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News e destinazioni del turismo nel mondo

Orientarsi è più semplice con la Mappa Universale della Metropolitana (FOTO)

Quando si visita un posto nuovo, per una vacanza, per lavoro o per mille altri svariati motivi, ci si veste dei panni del turista e anche di quelli dell’esploratore. Si esplorano le giungle urbane, ci si deve orientare in esse in tempi ristretti e con mezzi non sempre di facile interpretazione.

La mappa della metropolitana ne è un esempio: collegamenti incrociati in una ragnatela di nomi e colori, da provocare cefalea cronica già al primo sguardo. New York, Londra, Parigi, Madrid, capitali di un’estensione paurosa, capaci di far sentire i visitatori minuscoli, diventano un mostro troppo grande da affrontare.

Si chiama Jug Cerovic, architetto di professione, francese di nazionalità, ed è il Dio a cui molti turisti saranno devoti. Il suo merito è, infatti, quello di aver ideato un sistema uniforme e semplice, per orientarsi tra gli infiniti collegamenti delle metropoli: la mappa universale della metropolitana.

E così la mappa di Tokio, prima indecifrabile e ostica, è diventata lineare e di immediata fruizione, grazie all’ordine datole dall’essenzialità del giovane architetto. Un’essenzialità completa però di tutte le informazioni utili.

Per ora sono solo dodici le città di cui è stata messa a punto la mappa, in grado di favorire un’immediata lettura al turista, che non dovrà più trascorrere la metà del suo soggiorno a disegnare cerchietti rossi sulla cartina.

Un’idea, quella di Cerovic, sempre più utile per soddisfare la natura cosmopolita dell’uomo, le sue esigenze lavorative, la sua curiosità turistica.

Lo dicono anche tutte le mamme del mondo: in fin dei conti basta un po’ d’ordine.

TripAdvisor, la classifica delle 10 migliori destinazioni al mondo (FOTO)

ojodigital.com

TripAdvisor ha stilato una nuova classifica: le 10 migliori destinazioni al mondo.

Il criterio che sta alla base delle scelte delle città è quello di sempre: le “milioni di recensioni e valutazioni da parte di coloro che contano davvero – i viaggiatori stessi”, come ha affermato James Kay, portavoce del sito.

Quest’anno c’è stato un cambio di guardia nel podio della classifica: Parigi – capofila lo scorso anno – è precipitata clamorosamente al settimo posto, lasciando libero il podio per una new entry, la città di Istanbul in Turchia. Nonostante le cifre record del 2013 che il settore del turismo ha registrato nella capitale francese, la città della Torre Eiffel non è riuscita a reggere il confronto con la Moschea Blu della megalopoli asiatica.

Al secondo si colloca invece un’eccellenza del nostro Paese: Roma, la città eterna, che con il suo fascino e i suoi monumenti spettacolari è riuscita a rapire il cuore di milioni di turisti.

Grande successo ha riscosso anche la città di Londra, che, come lo scorso anno, è riuscita ad occupare il terzo posto. Questo grazie anche alla nascita del Royal Baby che ha portato un flusso di turisti non indifferente nella capitale britannica. Concludono la top five le città di Pechino in quarta posizione e Praga – capitale della Repubblica Ceca – che trionfa con un discreto quinto posto.

Scendendo verso il fondo della classifica ci si sposta sempre più verso l’Oriente: in sesta posizione si trova la città di Marrakech, in Marocco, a cui fanno seguito la decaduta Parigi che si piazza al settimo posto, Hanoi nel Vietnam, Siem Reap in Cambogia e Shanghai, importante città della terra del Celeste Impero.

Grande sconfitta quest’anno per gli Stati Uniti che hanno visto sparire dalla classifica sia la città di New York che quella di San Francisco. E allo stesso modo l’Australia subisce una clamorosa perdita, quella della sua città più antica e popolosa, Sydney, che lo scorso anno si era posizionata al decimo posto.

Ma nonostante la classifica si può dire che valga la pena visitare anche le città assenti o escluse da questa lista. Perchè ogni città è bella e migliore di altre a modo suo, con i propri monumenti, i propri paesaggi e le proprie peculiarità.

