Credits: emergenzasorrisi.it / Teresa Emanuele

A volte basta poco per aiutare un bambino a restituirgli il sorriso. Un piccolo gesto, una carezza, le cure necessarie, che per lui possono significare tanto. In alcuni casi, può cambiargli la vita. Emergenza Sorrisi è una associazione onlus che nasce con l’intento è quello di restituire il sorriso e la speranza di una vita migliore a bambini affetti da malformazioni del volto, ustioni, traumi di guerra, neoplasie, patologie ortopediche e oculistiche.

Abbiamo intervistato il presidente dell’associazione, Fabio Massimo Abenavoli, che è anche chirurgo plastico volontario, per raccontarci tutto su Emergenza Sorrisi, sulla missione dei medici, gli aiuti ai bambini e i progetti futuri.

Grazie per aver accettato la nostra intervista. Ci può raccontare qualcosa di Lei, e di come è nata l’organizzazione ‘Emergenza Sorrisi’?

Era il 2007 quando, fondai l’associazione di medici e infermieri con il nome di Smile Train Italia Onlus, con l’obiettivo iniziale di operare bambini affetti da labiopalatoschisi nei paesi più disagiati del mondo, offrendo loro la possibilità di sorridere e avere una vita normale. Nel 2013 Smile Train ottenne dal Ministero degli Esteri il riconoscimento di ONG per il lavoro svolto negli anni in paesi come Iraq, Afghanistan, Kurdistan e così il nostro nome è cambiato in Emergenza Sorrisi, includendo nel nostro intervento non solo la labio – palatoschisi, ma anche le ustioni, i traumi di guerra, patologie oculistiche e pediatriche in genere. In molti mi hanno chiesto perché essendo un chirurgo plastico, ho voluto dare precedenza al volontariato;la risposta di trova in una sola parola: solidarietà. Quando sono nel Sud del mondo, quello che ricevo è nettamente di più di quello che do. La mia scelta non è una rinuncia, anzi, è vivere due volte: c’è una grande differenza tra il vedere il viso di un bambino prima dell’operazione e dopo! Rinasco insieme a loro, ogni volta. Questo mi spinge come medico ma soprattutto come uomo, a offrire la mia abilità, la mia professione a servizio di chi soffre e non avrebbe alcuna possibilità di poter guarire senza un aiuto da parte di chi lo sa fare, come noi medici specialisti di Emergenza Sorrisi. La labio-palatoschisi è una patologia complessa, una malformazione che può essere risolta solo con l’intervento chirurgico. Noi insegniamo ai medici locali ad operare per renderli autonomi nel trattamento delle malformazioni del volto, in modo che possano dare risposte immediate ai loro pazienti senza dover attendere un aiuto esterno.

Credits: emergenzasorrisi.it
Credits: emergenzasorrisi.it

Come vi organizzate per le vostre missioni e quanti volontari riuscite a reclutare?

Le missioni si svolgono nei Paesi che presentano la maggiore incidenza di patologie malformative del volto; il Ministero della Sanità locale ci contatta e invita proprio per l’elevato numero di casi presenti nel paese, così noi iniziamo la parte logistica – organizzativa in collaborazione con l’Ospedale locale e i nostri cooperanti. Il reclutamento dei medici volontari italiani è la parte più facile, tantissimi sono i professionisti disponibili a partire con noi e ad impegnarsi per aiutare questi bambini. I nostri volontari sono numerosi, oltre 260, quindi è sempre dura scegliere i pochi che faranno parte dell’équipe che è composta da un numero limitato di personale e che prevede la presenza di : Chirurgo Maxillo Facciale e/o Plastico, Pediatra e Neonatologo, Anestesista – Rianimatore,Infermiere, logista. La missione prevede una prima fase di Screening, durante la quale si visitano centinaia di bambini che giungono all’ospedale. Nei giorni precedenti l’inizio della missione i nostri cooperanti locali diffondono la notizia del nostro arrivo tramite TV, stampa e cartelloni pubblicitari, in modo che i genitori dei bambini con labbro leporino portino i bambini per essere visitati ed eventualmente inseriti nelle liste operatorie dei giorni successivi. Subito dopo aver valutato lo stato di salute dei bambini da operare iniziano gli interventi chirurgici a cui il personale locale medico e infermieristico partecipa attivamente affiancando il nostro personale. Subito dopo lo screening iniziano gli interventi chirurgici che proseguono per tutta la durata della missione, ed in genere si visitano 120/180 bambini e di questi tra i 60 e i 100 vengono operati.

Quali sono le principali difficoltà che incontrate nei vari Paesi in cui operate?

Dal punto di vista logistico e strutturale veniamo sempre messi alla prova per la mancanza di attrezzature adeguate, che cerchiamo di fornire attraverso i fondi destinati ai nostri progetti. In ogni missione portiamo dall’Italia un cargo di medicinali e materiale chirurgico monouso, per far fronte agli interventi chirurgici. Sul piano culturale le difficoltà maggiori risiedono spesso in credenze popolari, religioni, wodoo per cui i bambini con labbro leporino sono considerati maledetti e per loro l’unica via di guarigione sono riti e stregonerie. La nostra missione è anche quella di sfatare queste credenze popolari e far capire alle persone che è una patologia, che si può guarire solo con un intervento chirurgico.

La malfunzione del labbro leporino interessa la maggior parte dei paesi in via di sviluppo. A quali rischi va incontro un bambino che non viene curato?

