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Bere tè per vivere a lungo e perdere peso

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Chi beve tè vive più a lungo e perde anche peso più facilmente.

Lo dimostra una ricerca compiuta a Parigi dal dottor Danchin. Il professore e il suo team hanno analizzato 131.401 persone di età compresa fra i 18 e i 95 anni, per un periodo di tempo di 7 anni (dal 2001 al 2008). I partecipanti sono stati classificati in tre categorie: i non bevitori di tè, i bevitori moderati (1-4 tazze di tè al giorno) e i bevitori pesanti, che superano il consumo di 4 bicchieri di tè al giorno.

Il risultato è stato illuminante: i bevitori di tè hanno presentato una pressione sanguigna più bassa rispetto a chi non ne fa utilizzo o consuma una maggiore quantità di caffè. Bere tè allunga la vita poichè riduce di ben il 24% il rischio di morte legato a problemi cardiovascolari. Problemi che sorgono molto più di frequente nei bevitori accaniti di caffè e nei fumatori di tabacco.

I benefici che il tè apporta alla salute sono dovuti alla grande quantità di antiossidanti che contiene, che aiutano a mantenere il corpo sano e a migliorare la circolazione del sangue.

Ma non solo: il tè è anche un ottimo alleato per chi vuole perdere peso. Esso infatti contiene dei composti che impediscono che parte del grasso che ingeriamo venga poi assorbito dal corpo. Con la conseguenza quindi che il metabolismo risulta essere molto più veloce del normale e i fastidiosi “rotolini di ciccia” scompaiono naturalmente.

Per essere belli, sani e in forma quindi niente pastiglie miracolose o filtri dimagranti: basta una bella tazza di tè, e magari anche più di una.

Tumori: la probabilità aumenta con il livello d’istruzione

credits photo: milanosanita.it

Per quanto riguarda i tumori la scienza è sempre sull’attenti. Infatti le ricerche che riguardano questa malattia sono numerosissime e grazie a queste si sono scoperte caratteristiche e modi per prevenirla e, in diversi casi, curarla. In particolare, uno studio pubblicato sul ‘Journal of Epidemiology and Community Health‘, condotto per scoprire collegamenti tra la posizione socio-economica delle persone e tre tipi di tumore, ha rilevato dei dati che stupiscono.

I tumori studiati sono, appunto, tre: glioma, meningioma e il neurinoma acustico. Il glioma, in particolare, è risultato avere un particolare legame con il livello d’istruzione. Ha, infatti, secondo quanto rilevato dallo studio, il 19% in più di probabilità di comparire in uomini laureati rispetto a quelli che hanno lasciato la scuola a 16 anni. Nelle donne, invece, ha il 23% in più delle possibilità di insorgere in chi ha ricevuto un’educazione universitaria.

La ricerca ha evidenziato anche come c’è il 20% in più di possibilità che il glioma si presenti in uomini che occupano una posizione importante e di rilievo nei posti di lavoro o che abbiano ruoli manageriali. Al contrario, è più bassa in chi invece svolge lavori manuali. Le donne, invece, che occupano posizioni di rilievo o svolgono ruoli manageriali hanno il 26% di probabilità in più.

Lo studio ha esaminato 4,3 milioni di svedesi nati tra il 1911 e il 1961. In 7.100 delle donne e in 5.700 degli uomini che hanno partecipato alla ricerca sono stati diagnosticati tumori cerebrali. Sir David Spiegelhalter, professore della comprensione pubblica del rischio presso il Laboratorio di statistica all’Università di Cambridge, ha affermato: “Trovo questi risultati molto rassicuranti. Per esempio, in ogni gruppo di 3.000 uomini del livello di istruzione più basso, ci si aspetta di trovare cinque gliomi in persone con più di 18 anni. In un gruppo di 3000 uomini con un più alto livello di istruzione, ci si aspettano sei gliomi“. In poche parole, su un grande numero di individui si trovano dati che non hanno significato pratico.

Olio di borragine proprietà e rimedi naturali

Olio di borragine: un altro insospettabile olio nostro alleato di cui non si sa molto solitamente.

Eppure dovrebbe essere fra gli oli da tenere in casa, perché ottimo per la salute ma anche perché è un ottimo cosmetico naturale! Quest’olio vegetale che si ricava dalla spremitura a freddo dei semi della pianta Borago officinalis.

Proprietà dell’olio di borragine

L’olio di borragine contiene una grande quantità di alfa-acido linoleico (32-38%), acido linoleico (18-25%), acido oleico (15-19%) e fitoestrogeni efficaci contro i radicali liberi, i problemi ormonali femminili, la pelle disidratata e le infiammazioni cutanee poiché è un ottimo lenitivo.

