, avendo la possibilità di lottare ogni giorno per il raggiungimento di quest’ultimo. Solo attraverso mezzi e modi differenti. E in quanto ad adattamento, avremmo davvero tanto da imparare.

A dimostrazione di quanto possano insegnarci, in occasione di questa giornata speciale, è stato realizzato un video i cui protagonisti sono tutti attori con la Sindrome di Down.

“Cara futura mamma..”

“Cara futura mamma” intende rassicurare tutte le mamme che aspettano la nascita del loro figlio Down, e hanno paura.
Il compito di ogni genitore è quello di preoccuparsi per il proprio figlio. Desiderare che questo cresca sano e forte. Felice e rispettoso. Sperare che ogni suo sogno o progetto venga realizzato. Ecco, cara futura mamma, nella Giornata Mondiale della Sindrome di Down hai appreso che tutto questo è possibile.

Perché si nasce portatori di handicap?

Contrariamente a quanto si possa immaginare, le persone che nascono affette dalla Sindrome di Down nascono avendo qualcosa in più: un cromosoma.
Scientificamente accade che nella coppia cromosomica n.21 all’interno delle nostre cellule, vi sono tre cromosomi invece che due.
Il numero 21 è diventato così una costante. L’ONU, infatti, ha battezzato che proprio il 21 del terzo mese dell’anno venisse celebrata la World Down Sindrome Day.

Adriana Lima racconta la sconvolgente dieta degli Angeli di Victoria’s Secret

Il fatto che la materia prima su cui lavorare sia indispensabile non è opinabile. Dare, invece, tutto il merito al metabolismo veloce lo è, decisamente. “È questione di costituzione”, frignano le top models, esibendo fiere il proprio fisico asciutto e scultoreo e provocando istinti omicidi nelle donne e stupore e apprezzamenti negli uomini.

Adriana Lima, come altre sue colleghe hanno fatto in passato, disintegra questi luoghi comuni, dichiarando al Telegraph l’effettivo sacrificio a cui le modelle sono sottoposte. Un sacrificio insano, malato ed estenuante, giustificabile, forse, solo dal risultato.

Il duro percorso che porta, infatti, gli Angeli di Victoria’s Secret ad ottenere fisici perfetti, in occasione della sfilata di Novembre, inizia almeno quattro mesi prima. Un calcolo sulla massa grassa, già esigua, delle top models quantifica l’obiettivo da raggiungere e la dose di nutrienti necessari per realizzarlo. Un regime alimentare rigido, che le modelle devono associare ad un altrettanto rigida attività fisica.

Allenamenti di cinque ore, che diventano sempre più pesanti via via che ci si avvicina allo show, momento in cui anche l’alimentazione misurata, lascia spazio ai soli frullati proteici, sostituiti infine dal digiuno nelle quarantott’ore che precedono la sfilata e alla proibita assunzione di liquidi nelle ultime dodici ore.

Criticabile o condannabile, le top model lo accettano come parte integrante del proprio lavoro, descrivendola come una dieta ordinaria. Una regime alimentare che dieta non può definirsi, dal momento che questa, per etimologia, prevede un equilibrio nell’apporto di tutti i principi nutritivi.

Si gioca con il corpo, come si gioca con gli oggetti

ed è permesso quando a giustificarlo è il canone di bellezza imposto dalla società. Un canone che neanche il metabolismo più veloce della terra, potrebbe singolarmente soddisfare.

La regola dei 5 secondi trova conferma scientifica

Credit: pazienti.it

Sarà capitato ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, di rovesciare per terra una bevanda o di far cadere un alimento. E la classica domanda che subito viene in mente è: posso mangiarlo o meglio buttarlo via? Con i liquidi il problema ovviamente non si pone, a meno che non si sia un cane o un gatto.

Per gli alimenti invece una delle tante leggende metropolitane circolanti vuole che il cibo caduto in terra si possa consumare a patto che non si facciano passare più di 5 secondi dal suo impatto col suolo. La famosa “regola dei 5 secondi” o “Five seconds rule” per dirlo all’inglese.

Quella che finora era stata considerata da molti come una sciocchezza o una diceria ha ora invece, almeno in parte, trovato una conferma scientifica. Un autorevole studio compiuto dai ricercatori dell’Università di Aston, a Birmigham, nel Regno Unito, ha messo in luce come i germi non attacchino immediatamente l’alimento caduto, ma debba passare un certo lasso di tempo affinchè ciò accada.

I vari esperimenti sono stati compiuti su differenti tipologie di vivande, come pasta, biscotti, pane e dolci, lasciati cadere su pavimenti con mattonelle, lisci, ruvidi o con tappeti e moquette. E i risultati hanno parzialmente dato ragione alla diceria popolare.

Gli studiosi hanno infatti osservato che, in base al cibo e al tipo di terreno su cui esso si trova a giacere, i batteri, come l’escherichia coli e lo staffilococco, impiegano da 3 secondi a mezzo minuto per aggredire gli alimenti caduti in terra. Questo per quanto riguarda i cibi secchi, mentre per le bevande i tempi si accorciano ancora di più.

Quindi niente drammi o paranoie se per sbaglio ciò che si sta per mangiare non raggiunge la bocca e finisce invece sul pavimento. Ma la prontezza di riflessi rimane comunque fondamentale per non mettere a rischio la propria salute.

[Fonte:adnkronos.com]