A giudicare dalle loro bacheche Facebook, tutti hanno una vita da sogno. Ma quasi i due terzi degli utilizzatori di social media mentono per indorare la realtà e far sembrare le proprie vite più interessanti di quanto non siano, parola di scienziati.

I risultati di una recente ricerca hanno portato gli psicologi a metterci in guardia da quella che hanno rinominato come “amnesia digitale”, patologia che consiste nel credere che la propria versione virtuale dei fatti sia quella vera, dimenticando ciò che è realmente accaduto. Mentendo sui propri profili Facebook e Twitter, gli utenti possono riscrivere i propri ricordi. Quasi la metà degli intervistati, del resto, ha dichiarato di soffrire di paranoia, tristezza e vergogna perché incapaci di essere davvero all’altezza dell’immagine che danno di sé online.

L’attitudine a mettersi in mostra sui social media è risultata rappresentare, dunque, una pericolosa forma di erosione della nostra identità: il Dottor Richard Sherry, psicologo e fondatore della Società per la Neuropsicanalisi, afferma che “La nostra necessità di documentare e condividere le nostre vite fa parte della nostra natura, ma i pro e i contro dei social devono essere ben compresi da chi li usa. L’aspetto più sconcertante, in questo senso, è quando si arriva a negare l’autenticità di chi siamo al punto da non riconoscere più noi stessi, la nostra esperienza, la nostra voce, la nostra memoria e il modo in cui ci concepiamo”.

Quest’ultima ricerca, commissionata dal social network online Pencourage, ha mostrato che il 68% dei partecipanti abbellisce, esagera o inventa del tutto nel momento in cui documenta la propria vita sui social. Un atteggiamento pericoloso soprattutto per quel 16% di età compresa tra i 18 e i 24 anni che hanno ammesso che i propri ricordi sono stati assolutamente compromessi.

Una ricerca di poco precedente ha altresì messo in luce che le cose su cui la gente mente di solito corrispondono a ciò che si sta facendo (fingendo di essere fuori quando in realtà si è a casa da soli), le proprie relazioni interpresonali, le vacanze e la propria carriera. Le ragioni di tutto questo? La paura di sembrare noiosi e l’invidia nei confronti degli altri post, più interessanti dei propri.

Si tratta, perciò, di un atteggiamento patologico che può favorire l’insorgere di implicazioni pericolose: “Molti sono gli studi che hanno dimostrato che anche soltanto immaginare un evento della propria infanzia contribuisce a far credere fermamente che quell’episodio sia davvero accaduto in passato – continua il Dottor Sherry – I ricercatori hanno dimostrato quanto i falsi ricordi possono formarsi attraverso il semplice uso del linguaggio“.

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