Gestire lo stress è ciò che più incide sulla durata della vita e imparare a farlo potrebbe persino allungarne il corso: a stabilirlo sono i ricercatori della Brandeis University di New York che, grazie a una serie di test, sono riusciti a risalire al nesso esistente tra le persone tendenzialmente tolleranti verso se stesse e il danno fisico causato loro dallo stress. Il segreto per una vita lunga e felice – affermano – sta nel darsi tregua: è quanto si evince dalla loro scoperta, che ha messo in luce il fatto che gli individui con un atteggiamento più comprensivo nei propri confronti presentano meno infiammazioni dovute allo stress.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “Brain, Behavior and Immunity” potrebbero favorire lo sviluppo di tecniche per ridurre lo stress e aiutare a migliorare lo stato di salute di ciascuno di noi: lo stress mentale è, infatti, in grado ripercuotersi al livello fisico, provocando risposte biologiche non dissimili da malattie e infortuni – tra cui si annoverano anche le infiammazioni. Un dato significativo se si considera che, mentre le infiammazioni regolari prevengono le infezioni e stimolano la guarigione, le infiammazioni irregolari possono condurre a disturbi cardiovascolari, al cancro e all’Alzheimer.

Lo studio, condotto dal professore di psicologia Nicolas Rohleder e dal suo team di dottorandi e laureandi, ha mostrato come le persone dotate di maggiore tolleranza verso se stesse non solo non si facciano carico dello stress che dipende da fattori esterni (si prenda il classico esempio del traffico, notoriamente snervante), ma preferiscano anche metter una pietra sopra ai litigi piuttosto che covare rancore per giorni e giorni.

Durante i test, il dottor Rohleder ha chiesto ai 41 esaminati di specificare se si sentissero più o meno concordi con affermazioni del tipo “Cerco di essere comprensivo e paziente rispetto a degli aspetti della mia personalità che non amo” e “Disapprovo e critico i miei difetti e le mie manchevolezze”.
I partecipanti sono stati tenuti, poi, a sottoporsi a uno specifico “stress test” per due giorni: dopo il primo, il grado di tolleranza nei confronti di se stessi si mostrava alto, mentre bassi risultavano i livelli di interleuchina 6 (IL-6), l’agente infiammatorio legato allo stress; dopo il secondo, la tolleranza era calata e i livelli di interleuchina 6, invece, aumentati – a dimostrazione del fatto che molti subissero le conseguenze dello stress accumulato il giorno prima.

La ricerca mostra, pertanto, quanto velocemente lo stress possa accumularsi e quanto un quotidiano fattore di stress, apparentemente modesto, possa avere comunque un notevole impatto sulla salute di una persona sprovvista di strategie per gestirlo.
Fortunatamente, saranno proprio queste scoperte a permettere ai ricercatori di sviluppare nuovi metodi per ridurre lo stress e i disturbi ad esso legati, non solo lenendo le ripercussioni negative, ma anche incoraggiando a un atteggiamento di maggiore comprensione nei propri stessi confronti.

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