Bristol: la migliore città inglese in cui vivere

La migliore città in Gran Bretagna in cui vivere? Bristol.
Il riconoscimento arriva da Sunday Times’ che nomina, appunto, Bristol come migliore città inglese in cui vivere, grazie soprattutto allo shopping, al paesaggio e ai luoghi.

Nella Rubrica “Best Place to Live List” il Sunday Times’ ha profilato per 64 città del continente, ma Bristol si è differenziata in positivo anche perché vanta “uno dei tassi di disoccupazione più bassi del paese, un vario e bellissimo patrimonio edilizio, scuole decenti, cultura frizzante e vita notturna, e la possibilità di vedere alcuni fantastici paesaggi”.

Bristol, una contea non metropolitana del Sud Ovest dell’Inghilterra, principale scenario della serie britannica Skins, con una storia tutta da raccontare passeggiando per le rive del suo fiume Avon.
Bristol, quella contea non metropolitana che più volte è uscita trionfante davanti a tutto il resto della Gran Bretagna, e l’ultimo e più recente esempio è proprio il fatto che sia stata nominata la “città più vivibile” nel Regno Unito, secondo una analisi dei fattori economici e di stile di vita.

Ha superato la capitale inglese, meta di moltissimi giovani speranzosi, che è stata nominata “Best Connected City”, e poi Cambridge, alla quale è stato assegnato il premio “UK’s Brainiest City”, per avere alcune delle migliori università del mondo.

Scendendo nella classifica si trovano: Belfast, nominata città più ottimistica del Regno Unito, sulla base di un’analisi del numero di emoticon smiley presenti nelle immagini non scattate dagli abitanti; Glasgow, nominata “Best for Sport”, anche in vista dei Giochi del Commonwealth di questa estate; mentre a Edimburgo è stato asseganto il premio come città avente la migliore City Views.

[Credit: TheIndipendent]

Little Italy, un quartiere a rischio di estinzione

buytaert.net

Famoso in tutto il mondo e simbolo di eccellenza della nostra penisola all’estero, il quartiere newyorkese di Little Italy è a rischio di estinzione.

Situato nella parte meridionale della città di Manhattan accanto a Chinatown, il distretto è stato fondato dagli italiani che fra il 1870 e i primi decenni del XX secolo furono costretti a scegliere la via dell’emigrazione per trovare lavoro e migliorare le proprie condizioni di vita.

Ma già dagli anni ’50 il quartiere ha cominciato ad essere abbandonato dai residenti – che all’inizio dello scorso secolo avevano raggiunto la cifra di quasi diecimila abitanti – e in contemporanea si è allargata la presenza della comunità cinese e i confini del loro distretto. E sarebbe proprio questo cambiamento demografico una delle cause della scomparsa del quartiere storico di Little Italy.

Non l’unica però. Un’altra motivazione è quella economica: i costi degli affitti di ristoranti e locali del distretto sono diventati davvero eccessivi per i negozianti, che non potendo più pagare sono costretti ad abbandonare le loro attività e cercare lavoro altrove.

Si parla di cifre quali 34 mila dollari al mese chiesti al ristorante ‘Umberto’s Clam House’ o i 64 mila da pagare per il ‘Giovanna’s’ o ancora del canone mensile di 50 mila dollari necessario per poter mantenere il locale che ospita il ristorante ‘S.P.Q.R.’. Cifre esorbitanti, impossibili da racimolare per qualsiasi negoziante onesto e appartenente alla medio-piccola borghesia.

La conseguenza più ovvia è stata la chiusura, solo nell’ultimo anno, di ben 8 ristoranti e il declassamento del numero di isolati del quartiere che da 50 che erano sono diventati all’incirca 3, tutti concentranti lungo la Mulberry Street.

E l’amara conclusione – tratta direttamente dalle parole di Ianniello, presidente dell’associazione commercianti di Little Italy – all’Ansa non può essere che una: “Non si potrà ricostruire Little Italy. Se ce ne andiamo non torneremo più”.