I bambini che nascono con labbro leporino possono nascere prematuri. Inoltre il tasso di mortalità entro i primi 5 anni di vita di bambini con labio palatoschisi è molto più alto rispetto ai loro coetanei sani. Questo è dovuto alla loro maggiore esposizione a patologie respiratorie, alla malnutrizione non riuscendosi a nutrire adeguatamente. Infine , in età scolare, se non operati sono soggetti a emarginazione e isolamento proprio per la loro condizione fisica. Sono esclusi dalla vita sociale e a volte tenuti nascosti dalle famiglie per quelle credenze popolari di cui parlavo prima che li definiscono maledetti.

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Come agite in contesti disagiati in cui l’assistenza e l’esperienza medica è scarsa o assente? Qual è il vostro modus operandi?

Durante ogni missione umanitaria cerchiamo di rendere i medici autonomi nel prestare cure adeguate ai propri pazienti. Questo obiettivo di medio periodo segue il principio “Learning by Doing” strategia di sostenibilità attraverso l’insegnamento/apprendimento, riservata ai medici stranieri che seguono i nostri percorsi formativi. La presenza di medici preparati in loco di fatto porta con sé vantaggi sia in termini di riduzione del numero di bambini affetti da simili patologie, i bambini possono beneficiare dei trattamenti chirurgici nei Paesi di appartenenza senza dover attendere l’arrivo di medici stranieri, sia in termini di aumento della confidenza e della fiducia della popolazione nei sistemi sanitari locali. Successivamente si passa alla creazione di Centri di Eccellenza equipaggiati per la cura delle malformazioni congenite del volto. Questa modalità fa si che in futuro non troppo lontano le missioni chirurgiche non rappresentino più l’unica possibilità di cura per migliaia di bambini. In Kurdistan, Iraq e Indonesia abbiamo già posto le basi per delle strutture specializzate all’interno degli ospedali dove abbiamo svolto le nostre missioni chirurgiche. In Benin e Congo sono nate le nostre prime “affiliate” Emergenza Sorrisi Benin e Emergenza Sorrisi Congo, che hanno la finalità di curare autonomamente i propri pazienti.

Vi è mai capitato di dover affrontare interventi in Paesi in guerra? Se sì, come avete agito in quelle circostanze?

In Pakistan, in Iraq, in Afghanistan le situazioni sono difficili per la popolazione, stremata da anni di conflitti. I bambini sono coloro che pagano il prezzo più alto di queste situazioni; non vanno a scuola, non sono sicuri nelle loro case, abbiamo visitato i campi profughi in Kurdistan e tanti, troppi bambini vivono in condizioni esasperate. Noi prestiamo cure mediche specialistiche laddove ce ne sia bisogno. Ecco perché continuiamo a venire in Iraq, ecco perché siamo oggi a Nassiriya ad operare decine di bambini, ma anche adulti, con esiti di ustioni . Alcuni di loro hanno dferite in seguito ad attentati. Altri per incidenti domestici che avvengono in contesti dove la sicurezza domestica è compromessa anche a causa della guerra. I bambini pagano troppo spesso le conseguenze delle azioni degli adulti. Noi ogni volta che possiamo torniamo qui, in mezzo a queste persone che aspettano i medici italiani per poter guarire.

Credits: emergenzasorrisi.it
Credits: emergenzasorrisi.it

Avete trovato qualche difficoltà a curare le malattie che avete riscontrato nei piccoli pazienti?

Durante le missioni chirurgiche ci sono sempre casi complessi, patologie gravi che non possono essere trattate sul posto per il poco tempo della missione e per l’assenza di apparecchiature idonee soprattutto nel post operatorio. Non appena rientriamo in Italia dopo la missione lavoriamo per portare questi bambini nei nostri Ospedali e fornire loro le cure necessarie. Nessun bambino è lasciato indietro. Proprio a giugno abbiamo operato al Policlinico Gemelli di Roma un bambino del Senegal che aveva una grave patologia ad un occhio e rischiava di morire. In questi giorni è tornato a Roma e sta bene.

Quali storie in particolare vi sono rimaste impresse nel cuore?

È difficile ricordarne solo una. Tutti i bambini che visitiamo e operiamo ci rimangono impressi nel cuore. Il caso particolare di Zahra ha colpito tutta l’équipe, quando incontrandola nel giugno 2015 ha potuto constatare quanto la sua vita sia realmente cambiata dopo l’operazione. Zahra all’età di otto mesi è stata operata nel dicembre 2014 a Roma, perché era affetta da uno stato avanzato della malattia e non era possibile operarla durante una missione nel suo paese d’origine per la mancanza di strumenti adeguati alla sua complessità. Ricordiamo la storia di Chico, un piccolo bambino del Mozambico abbandonato dai suoi genitori per una malformazione al voto, curato dai chirurghi volontari e adottato da una famiglia italiana. E quella di Shabana, una bimba afghana: aveva un tumore al volto, è stata operata e ora sta bene. Abbiamo creato una sezione nel nostro sito che si chiama Sorrisi dal Mondo proprio per raccontare le più significative, ma ogni sorriso restituito è per noi importante. Oltre 3200 bambini operati in 70 missioni è un risultato che ci rende fieri di quello che stiamo facendo.

Quali sono i vostri progetti futuri per ‘Emergenza Sorrisi’?

Aiutare sempre più bambini, restituire sempre più sorrisi, coinvolgere sempre più medici e persone che possano aiutarci. In questi giorni abbiamo una campagna di raccolta fondi attiva tramite sms solidale che si chiama “Il Sorriso dei Bambini”. Vogliamo aiutarne sempre di più e nel minor tempo possibile, ma per fare questo ci occorre l’aiuto di tutti. Un sms di 2 euro al 45599 permetterà a tanti bambini di non dover aspettare a lungo di poter guarire.

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