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Mangiare sano anche se al volo

Spesso e (mal)volentieri si è troppo indaffarati per concedersi pasti salutari: un dilemma che i nutrizionisti della clinica londinese Well Well Well sono riusciti a risolvere mediante una serie di suggerimenti utili per mangiare sano anche quando si è a corto di tempo.

Innanzitutto, mai saltare la colazione: la nostra attività mentale ne risulterà inevitabilmente rallentata. Ideali a prima mattina sarebbero i fiocchi d’avena o i muesli, che, agendo lentamente, danno più energia e più a lungo: a questi, si potrebbero aggiungere frutta a pezzi (per le fibre), semi di girasole (per omega 3, magnesio e zinco) e yogurt (per calcio e probiotici).

Ricordarsi, inoltre, degli spuntini, da consumare ogni tre ore contro quei cali di zucchero che inducono nelle peggiori “tentazioni” in vendita nei distributori: basterebbe, allora, munirsi da casa di frutta, mandorle, nocciole, noci e cioccolato fondente. Tenere sotto controllo gli zuccheri è indispensabile: i carboidrati raffinati (pane, riso e pasta bianchi, dolciumi) aumentano i livelli di glucosio nel sangue, portando l’organismo a rilasciare ormoni che – per ristabilirne l’equilibrio – inducono alla dipendenza da zucchero e da stimolanti (caffeina, alcol).

Il pranzo, ancora, dovrebbe essere a base di proteine e fibre (carne, pesce, uova, lenticchie, ceci, fagioli) da accompagnare con pane, pasta o riso integrali, carboidrati che non dovrebbero mai costituire più di un quarto dell’intero pasto. Arricchire, infine, il tutto con spinaci e rucola: ricchi di vitamina B e di magnesio, questi riducono la tensione nervosa accumulata dopo ore di fronte al pc, aiutando a combattere il mal di testa.

#nomakeupselfie: la campagna social per la ricerca sul cancro (FOTO)

#nomakeupselfie

Un selfie a viso pulito.
La campagna di sensibilizzazione contro il cancro, invita tutte le donne a mostrarsi in un autoscatto che le ritrae senza trucco. Tutte le selfie sono raccolte sotto l’hashtag #nomakeupselfie, e in 48 ore questa iniziativa ha dato vita ad una raccolta fondi pari a 2 milioni di sterline, devolute al centro di ricerca sul cancro Cancer Research UK.

La forza del web di rendere virale una notizia ha reso sì possibile la nascita di una vera e propria catena di beneficenza, ma, soprattutto, ha dato il giusto coraggio ad ogni donna di esprimere il proprio stato d’animo riguardo un grande taboo, il cancro.
Così tra Twitter e Facebook sono diventati milioni gli autoscatti a nome di questa campagna solidale.

La campagna è partita tra le donne malate di cancro, e ormai si è estesa anche tra i Vip, che non si sono di certo tirati indietro, anche se qualcuno ha tentato di coprire ugualmente i difetti coprendosi il viso con un braccio, o utilizzando i vari filtri per foto.

#nomakeupselfie vuole essere un modo per sensibilizzare noi tutti verso una lotta che coinvolge milioni di persone, che spesso hanno timore di mostrarsi per la loro malattia.
Del resto il cancro si combatte anche attraverso iniziative solidali che danno modo di far sentire meno soli coloro che tutti i giorni della propria vita affrontano questa dura lotta.
Vedere unite tutte le donne in un’unica iniziativa, e attraverso un messaggio così forte, dona quello spirito necessario ad affrontare la propria immagine riflessa allo specchio – o attraverso una autoscatto – col sorriso, anche quando sembrava non esserci più un valido motivo per farlo.

[Credit Photo: Twitter]

Troppi compiti a casa fanno male agli studenti

Questa non è la solita scusa di bambini e adolescenti con scarsa voglia di fare e di impegnarsi a scuola. Questa non è la solita scusa dei genitori che spesso – ed esageratamente – si lamentano dell’eccessivo carico di studio dei loro ‘piccoli’.
Troppi compiti a casa, portano a un accumulo di stress, che a sua volta causa problemi a livello fisico. Questo è il risultato di uno studio scientifico.