5 buoni motivi per tenerlo in casa:

  1. se soffri di acne o di psoriasi o secchezza cutanea
  2. se soffri di smagliature o cominciano a comparire le prime rughe
  3. se hai problemi di cisti ovariche o legati al ciclo
  4. se hai unghie e fragili
  5. se hai problemi con il colesterolo

Uso interno ed uso esterno dell’olio di boraggine

L’olio di borragine si può acquistare in perle per un uso interno quindi come un integratore alimentare soprattutto per i problemi legati agli ormoni femminili poiché grazie ai fitoestrogeni presenti in quest’olio si ha un’azione riequilibrante del sistema ormonale femminile quindi si possono riscontrare miglioramenti circa il problema delle cisti ovariche, dolori e sindrome premestruale o i disturbi della menopausa. Per uso esterno naturalmente c’è l’olio.

Come utilizzare l’olio di borragine

Per un uso interno si consiglia di assumere una perla di olio di borragine 4 volte al giorno a stomaco pieno (prima di mangiare).

Per l’uso esterno per quanto riguarda il viso si possono miscelare 5 gocce di olio di borragine con 5 di olio di germe di grano e quindi applicare sul viso tenendo in posa per 15 quindi risciacquare con acqua tiepida. Si possono inoltre miscelare 10 gocce di olio di borragine alla crema idrante oppure miscelare 8 gocce di olio di borragine con 5 gocce di olio d’oliva da applicare la sera sulle zone infiammate o ruvide avendo cura di applicare uno strato di garza di modo da non sporcare i vestiti, il giorno dopo si procede con una normale doccia e si ripete il trattamento fino a che non si notano miglioramenti.

Come le parole di un dottore possono farti ammalare di più

Credit: http://www.bbc.com/

Durante un gioco di ruolo trasmesso in un programma della BBC World Service’s Discovery, il presentatore tv ha rivolto all’ospite del giorno, il Dottor Mark Porter, delucidazioni su come guarire dal dolore che sentiva alla ginocchia.
Nel corso dell’intervista, le parole utilizzate dal medico hanno subito spostato il tono della conversazione su un piano negativo e frustrante. Il dottore si è infatti rivolto al finto paziente con espressioni del tipo “cattive notizie”, “le ginocchia sono completamente consumate”, “le medicine possono aiutare ma poco”, “le controindicazioni del medicinali potrebbero essere forti e danneggiare lo stomaco”. Parole piuttosto aspre per chi spera di guarire e non sentire più quel dolore.

Questo modo di descrivere il problema alle ginocchia del paziente, ha spiegato successivamente il dottore, è oggettivamente esagerato, tanto da far sembrare che il ginocchio possa collassare su stesso da un momento all’altro, senza vere vie di guarigione, dando l’impressione, inoltre, che gli effetti collaterali siano più gravi di quanto non ci si aspetti veramente.

Ma esperimenti hanno dimostrato che anche solo menzionare le parti indesiderate dell’azione del farmaco più innocuo porti nausea, mal di testa, diarrea e affaticamento, si osi immaginare quali potrebbero essere gli effetti di un farmaco più pesante, se presentati con innaturale pesantezza e negatività.

Spesso sentiamo parlare di effetto placebo, ovvero il potere guarente di una buona aspettativa, ma nessuno parla mai di effetto nocebo, che potrebbe rivelarsi veramente distruttivo.
Effettivamente è molto più facile far male che far bene, immaginate quindi quanto potere risieda dietro ad aspettative negative, che in realtà ritroviamo dappertutto nel quotidiano e non solo all’ospedale.

Il pensiero negativo contagioso potrebbe persino uccidere.
Ma quello positivo fa sicuramente la differenza, a dimostrarlo uno studio condotto su pazienti che soffrivano di depressione. La cura per mezzo di placebo, unita all’empatia dei dottori e alle loro buone aspettative, ha aiutato i pazienti a ottenere risultati migliori di quelli che, invece, si erano rivolti a forti psicofarmaci e alla mancanza di empatia del proprio analista.

Il consiglio che quindi i ricercatori si sentono di dare, sta proprio nell’atteggiamento dei dottori, che dovrebbero essere parte integrante della cura, attraverso le loro conoscenze e il loro spirito positivo o quanto meno empatico. Gli specialisti dovrebbero enfatizzare molto di più sulle aspettative positive, che su quelle negative, trattando le ultime a piccole dosi e con le pinze, in modo da farle digerire senza spaventare eccessivamente i pazienti.

Ogni parola è importante e di conseguenza va soppesata, perché potrebbe fare la differenza tra la guarigione e il degenerarsi della patologia. E, a fronte dei fatti, è un’opportunità che non dovrebbe essere accantonata.