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Famoso in tutto il mondo e simbolo di eccellenza della nostra penisola all’estero, il quartiere newyorkese di Little Italy è a rischio di estinzione.

Situato nella parte meridionale della città di Manhattan accanto a Chinatown, il distretto è stato fondato dagli italiani che fra il 1870 e i primi decenni del XX secolo furono costretti a scegliere la via dell’emigrazione per trovare lavoro e migliorare le proprie condizioni di vita.

Ma già dagli anni ’50 il quartiere ha cominciato ad essere abbandonato dai residenti – che all’inizio dello scorso secolo avevano raggiunto la cifra di quasi diecimila abitanti – e in contemporanea si è allargata la presenza della comunità cinese e i confini del loro distretto. E sarebbe proprio questo cambiamento demografico una delle cause della scomparsa del quartiere storico di Little Italy.

Non l’unica però. Un’altra motivazione è quella economica: i costi degli affitti di ristoranti e locali del distretto sono diventati davvero eccessivi per i negozianti, che non potendo più pagare sono costretti ad abbandonare le loro attività e cercare lavoro altrove.

Si parla di cifre quali 34 mila dollari al mese chiesti al ristorante ‘Umberto’s Clam House’ o i 64 mila da pagare per il ‘Giovanna’s’ o ancora del canone mensile di 50 mila dollari necessario per poter mantenere il locale che ospita il ristorante ‘S.P.Q.R.’. Cifre esorbitanti, impossibili da racimolare per qualsiasi negoziante onesto e appartenente alla medio-piccola borghesia.

La conseguenza più ovvia è stata la chiusura, solo nell’ultimo anno, di ben 8 ristoranti e il declassamento del numero di isolati del quartiere che da 50 che erano sono diventati all’incirca 3, tutti concentranti lungo la Mulberry Street.

E l’amara conclusione – tratta direttamente dalle parole di Ianniello, presidente dell’associazione commercianti di Little Italy – all’Ansa non può essere che una: “Non si potrà ricostruire Little Italy. Se ce ne andiamo non torneremo più”.

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