La Stanford Graduate School of Education ha intervistato oltre 4.300 studenti, provenienti da 10 diverse scuole superiori ad alte prestazioni, sia pubbliche che private, della California.
I risultati lasciano senza parole e li comunica alla CNN Denise Papa, co-autore dello studio “We found a clear connection between the students’ stress and physical impacts: migraines, ulcers and other stomach problems, sleep deprivation and exhaustion, and weight loss”.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Experimental Education, e ha rivelato che il tempo medio che gli studenti passano sui libri è di tre ore, e il 56% dei soggetti dichiara che questo loro lavoro è la principale fonte di stress della loro vita.

Poveri piccoli si potrebbe dire molto sarcasticamente. Ancora non sanno cosa gli aspetta nella vita dopo la scuola, ancora non sanno che non sarà tutto rosa e fiori il loro futuro.
Vero è, però, che in alcuni istituti superiori la competizione tra gli studenti è feroce, e la pressione per un buon rendimento scolastico travolgente.

Il fatto che i bambini crescano in condizioni di povertà può portare loro disturbi, tra cui droga e alcool, ma un recente corpo di ricerca, compreso uno studio condotto proprio dal Papa, rivela che i bambini nati in condizioni più avvantaggiate possono avere ricadute fisiche a causa dell’incessante pressione scolastica.
E non si tratta soltanto di liceali, ma anche di ragazzini e bambini più piccoli.

“When you say that poverty is a risk factor, that doesn’t mean that all poor kids are troubled – spiega Suniya S. Luthar, professore di psicologia presso l’Arizona State University – it’s exactly the same for upper-middle-class children of upwardly mobile families”.

Tutto questo però non vuol dire lasciare i figli nell’ignoranza più assoluta; non si deve tramutare in una feroce campagna “no compiti a casa” da parte dei genitori troppo protettivi contro le istituzioni scolastiche.
I ricercatori consigliano, proprio per diminuire lo stress che causa malattie fisiche, una riduzione del carico di lavoro che i ragazzi devono svolgere a casa: non più di due ore per le scuole superiori e non più di 90 minuti per elementari e medie.

Se questo poi sia un consiglio utile ed efficace lo scopriremo solo con il tempo. Va ricordato però che lo studio è un diritto-dovere grazie al quale, impariamo, cresciamo e maturiamo. Noi e il nostro senso critico. E imparare a farcela da soli, con i compiti a casa, significa anche (o soprattutto) acquisire l’attitudine a lavorare con impegno, sforzo e sacrificio.
È qualcosa che non soltanto stimola il senso di responsabilità, e addestra allo sforzo inerente a qualsiasi attività lavorativa, ma è la via maestra, che si percorre già dai primi anni, per realizzare l’obbiettivo tanto proclamato dai pedagogisti moderni: la capacità di “saper fare”, e, aggiungerei, “saper fare da sé”.

Memoria fuori forma: basta un po’ di allena-mente

A chi non succede di avere vuoti di memoria: non riconoscere qualcuno per strada o non riuscire a ricordarsi il nome di un conoscente è roba di quotidiana amministrazione. Eppure, per alcuni, episodi simili sono così frequenti da risultare persino imbarazzanti: la memoria corta potrebbe essere, allora, sintomatica di qualcosa di ben più grave del regolare invecchiamento o dell’aumento dello stress.

Peraltro, se è vero che la memoria inizia a vacillare con l’avanzare dell’età, è anche vero – perché scientificamente provato – che il calo effettivo delle facoltà cognitive comincia non con la mezza età, bensì intorno ai 25 anni.

Ad avere il più forte impatto sulle funzioni mnemoniche sono, però, le malattie: l’attivazione del sistema immunitario richiede un quantitativo di energie che viene temporaneamente sottratto al cervello, indebolendone la normale attività. Dal diabete alla carenza di vitamina B12, dall’ipotiroidismo all’obesità, si tratta di patologie che se trascurate possono accelerare il deterioramento del sistema cognitivo talvolta in maniera persino irreversibile (con l’insorgere di Alzheimer e demenza vascolare).

Ad ogni modo, secondo il naturale processo di invecchiamento, a partire dal settantesimo anno d’età anche il più salutista di noi va incontro a un inevitabile “Deterioramento cognitivo lieve” (MCI), generalmente riscontrabile nell’incapacità di immagazzinare nuove informazioni o di ricordare il contesto in cui le si è apprese.

Assumere regolarmente vitamina B12 e acido folico può senz’altro aiutare, ma più efficace ancora sarà condurre uno stile di vita che tenga sempre mentalmente stimolati, leggendo più libri, giocando di più, cimentandosi in puzzle e godendosi la socialità.