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Quando immaginiamo la nostra vita generalmente vediamo una carriera, viaggi, avventure con gli amici, divertimenti, un matrimonio e una famiglia tutta nostra. Tutto che si avvera gradualmente, ogni cosa a tempo debito. Ma non per tutte va così. Nel mondo infatti, secondo quanto dichiarato dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), circa 13.5 milioni di ragazze sotto i 18 anni sono costrette a sposarsi con uomini molto più grandi di loro. Ed è questo che Amnesty International combatte.

A tutte le bambine costrette a delle unioni forzate viene negata l’infanzia e i diritti umani fondamentali. Spesso, infatti, sono soggette ad abusi, violenze e sfruttamento. Rimangono incinte quando sono ancora nel pieno dell’infanzia e vengono allontanate dalla famiglia di origine, dagli amici e da ogni membro della società. Le tristissime conseguenze si possono a malapena immaginare ma basti pensare che alcune di loro preferiscono uccidersi piuttosto che subirle.

Per contrastare questo fenomeno Amnesty ha dato il via ad una forte campagna di sensibilizzazione: ‘Mai più spose bambine’. Pochi giorni fa a Roma, di fronte al Pantheon, è stato simulato un matrimonio. Gli ‘sposi’ erano Paolo, 47 anni, e Giorgia, 10 anni. E tutti gli ‘invitati’, passanti ed attivisti di Amnesty International Italia, si sono raccolti attorno agli sposi per difendere le bambine da ogni forma di violenza.

Il fenomeno delle spose bambine, oltre che essere riprovevole dal punto di vista umano, viola i principi della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Per contrastarlo associazioni come Amnesty e Unicef cercano di prevenire i matrimoni forzati attraverso opere di sensibilizzazione a livello locale e spingendo le autorità dei luoghi in cui è una pratica radicata a legiferare per proteggere i minori.

Ma dov’è che i matrimoni forzati che coinvolgono i minori avvengono più spesso? Ad alimentare questo fenomeno è sicuramente la povertà. Si tratta quindi di paesi come Yemen, Siria, Giordiania, Iran, Burkina Faso. I tassi più elevati si registrano nell’Asia meridionale e nell’Africa subshariana.

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