Il momento più imbarazzante dell’edizione di Miss Universo di quest’anno non è stato tanto quando il presentatore Steve Harvey ha nominato la vincitrice sbagliata in diretta televisiva, no. La cosa più grottesca, in realtà, è che nel 2015 esistano ancora concorsi di bellezza con reginette che sfilano in bikini, nell’intento di vincere una fascia e una corona. Questa è la cosa veramente imbarazzante.

Che Harvey non sia riuscito a distinguere una bella donna dall’altra è quasi poetico, perché nel corso di spettatoli come anche Miss Italia o Miss America, le donne non sono considerate come esseri individuali. Sono letteralmente delle figure simboliche, prive di nome, dato che non sono indicate se non con quello dello Stato di provenienza: in sostanza, è una prospettiva da cui le donne sono viste come esseri interscambiabili la cui unica ambizione è quella di diventare l’oggetto più luccicante sul palco.

Questo genere di competizioni antiquate costituiscono un promemoria che ci ricorda cosa non vogliamo per le donne, cosa non dovrebbe proprio aver spazio un domani per quanto riguarda il futuro della donna. I contest di bellezza, del resto, sono forse qualcosa di più della mera possibilità di ammiccare tutte in tiro, di svestirsi, di mettere le une contro le altre le concorrenti o addirittura di ridicolizzarle? Nonostante si dica da tempo che programmi come Missa America provvedano a fondi per l’educazione femminile, la verità è che offrono una parte di questo denaro a loro disposizione sono per poter affermare di farlo. Anche le donne che partecipano alle gare di bellezza, del resto, sono più propense a spendere i propri soldi nella loro scalata verso la vittoria, piuttosto che nella loro formazione: basti pensare agli abiti, ai capelli, al make-up.

I concorsi di bellezza in sé, oltre ad essere delle insulse competizioni in costume da bagno, presentano politiche e regole che mettono le donne nella condizione di dipendere completamente dalla propria sessualità e dall’abilità di esibirsi secondo dei rigorosi modelli di femminilità. Figurarsi che solo nel 1999 Miss America riuscì finalmente a fare uno stappo alla regola, eliminando la clausola che escludeva le concorrenti che erano divorziate o che avevano abortito.

E nel 2002, Miss North Carolina, Rebekah Revels, fu costretta a restituire la corona perché era venuto fuori che il suo ragazzo le aveva scattato delle foto in topless, così come Miss Kentunky, Tara Conner, divenne un personaggio scandaloso perché andava a ballare, beveva qualche drink e forse si concedeva qualche scappatella sessuale. Come avranno mai osato?

Il co-proprietario del programma Miss USA, Donald Trump la perdonò pubblicamente e la mandò in riabilitazione: “Ho sempre creduto nelle seconde possibilità“, disse all’epoca. Poco dopo, la stampa riportò che proprio Trump stava prendendo in considerazione l’idea di dare il suo benestare perché la Conner posasse su Playboy: perciò, mostrare il tuo corpo è qualcosa di accettabile, ma solo se lo dice un uomo.

Nonostante tutti i progressi che le donne hanno fatto nel corso degli anni, ci sono ancora troppe cose che ci ricordano quant’altro c’è da fare, sebbene talvolta si tratti delle stesse problematiche che si affrontavano decine di anni fa. Perché, a quanto pare, c’è ancora chi dopo anni e anni non si rende conto che i concorsi di bellezza sono evidentemente degli spettacoli retrogradi e misogini, e nulla di più.

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